Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post

giovedì 2 aprile 2015

d: video



"Un piccolo film sulla felicità"

In grazia di Dio è un film del 2013, diretto da Edoardo Winspeare. In una piccola località del Salento, una famiglia deve chiudere la piccola fabbrica di proprietà e affrontare una realtà opprimente, soffocata da debiti. Venduta la casa, quattro donne dal futuro compromesso devono rifugiarsi nella masseria abbandonata di campagna. Il luogo che inizialmente sembra il simbolo della loro caduta, pian piano apre invece a una nuova opportunità e al recupero di uno stile di vita tanto nuovo quanto in fondo vecchio: la coltivazione della terra e il baratto. Girato con un budget " casalingo " e recitato da  attori  non sono professionisti. 




http://www.ingraziadidio.it

lunedì 3 settembre 2012

Zèlia Gattai


Zélia Gattai

São Paulo 1916 - Salvador 2008

Scrittrice, memorialista e fotografa, Zélia Gattai ama definirsi “contadora de histórias” (raccontatrice di storie) e pubblica 11 libri di memorie, 3 favole, 1 romanzo e una fotobiografia. Nasce a São Paulo, nipote e figlia di emigranti italiani, “liberi pensatori” che hanno attraversato l’oceano alla ricerca di una vita migliore portando con sé i loro ideali. Il padre Ernesto Gattai è meccanico e appartiene a una famiglia toscana che alla fine del secolo XIX partecipa al sogno della Colonia Cecilia, un esperimento socialista e anarchico, voluto da Giovanni Rossi, nel Paraná. La madre, Angelina da Col, è operaia ed è di una famiglia veneta cattolica giunta in Brasile per lavorare nelle piantagioni di caffè, dopo l’abolizione della schiavitù, avvenuta nel 1888. Ultima di cinque figli, Zélia trascorre l'infanzia e l’adolescenza in mezzo alle prime manifestazioni operaie e anarchiche nei quartieri degli immigrati. Insieme ai genitori partecipa alle riunioni politiche nei locali delle Classi lavoratrici ove vende i giornali socialisti «La Difesa» e «La lanterna».
Durante la dittatura di Getulio Vargas, suo padre viene gettato in carcere e torturato, con l’accusa di essere un sovversivo. Quando ne esce, la sua salute è minata a tal punto che muore di febbre tifoide nel 1940, all’età di 54 anni. «Tu sei la mia speranza» dice alla figlia. Ciò spinge Zélia a impegnarsi ancor più e a lottare per la giustizia. Nel maggio 1945 partecipa ai movimenti per i diritti sociali e collabora alla preparazione dei comizi per l’amnistia dei prigionieri politici. In questa occasione conosce lo scrittore Jorge Amado che già è molto noto e ha patito il carcere e l’esilio per l’impegno nella sinistra brasiliana. I suoi libri sono stati sequestrati e bruciati nella pubblica piazza. Zélia li ha letti tutti. Considera Jorge un uomo coraggioso e pieno di fascino. L’amore tra i due nasce con la complicità di una canzone di Dorival Caymmi, amico di Jorge e con una singolare dichiarazione di amore, alla quale assiste un illustre amico: Pablo Neruda. Inizia così la loro vita in comune e Zélia collabora con Jorge occupandosi della revisione dei testi dei romanzi. Lo sostiene anche nella campagna elettorale come deputato alla Camera federale, ove viene eletto nel 1946: rimangono memorabili le leggi da lui proposte sul diritto d’autore e la libertà di religione. La coppia trasloca a Rio de Janeiro dove l’anno successivo nasce il figlio João Jorge, ma quando il partito comunista (PCB) viene dichiarato illegale, Zélia è costretta all’esilio con la sua famiglia. Dal 1948 al 1952 vive a Parigi (frequenta il corso di Lingua e Civiltà Francese alla Sorbonne) e poi si trasferisce con Jorge in Cecoslovacchia ove nasce Paloma Amado, la seconda figlia. In questo periodo inizia l’amicizia con intellettuali e artisti come Pablo Picasso, Nicolas Guillén, Jean Paul Sartre, Anna Seghers e Simone de Beauvoir con la quale stringe un’amicizia che durerà nel tempo. Scrive Simone de Beauvoir (La forza delle cose): «Per Zélia provai una simpatia immediata. Lei