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domenica 13 dicembre 2015

d: poesia






A      P.P.P.                             In nessun posto  

E così,
tu – come si dice – hai tagliato la corda.
In realtà, tu eri – come si dice – un disadattato
e alla fine te ne sei persuaso
anche se da sempre lo eri stato: Un disadattato.
I vecchi ti compativano dietro le spalle
pure se ti chiedevano la firma per i loro proclami
e i “giovani” ti sputavano  in faccia
perché fascisti come i loro baffi:
(già, tu glielo avevi detto, però
avevi sbagliato in un punto:
questi sono più fascisti dei loro baffi)
ti sputavano in faccia, ma ovviamente anche loro
ti chiedevano la propaganda per i loro volantini
e i soldi per le loro squadrette.
E tu non ti negavi, sempre ti davi e ti davi
E loro pigliavano e poi: “lui dà”
– bisbigliavano nei loro pettegolezzi –
“per amore di se stesso”. Viva, viva
chi ama se stesso e gli altri ama come se stesso.
Loro odiano gli altri come se stessi
e in tale giustizia magari si credono
di fondare una rivoluzione.
Loro ti rinfacciavano la tua diversità
dicendo con questo: l’omosessualità.
Difatti, loro usano il corpo delle femmine
come gli pare. Liberi di usarlo come gli pare.
Il corpo delle femmine è carne d’uso
ma il corpo dei maschi esige rispetto. E come no!
Questa è la loro morale. Se una femminella di strada
avesse assassinato uno dei loro
non la giustificherebbero perché immatura.
Ma in verità in verità in verità
quello per cui tu stesso ti credevi un diverso
non era la tua vera diversità.
La tua vera diversità era la poesia.
È quella l’ultima ragione del loro odio
perché i poeti sono il sale della terra
e loro vogliono la terra insipida.
In realtà, LORO sono contro-natura.
E tu sei natura: Poesia cioè natura.
E così, tu adesso hai tagliato la corda.
Non ti curi più dei giornali
– [la] preghiera del mattino – con le crisi di governo
e i cali della lira, e decretoni e decretini
e leggi e leggione. Io spero
che un’ultima sola grazia terrena ti resti ancora – per poco –
ossia ridere e sorridere. Che tu di là dove sei
– ma per poco ancora – di là, dal Nessun Posto
dove ti trovi ora di passaggio –
che tu sorrida e rida dei loro profitti e speculazioni e rendite accumulate
e fughe dei capitali e tasse evase
e delle loro carriere ecc.
Che tu possa riderne e sorriderne per un attimo
prima di tornartene
al Paradiso.
Tu eri un povero
E andavi sull’Alfa come ci vanno i poveri
per farne sfoggio tra i tuoi compaesani: i poveri,
nei tuoi begli abitucci da provinciale ultima moda
come i bambini che ostentano di essere più ricchi degli altri
per bisogno d’amore degli altri.
Tu in realtà questo bramavi: di essere uguale agli altri,
e invece non lo eri. DIVERSO, ma perché?
Perché eri un poeta.
E questo loro non ti perdonano: d’essere un poeta.
Ma tu ridi[ne].
Lasciagli i loro giornali e mezzi di massa
e vattene con le tue poesie solitarie
al Paradiso.
Offri il tuo libro di poesie al guardiano del Paradiso
e vedi come s’apre davanti a te
la porta d’oro

Pier Paolo, amico mio
Roma, 13 febbraio 1976


Elsa Morante 

domenica 9 febbraio 2014

d:poesia

Rick Bortnick 


È impossibile dire che razza di urlo sia il mio:

è vero che è terribile 
- tanto da sfigurarmi

i lineamenti rendendoli

simili alle fauci di una bestia - ma è anche,

in qualche modo, gioioso, tanto da ridurmi come

un bambino. 
È un urlo fatto per invocare l’attenzione di qualcuno 
o il suo aiuto; ma anche, forse, per bestemmiarlo.
È un urlo che vuol far sapere, in questo luogo

disabitato,

che io esisto,oppure, che non soltanto esisto,
ma che so.

È un urlo in cui in fondo all’ansia
si sente qualche vile accento di speranza:
oppure un urlo di certezza, assolutamente assurda,
dietro a cui risuona, pura, la disperazione.

Ad ogni modo questo è certo: che qualunque cosa
questo mio urlo voglia significare,
esso è destinato a durare oltre ogni possibile fine.


Pier Paolo Pasolini, Teorema, Garzanti, Milano (1968)

lunedì 24 ottobre 2011

P.P.P. - UN OMAGGIO A PIER PAOLO PASOLINI


In occasione della VI Edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, la Capitale rende omaggio a uno dei maestri del cinema italiano con la mostra "P.P.P. - UN OMAGGIO A PIER PAOLO PASOLINI". La rassegna sarà inaugurata il 26 ottobre presso lo Spazio Espositivo dell'Auditorium Parco della Musica e resterà aperta al pubblico dal 27 ottobre al 5 novembre.



Supplica a mia madre

E’ difficile dire con parole di figlio

ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,

ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere :

è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata

alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame

d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu

sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù.

Ho passato l’infanzia schiavo di questo senso

alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,

l’unica tinta, l’unica forma : ora è finita.

Sopravviviamo : ed è la confusione

di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico : non voler morire.

Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile.

Pier Paolo Pasolini



mercoledì 4 maggio 2011

L’incanto




L’incanto

La condanna pronunciata
contro di me nel ventre
della madre ingenua - mentre

al mondo era in fiore - suona
senza più darmi stupore.
Conto gli anni, i giorni, le ore
di un tempo che mi abbandona

senza che mai si disperda
l’incanto, l’atroce incanto.
Resta sempre al mio fianco
la morte, mentre io ancor verde

della recente nascita,
non entro nel tempo vero.
Nella mente un solo pensiero,
uno solo, che non lascia

mai incustodita: esploro e cado
nell’ombra del mio destino,
sempre più in basso, fino
al disonore, e non mi persuado

di peccare di troppo amore...

Pier Paolo Pasolini