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domenica 1 gennaio 2012

Più trasparenza, più fiducia, più donazioni

Più trasparenza, più fiducia, più donazioni è lo slogan dell’Istituto Italiano Donazione che il 30 novembre scorso a Milano ha presentato il Manifesto del “Giorno del dono” erano presenti numerose personalità operanti nel terzo settore, imprenditori e ricercatori universitari.

“L’atto donativo è l’esito di azioni, comportamenti, scelte che producono fiducia, condivisione e consapevolezza. Il dono - sottolinea Maria Guidotti, presidente dell’Istituto Italiano Donazione - è uno strumento di partecipazione, un’esperienza collettiva da diffondere. Proprio per questo abbiamo presentato per la prima volta al pubblico, in occasione della sesta Conferenza nazionale della donazione, il progetto di istituire il Giorno del dono con un apposito articolo di legge”.

Per avere più notizie visitate il sito: www.istitutoitalianodonazione.it

 

mercoledì 26 ottobre 2011

Vestiremo alla zingara…..

url “…Ho visto zingari felici…” recitava una canzone, a mio giudizio, non memorabile, e di rom voglio parlare in questo post, zingari stilisti non so quanto felici ma almeno provano ad essere completamente diversi a staccarsi dal solito clichè di rom scippatori.

Il progetto Zingarò è nato grazie all’Ente di formazione professionale delle Acli (ENAIP), e a un finanziamento della Regione Sardegna all’interno del bando “Ad altiora”. Tale progetto ha formato nove ragazze, tra i 18 e 35 anni ospiti di vari campi rom presenti a Carbonia, nel mondo della sartoria.

Le giovani stiliste hanno preparato venti creazioni che presenteranno in varie sfilate e dopo l’apertura di una sartoria a Carbonia  la loro idea è quella di creare il  marchio “Zingarò” che ricordi nei colori caldi e negli inserti in tessuto le origini nomadi.

Tutto il progetto è stato ripreso e ne seguirà un documentario che fa conoscere dal di dentro la vita della comunità rom e dall’altro sottolinea gli aspetti più importanti del lavoro di sarta: dal disegno alla scelta delle stoffe alle prove che riducono, anche da un punto di vista fisico, la distanza tra clienti e mondo nomade.

Anteprima del documentario su Vimeo.com

mercoledì 20 luglio 2011

la storia di un'ape speciale, l'Ape blu


Questa è la storia di un'ape speciale, l'Ape blu è un racconto ironico e poetico. Piccoli paradossi esistenziali vengono affrontati con la leggerezza della comicità . L’affascinante mondo delle api è il luogo-metafora in cui incontriamo un essere speciale, unico, un’ape che rispetto ai suoi simili stenta a trovare il suo ruolo. Un essere speciale e inutile in una società dove solo chi produce ha il diritto di vivere. Ma quando l’ape blu riuscirà a spiccare il volo ed affrancarsi dall’alveare allora la magia della vita le regalerà uno scopo ultimo, inatteso e misterioso. “Tutte le api ballano. O meglio, tutte le operaie bottinatrici. E la loro danza ha uno scopo ben preciso. Indicare alle altre api nell’alveare dove trovare il nettare da raccogliere. La loro danza ha un codice così preciso che le api possono dire quanto dista un fiore, in che direzione andare, l’odore del polline, il sapore del suo nettare e la quantità di sostanza zuccherina. Tutto questo è meraviglioso. Infine sorprenderà un gruppo di feroci calabroni intenti a progettare un invasione proprio nel suo alveare. Riesce così a ritornare a casa e salvare l'alveare dall'attacco dei calabroni grazie ad un'astuta trovata. Scoprirà così che “nella convivenza è forza la differenza”.
(Serena Di Blasio)


La constatazione della differenza può anche indurci a migliorare noi stessi. Una delle molle principali dell’apprendimento è l’imitazione dei comportamenti del mondo animale .
Di fronte a un problema comune, può darsi che più persone elaborino soluzioni diverse. Il confronto con la natura puo' dimostrarsi estremamente utile.

lunedì 21 marzo 2011

Dalle camicie di forza all’assistenza territoriale

 


28286_1135882573677_1725747811_242900_5539596_nFino al 1971 l’unica risposta per le persone che soffrivano di disturbi psichici erano i manicomi, internavano circa 120000 persone , l’80% delle quali entrava con ricovero coatto.
Pochissimi riuscivano a sentirsi meglio e a uscirne in breve tempo, i più diventavano “cronici”, “irrecuperabili” e restavano internati a vita, il numero di degenti di quell ’anno era oltre il doppio delle capacità di posti letto.
I manicomi negavano ogni dignità e diritto alla persona che soffriva, allontanavano e nascondevano chi aveva bisogno di aiuto,portavano alla morte civile del malato di mente, nei manicomi non finivano solo coloro con disturbi mentali ma anche anziani, disabili, tossicodipendenti, orfani o semplicemente persone scomode alla famiglia.
Dopo più di 25 anni dalla legge 180 del 78 il dato fondamentale emerso è che dai circa 100000 internati, senza assistenza pubblica nel territorio, si è passati a 60000 che sono in contatto con i servizi territoriali senza più manicomi. La legge 180 di Franco Basaglia sancisce la chiusura dei manicomi e l’assistenza territoriale per i malati di mente, si festeggia inoltre la fine delle camicie di forza,erano fatte di stoffa con legacci, utilizzate per decenni nei manicomi come mezzo di repressione, oggi reperto di museo.
Basaglia affermava che la miseria induce la sofferenza mentale, la miseria materiale ma anche spirituale ed esistenziale e aspirava ad un’organizzazione sanitaria con una rete di servizi preventivi.
La pratica dell’internamento è scomparsa solo in Italia e in altri pochi paesi, tutti gli altri, pur avendo ridotto i posti in O.P. e aumentato la risposta territoriale, continuano ad internare i casi più gravi. La presunta pericolosità del malato di mente ha sostenuto sempre l’ospedale psichiatrico separando pericolosità e malattia e la custodia dalla cura, bisogna però riflettere sul fatto che la persona che arriva all’ O.P. ha sopportato risposte mancate sia psichiatriche che assistenziali ed è questo il motivo della ormai grave patologia. Se non si pone attenzione a tutto ciò le camicie di forza rischiano di tornare con i meccanismi di esclusione sociale, con la contenzione nei luoghi ospedalieri e residenziali e con prolungati ricoveri coatti. Oggi nel caso di una persona pericolosa è applicabile il T.S.O., anche qui però bisogna porre la massima attenzione al rispetto della persona, della sua dignità e libertà, caso a parte sono gli ospedali psichiatrici giudiziari, perché al cittadino con un disturbo mentale non deve essere riconosciuto il fatto che ha commesso un reato e deve essere processato come gli altri cittadini?. Tutte le proposte di legge a riguardo sono fallite, gli unici passi avanti si devono a due sentenze della Corte Costituzionale : ” l’ingresso in O.P.G. deve essere motivato dalla pericolosità sociale attuale e se questa viene a scemare la misura di sicurezza deve essere interrotta, inoltre il tutto deve essere svolto in collaborazione ai servizi territoriali “.

Dott.ssa Concetta Riccio – Assistente sociale specialista