doveva alla sua origine italiana una natura e una freschezza giovanili, aveva molto carattere e comunicativa, uno sguardo acuto, la lingua pronta. Trovai molto tonica la sua presenza, anzi è una delle poche donne con le quali abbia riso!». Durante l’esilio Zélia si dedica all’arte della fotografia e registra ogni momento importante della vita dello “scrittore di Bahia”. Quando torna in Brasile, insieme a Jorge abita a Rio de Janeiro e, pur non essendo iscritta al PCB, ne è militante: viene designata per la raccolta dei fondi e organizza, anche nelle favele, seminari nei quali racconta l’esperienza vissuta durante l’esilio. Rimane comunque e sempre una “libera pensatrice”. Nel 1963 insieme ai figli e a Jorge sceglie di vivere a Salvador, nel quartiere di Rio Vermelho e qui rimane fino alla morte di Jorge, avvenuta nel 2001. «Per 56 anni Jorge Amado é stato mio marito, il mio maestro, il mio amore». Questa frase Zélia Gattai ama ripeterla in tutti i discorsi ufficiali. La famosa casa, piena di ricordi e oggetti acquistati in ogni parte del mondo, sta per divenire oggi un Memoriale aperto al pubblico. In quella casa entrarono persone comuni e amici illustri del mondo intero come Frida Kahlo, Diego Rivera, Lina Wertmuller, Marcello Mastroianni, Sofia Loren. Zélia esordisce come memorialista nel 1979, all’età di 63 anni, con il libro Anarchici grazie a Dio, nel quale scrive i ricordi legati ai genitori, alla sua infanzia e adolescenza ricche di avvenimenti legate alla vita degli emigranti italiani a São Paulo agli inizi del Novecento. È un grande successo con 200.000 copie vendute in Brasile. Rete Globo ne ricava una fortunata miniserie diretta da Walter Avancini. Da questo momento in poi, utilizzando un linguaggio diretto e intriso di emozione, Zélia racconta le incredibili memorie sue, della famiglia Gattai, della famiglia Amado e di tanti amici. Fra le sue opere ricordiamo Un cappello da viaggio (1982), il libro di fotografie Reportagem incompleta (1987), con traduzione in francese a cura di Pierre Verger, Giardino d’inverno (1988), Chão de meninos (1992), La casa di Rio Vermelho (1999), Città di Roma (2000), Jonas e a sereia (2000), Códigos de família (2001), Jorge Amado um baiano sensual e romântico (2002), Vacina de sapo e outras lembranças (2005), Cronaca di una innamorata (2007).
La materia prima di quasi tutta l’opera letteraria di Zélia è la sua stessa memoria che le permette di riscattare un secolo di vita delle sue radici familiari attraverso uno stile semplice e preciso. Dalle narrazioni emerge una vitalità contagiante, un canto di amore alla vita, sì, aspra e piena di ostacoli, ma fatta per essere vissuta con generosità, affrontata senza alcun senso drammatico.
«Continuo a trovare grazia nelle cose e nelle persone. Continuo ad avere curiosità della vita e mi sento immune dalle amarezze e dai rancori».
Anche per questa qualità della sua persona e della sua scrittura Zélia viene considerata oggi la più grande memorialista brasiliana ed è di fondamentale aiuto nella ricostruzione dell’emigrazione italiana a São Paulo fra Otto e Novecento.
Sue sono le fotografie più importanti che esistono oggi di Amado: 30.000 negativi circa si trovano nella Fondazione Casa de Jorge Amado, la casa azzurra di quattro piani nel centro storico di Salvador, polo culturale amorevolmente diretto dalla poetessa Myriam Fraga che ospita il fondo Amado e il fondo Gattai. Nel 2002 Zélia entra a far parte dell’Accademia Brasileira di Letras di Rio, di Salvador e di Ilhéus.
La sua carriera letteraria è costellata di successi e riconoscimenti internazionali (Commendatore di Arti e Lettere in Francia, il Gonfalone d’Argento della Regione Toscana; il grado di Grande Ufficiale della Stella della Solidarietà italiana, concessole dal Presidente Giorgio Napolitano nel 2007 e consegnato da Michele Valensise, ambasciatore d’Italia in Brasile; la Laurea Honoris Causa presso la Universidade Federal da Bahia).

Fonti, risorse bibliografiche, siti
Zélia Gattai, Anarchici, Grazie a Dio Milano, Sperling & Kupfer 2002
Zélia Gattai, Un cappello da viaggio Milano, Sperling & Kupfer 2006
Antonella Rita Roscilli, Zélia de Euá, Rodeada de Estrelas Salvador, Casa de Palavras 2006
Fondazione Jorge Amado (sito ufficiale)

Antonella Rita Roscilli

www.enciclopediadelledonne.it



martedì 17 luglio 2012

Nellie Bly



Elizabeth Jane Cochran, soprannominata "Pink" (Cochran's Mills, Pennsylvania, 5 maggio 1864 – 27 gennaio 1922), è stata una giornalista statunitense, una delle prime giornaliste investigative, ha creato il genere del giornalismo sotto copertura, meglio conosciuta sotto lo pseudonimo giornalistico di Nellie Bly. Sembra che in seguito abbia cambiato il proprio nome in Cochrane . Affronta temi scottanti stimolando con clamorosi reportage processi di riforma sociale . Crea il moderno giornalismo investigativo: rivela la terribile condizione dei manicomi ( si fa internare ) , denuncia la corruzione del parlamento, si batte per la riforma delle carceri ( si fa incarcerare) , combatte il commercio di neonati ( ne compra uno per avere le prove) , palesa la realtà delle fabbriche , del lavoro minorile , della prostituzione , dell'alcolismo rischiando l'incolumità e la reputazione.
Ha 25 anni quando il 14 novembre 1889 partì da New York per il suo viaggio di 40.000 chilometri."Settantadue giorni, sei ore, undici minuti e quattordici secondi dopo la sua partenza da Hoboken" (25 gennaio 1890) Nellie arrivò a New York. Un record all' epoca per la circumnavigazione della terra, anche se venne migliorato pochi mesi dopo da George Francis Train, che completò il viaggio in sessantadue giorni. Nel suo viaggio visitò Regno Unito, Giappone, Cina, Hong Kong, e anche Amiens, Brindisi, Colombo, e San Francisco. Fu inoltre la prima donna a viaggiare attorno al mondo senza essere accompagnata ovunque da uomini e divenne un modello per le donne di ogni dove.
Accolta in maniera trionfante a New York racconta il suo tour in maniera piacevole e divertente , non nascondendo difficoltà errori e fatiche della sua impresa . Morirà all'età di 57 anni di polmonite. A Brooklyn c'è un piccolo parco di divertimenti che porta il suo nome e che ha come tema Il giro del mondo in 80 giorni.

Nellie Bly " Il giro del mondo in 72 giorni " Mursia 2007

lunedì 2 aprile 2012

D:video



Tawakkul Karman (Ta'izz, 7 febbraio 1979) è una politica e attivista yemenita, membro del partito politico al-Tajammuʿ al-Yamanī li-l-Iṣlāḥ .Nel 2011 ha ricevuto assieme alle liberiane Ellen Johnson Sirleaf e Leymah Gbowee il Premio Nobel per la pace "per la loro battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell'opera di costruzione della pace".
Karman è stata spesso arrestata per le sue proteste a favore della libertà e della democrazia. Ha dormito più volte nell’occupata Piazza della Libertà della capitale Sana’a ed è diventata un modello per i manifestanti . Portava fino a qualche anno fa il niqab (il velo totale delle donne musulmane che copre tutto il corpo a eccezione degli occhi), poi è passata al velo hijab, che le lascia il volto scoperto: un gesto inusuale nel suo paese, per essere un esempio per le donne yemenite . Karman ha organizzato manifestazioni in Yemen per innalzare l’età minima in cui le donne possono sposarsi, poi fissata a 17 anni.

giovedì 8 marzo 2012

Maria la coraggiosa




"Tre anni fa la gente aveva un’idea molto chiara del futuro dell’Afghanistan Ora non più . La nuova costituzione afghana entrata in vigore nel 2004, ha proclamato pari diritti tra uomini e donne, ma ad oggi molti giudici danno preminenza ad un’interpretazione estremamente conservatrice della legge islamica, la Shari’a."



Prima donna procuratore generale nella storia dell' Afghanistan , Maria Bashir si batte da sempre per difendere donne troppo spesso vittime di ingiustizia e violenze.

Per il suo impegno nella difesa dei diritti delle donne è diventata un punto di riferimento e una speranza concreta per molte sue connazionali. Si è laureata in legge all’università di Kabul, durante il regime talebano ha tenuto clandestinamente dei corsi scolastici per giovani ragazze e quando è diventata assistente procuratore si è distinta nelle indagini sulla morte della poetessa Nadia Anjuman. Grazie alle testimonianze delle amiche della poetessa, Bashir riuscì a dimostrare che il marito di Anjuman la picchiava per i suoi scritti sull”oppressione delle donne afghane. Lo indagò con l’accusa di omicidio, lui confessò solo l’aggressione (alla fine la morte di Nadia Anjuman fu classificata come suicidio) ma il solo fatto di essere riuscita a metterlo sotto accusa le valse il rispetto per il coraggio dimostrato.



(foto scioccante di Aisha, 18 anni, mutilata dai Talebani)


L’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei diritti delle donne ha stimato che tra il 70 e l’ 80 per cento delle donne afgane sono costrette a sposarsi prima dell’età legale, stabilita a 16 anni. Più del 60 per cento sono vittime di abusi fisici da parte delle famiglie. Gli uomini possono prendere più mogli, ma per le donne colpevoli di sesso fuori dal matrimonio la punizione secondo il Corano è la lapidazione, che può ancora accadere oggi.
Una donna afghana può chiedere il divorzio solo se ha testimoni da portare in tribunale per dimostrare casi di abusi o negligenze. Anche allora, il consenso del marito è necessario per finalizzare il divorzio. In tal caso gli uomini ottengono automaticamente la custodia dei figli di età superiore ai sette anni, per i ragazzi, e nove anni per leragazze. Le donne preferiscono la morte piuttosto che essere separate dai loro figli , ecco perché tante donne scelgono il suicidio.
Maria Bashir si batte perché tutto questo finisca e la costituzione afghana venga effettivamente rispettata. Invita le donne a rivolgersi al suo tribunale per denunciare i casi di abusi.
fonte:http://www.iljournal.it





CATENE D'ACCIAIO
Quante volte è stata tolta dalle labbra
la mia canzone e quante volte è stato
azzittito il sussurro del mio spirito poetico!
Il significato della gioia è stato
sepolto dalla febbre della tristezza.

Se con i miei versi tu notassi una luce:
questa sarebbe il frutto delle mie profonde immaginazioni.
Le mie lacrime non sono servite a niente
e non mi rimane altro che la speranza.

Nonostante io sia figlia della città della poesia,
i miei versi furono mediocri.
La mia opera è come una pianta priva di cure,
da cui non si può pretendere molto.

Nell’archivio della storia,
questo è tutto ciò che mi rappresenta.
Nadia Anjuman




venerdì 16 dicembre 2011

Carmen. Le ragazze Rom di Nisida-al Caffe' Florian




E' arrivata alle battute finali la stagione artistica e culturale del Caffe' Florian di Piazza San Marco a Venezia. A chiudere l'anno e' la mostra 'Carmen. Le ragazze Rom di Nisida'. Nella Sala Liberty del Caffe' piu' antico del mondo e' possibile ammirare alcune opere realizzate, sotto la guida dell'artista napoletano Bruno Fermariello, da alcune ragazzine Rom detenute presso il penitenziario minorile di Nisida. Ragazze che nei mesi scorsi hanno imparato a maneggiare colori e pennelli producendo disegni incentrati sulla figura della mitica Carmen.



L’eterno mito dell’amore cieco, dedizione e perdizione, eros, demoniaco e morte, incarnato nella figura di Carmen, nata nel 1845 dalla penna del drammaturgo francese Posper Merimèè, e raccontato in musica nella celebre opera di Georges Bizet, approda all’Istituto Cervantes di Napoli, grazie ad un laboratorio artistico pensato e realizzato dall’artista Bruno Fermariello, presso il Centro di detenzione minorile di Nisida.


Il risultato sono 12 opere a tempera su carta, che si potranno ammirare al Caffe' Florian fino all'8 gennaio, creando un ponte ideale con il nuovo anno. "Credo che i lavori di queste piccole artiste Rom- sottolinea Andrea Formilli Fendi, presidente del Caffe' Florian - trasmettano a tutti un messaggio importante in questi tempi difficili: gli artisti devono riappropriarsi dell'arte e, liberi dai condizionamenti del mercato, farla divenire strumento per aiutarci a comprendere meglio e, se possibile, migliorare il nostro futuro."




mercoledì 14 dicembre 2011

Donne Donne Donne


Trenta artiste della Collezione Remotti propongono un discorso forte sull'identità femminile


Donne Donne Donne è il titolo della nuova mostra alla Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti di Camogli (Ge), fino al 18 marzo, che raccoglie opere di una trentina di artiste della Collezione. Per questa occasione la direttrice Francesca Pasini ha scelto di mettere in dialogo il linguaggio dell'arte visiva e quello del teatro con la rappresentazione de Le serve di Jean Genet, con la regia di Emanuela Rolla, che è anche una delle interpreti insieme a Margherita Remotti e Gabriella Fossati.


La scelta delle opere dalla collezione Remotti abbina il tema del corpo a interpretazioni dei luoghi che raccontano lo sguardo delle donne e la loro guadagnata presenza nella storia dell'arte contemporanea. Si percepisce un discorso forte sull'identità femminile, particolarmente attuale oggi, in cui il corpo viene utilizzato come status symbol del potere politico, economico, mediatico.
Le donne artiste lo avevano previsto, capito e raccontato in tantissime forme di cui si intende dare qui testimonianza.
info:www.levantenews.it.


In mostra vi saranno anche Marzia Migliora, Paola Pivi, Sylvie Fleury, Katharina Fritsch, Florence Henri, Candida Höfer, Hannah Starkey, Laurie Simmons, Christine Erhard, Janieta Eyre, Chantal Joffe, Dacia Manto, Tracey Emin, Annette Messager, Anna Gaskell, Raffaella Nappo, Paola Mattioli, Ann Lislegaard, Moira Ricci, Silvia Levenson, Liliana Porter, Traslochi Emotivi


D. foto



La forza “en rose”. È il messaggio che unisce i dodici mesi del nuovo calendario “Donne che vincono” promosso da Anmil, Inail e Miss Italia. Gli scatti, tutti in bianco e nero, sono della fotografa Tiziana Luxardo e ritraggono alcune donne colpite da un infortunio sul lavoro, che hanno saputo trionfare nella loro vita grazie a una forte determinazione. Come nel caso dell’avellinese Monica Di Martino, protagonista del mese di marzo. In ogni immagine le lavoratrici sono affiancate da dodici Miss, tra cui le napoletane Valentina Cammarota, Dalila Pasquariello e Sophia Sergio. Il calendario, sarà distribuito gratuitamente a fine novembre (info e prenotazioni su www.anmil.it).
(alessandro vaccaro)


domenica 13 novembre 2011

La baronessa ed i suoi quadri

Maria Lùcia è nata a Pindamonhangaba (di cui è divenuta cittadina onoraria), città del Brasile sita a circa cento Km da San Paolo. Laureatasi in Pedagogia , si trasferisce a Parigi dove prosegue negli studi seguendo corsi all´Università della Sorbona ed entrando nel mondo della moda. A Parigi fonda il "Paris Tour Eiffel" sotto l´egida dei Lyons  Club, ed è nominata Membro d´onore del  Lions  Club  Paris Doyen de France. Sempre oltr’alpe crea e organizza delle Soirée Brasilienne al Pavillon Dauphine, che diviene in breve tempo la serata più importante nel caleidoscopio del Jet Set di Parigi.
Si trasferisce a Milano nel 1984.
Si dedica alla pittura utilizzando materiali particolari e mai usati prima d´ora, come: alcantara,, argento, oro zecchino in foglia utilizzando una tecnica mista e inedita nel mondo dell’arte
Molti dei suoi soggetti si riferiscono al mondo della sua infanzia brasiliana e dall´ispirazione che in lei suscita tutto il mondo femminile e la sua sensualità, del quale riesce a scorgere gli angoli più segreti e spirituali.

Oltre alla pittura la Baronessa a Milano si dedica a molte opere sociali e diviene creatrice ed organizzatrice de Il Dono dell’Umanità, riconoscimento (giunto alla quinta edizione) che ogni anno attribuisce un premio a 12 soggetti che si siano resi meritevoli di particolari opere benefiche e sociali.

Scrive Giorgio Falossi: " E´ il disegno che si arricchisce di fantasie, è la gestualità che si riempie di colore, così come di bellezze femminili e di ornamenti vari e splendenti di una vita fatta di momenti di gaia giovinezza. Nella sua pittura scopriamo come il colore dia vita alla luce che inonda composizioni dove il bianco ghiacciato si alterna con il rosso tizianesco e tutto si rifrange negli occhi di una creatura. Perché  Maria Lucia Soares dà agli occhi la possibilità di esprimere il senso della vita, mentre la rappresentazione del corpo ne rilancia il piacere. Un linguaggio che ha il dono di creare la grande armonia dell´essere." (Giorgio Falossi).Presidente della Casa Editrice “Il Quadrato”,uno dei piu noti critici d’arte di Italia.

www.baronessasoares.com

mercoledì 9 novembre 2011

Domani il sole dovrà camminare da solo-Nahui Olin




"Non ho rimpianti. Non farei altro che ciò che ho fatto. E amerei gli stessi cabrones che ho amato, perché finchè è durato l’amore non ho avuto il tempo di chiedermi come si sarebbero comportati un domani. E amerei gli stessi caballeros, perché per quanto effimera sia stata l’emozione e per quanto crudele il distacco, la morte che me li ha tolti non mi ha strappato di certo il ricordo, né ha potuto annullare il vissuto. Perché l’amore che ho vissuto non me lo può togliere nessuno, neppure tu, Pelona, la Gran Calavera Sonriente..." ( dal  libro di Pino Cacucci)


Una bella donna, la più bella donna di Città del Messico quando a Città del Messico c’erano le più belle donne del mondo. Una donna che sfidava le convenzioni. Una donna che voleva amare ed essere amata. Una pazza donna illuminata dal sole.
Domani il sole dovrà camminare da solo, sono le ultime parole di Marìa del Carmen Mondragòn Valseca - in arte Nahui Olin
Leggendaria la storia di Nahui, figlia amatissima del generale Mondragon. Carmen mal tollera il conformismo vittimista della madre e l’ambigua rigidità del padre. Per uscire dalle maglie della famiglia, sposa senza passione il bel cadetto Manuel Rodriguez Lozano, tormentato bisessuale. Manuel ha da Carmen un figlio che muore infante in circostanze misteriose.
Dopo un lungo periodo in Europa e la morte del generale, Carmen torna in Messico e comincia a dipingere: ha relazioni con tutti gli artisti più inquieti di Città del Messico, scrive poesie, posa per i murales di Diego Rivera e per un grande fotografo come Edward Weston, e si lega all’umorale e violento pittore e vulcanologo Gerardo Murillo, in arte Dr Atl. Follia, morbosità, turbini di gelosia e sottomissione, sensi scatenati e affetti incatenati sono gli ingredienti che hanno fatto della love story di Gerardo e Carmen una torrida leggenda.
Personaggio straordinario di questa donna poi caduta nell’oblio. da forma e ritmo ad una grande storia di anime in rivolta contro il mondo e contro se stesse, anime dentro e fuori la Storia che hanno accarezzato un sogno di libertà così alto da essere imprendibile.




sabato 17 settembre 2011

Lathmar Holi'



L’Holi Lathmar è una sorta di carnevale indiano, le cui protagoniste sono le donne, tradizionalmente costrette ai margini nella società rurale, che girano per il villaggio picchiando gli uomini con lunghi bastoni; una breve ventata di follia che ribalta le gerarchie e spezza gli schemi sociali, almeno per un giorno.



giovedì 7 luglio 2011

Le figlie perdute della Cina


Una donna è come un sasso levigato e arrotondato dall’acqua e dal tempo. Il nostro aspetto esteriore viene modificato dal destino che ci è stato assegnato nella vita, ma niente può cambiare il cuore di una donna e il suo istinto di madre.
Xue Xinran


Una struggente inchiesta della scrittrice cinese Xue Xinran sulla “sparizione” di migliaia e migliaia di bambine in Cina, complici le ciniche politiche demografiche del regime politico.
Svela e racconta uno degli aspetti più terribili della cultura cinese, il fenomeno dell’abbandono, e in altri casi dell’uccisione, delle figlie femmine. I motivi principali che la giornalista individua già nell’introduzione sono tre: un sistema di distribuzione della terra che è rimasto immutato da più di duemila anni, e per il quale solo attraverso i figli maschi si può ottenere vantaggi; l’ignoranza in materia sessuale combinata al boom economico; infine, altrettanto importante, la politica del figlio unico, introdotta all’inizio degli anni Ottanta con lo scopo di controllare l’enorme esplosione demografica cinese.
Alla sofferenza delle madri, e al loro senso di colpa, fa da sfondo una realtà economica e sociale spaventosa, di cui l’occidente quasi nulla ha voluto sapere. Quella delle campagne cinesi, dove, ancora negli anni Ottanta e Novanta, la fame era uno spettro reale e nutrirsi un’impresa. Quello di orfanotrofi provvisori e senza né cibo né personale. Quella di un apparato statale indifferente al vissuto delle persone, fatto di burocrati, medici, levatrici che, pur non capendo, non osavano contravvenire alle regole e alla pesantissima censura.


Sembra un discorso antico, ci si chiede come possano esistere nel 2011 certi scenari, eppure in Cina (come in altre parti del mondo) i diritti delle donne sono ancora ignorati e calpestati.


Xue Xinran, Le figlie perdute della Cina, Longanesi 2011



mercoledì 29 giugno 2011

Da nord a sud alla ricerca di volti, storie

Nel mese di marzo 2011 è partito un camper molto particolare perchè non va in cerca di luoghi ameni ma ricerca volti e storie particolari come quella di Ursula – transessuale di Genova – oppure Piera e la sua casa fatta di mura ”trasudanti, unti, crepati, lividi, marcescenti, verminosi”. Numerose sono le città già attraversate dal camper e altre ancora saranno raggiunte, il viaggio è lungo…fino a marzo 2012. Tutto ciò rientra nel progetto denominato: Itaca. Storie d’Italia. Fatto per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Tale progetto è stato affidato al fotografo Giovanni Marrozzini.

Siamo sicuri che al termine di questo viaggio nei sentimenti, nell’animo umano verrà fuori una Italia non sempre “visibile” ma che pulsa e chiede giustizia una giustizia comprendente solidarietà, sensibilità. Forse, anzi sicuramente, dovremmo essere impegnati tutti noi a ricercare la suddetta giustizia.

www.itaca.me

giovedì 14 aprile 2011

Nan Goldin



Artista statunitense tra le più influenti del panorama internazionale.
Affermata come una delle maggiori esponenti di un'arte a favore di una identificazione completa tra arte e vita, osserva la parte trasgressiva e nascosta della vita della città con un approccio intimo e personale.
Il grande progetto artistico e di vita di Nan Goldin è di immortalare tutte le persone che conosce per le strade e nel sottosuolo delle metropoli. "Fotografare le persone che incontro è l'unico modo che ho per non perderle", il risultato è un monumentale diario visivo popolato da amici e amanti,ritratti in momenti di intimità, in serate nei bar e nei club, ma è anche un diario intimo della malattia, dell'AIDS, che negli anni 90' si porta via molti dei suoi amici.
La Goldin intende le foto che documentavano la vita quotidiana dei suoi amici sieropositivi in funzione di valenza sociale e politica, e come attivista di Act Up organizza la prima grande mostra sull'AIDS a New York nell'89.

Mara








domenica 27 marzo 2011

Kara walker






Kara Walker è afroamericana e si occupa di razzismo;
È femmina e lavora sulle questioni di genere, di emancipazione, sui rapporti di potere tra uomo e donna, ma non può non ricordare che «per lungo tempo il femminismo ha ignorato le donne nere. Quando è cominciata la battaglia per il diritto al lavoro – non quella attuale per la parificazione dei compensi, proprio la prima lotta perché alle donne fosse permesso di lavorare fuori casa – le donne di colore in realtà stavano lavorando già da secoli: lavoravano per le donne bianche».
Nell'arte in bianco e nero della Walker, il torto e la ragione si cercano nelle sfumature. Ci sono solo antieroi e antieroine, e la comprensione della verità filtra attraverso le ombre.
La sua opera appare unicamente e inconfondibilmente incentrata sulla realizzazione d'intensi cicli iconografici, nere silhouettes declinate e articolate in scala ambientale, che si stagliano nette sul bianco del contenitore espositivo, mettendo in scena il potere, le inquietanti e paradossali ottusità di razziali, sessuali, culturali prevaricazioni e sopraffazioni.

Kara Walker, A negress of noteworthy talent (25 marzo - 3 luglio)
Fondazione Merz - via Limoni 24 10141 Torino, Italia

Mara