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venerdì 25 maggio 2012

THE ART OF HANS JOCHEM BAKKER




Jochem, pittore autodidatta olandese.
 la sua opera è costituita principalmente da ritratti di donne, a volte evanescenti, a volte invece descritte con tratti decisi e marcati.
Quello che traspare dalle opere è senz'altro l'amore per la pittura ma la convinzione che nessuna opera giunga mai al compimento..
Infatti, si ha la sensazione di essere di fronte ad un divenire continuo
le opere è come se continuassero ad andare, a progredire anche dopo che la sua mano si è distaccata da esse.
come se iniziassero ad avere vita propria.
illusione e promessa di cio' che ci attende

martedì 13 marzo 2012

arte e follia

Richard Dadd (1817-1886), pittore inglese dell'Ottocento, trascorse molti anni in manicomio per aver ucciso il padre con un coltello a serramanico durante una pacifica passeggiata in campagna, perché lo aveva scambiato per un principe delle tenebre, nemico della sua divinità, il grande Osiris, alla quale aveva eretto come santuario la sua camera d'affitto a Londra. Dadd argomentava che il compito di difendere Osiris gli era stato suggerito dalla Sfinge, che gli aveva sussurrato alcune sillabe misteriose. E pensare che Dadd per tutta la vita ha disegnato fatine, folletti gnomi, elfi, un mondo strano fatto di piccole creature. Dadd diede i primi segni di malattia mentale durante un viaggio in Oriente, in Egitto, e si pensò allora a un'insolazione. Tornato in patria, prima di uccidere il padre, assaltò con intenti omicidi varie persone che a suo parere complottavano contro Osiris. Dadd passò in manicomio gli anni dal 1844 al 1886, dove morì settuagenario. Qui dipinse sempre, e la sua opera più famosa è “Il colpo da maestro dello spiritello”, in cui si vede un folletto che colpisce con un'ascia una nocciola: un'opera in formato piccolissimo portata a termine in nove anni.

(fonte: il ritratto della follia) (vedi anche popsubculture e blog lines and colors )

sabato 19 febbraio 2011

Chardin : il pittore del silenzio





Protagonista di un capitolo tra i più affascinanti della storia dell'arte europea, Chardin è uno degli artisti francesi che ha avuto maggior influenza sui maestri moderni, come testimonia, fra gli altri, Van Gogh che lo considerava «grande come Rembrandt». Nella Francia del Settecento, dedita alla sontuosa vita di corte e alle voluttuose feste galanti, all'effimero trasformato in sistema di vita, Jean Siméon Chardin (1699-1779) descrive un'altra realtà. Pittore meditativo e raccolto, egli crea le tele meno "parigine" di tutto il secolo dipingendo il silenzio: un silenzio che pervade le sue nature morte, composte con oggetti di uso domestico disposti su semplici tavoli di legno, e le sue scene di interni, in cui i domestici e i rampolli della borghesia francese, assorti nei propri pensieri, sono raffigurati nelle più semplici attività di tutti i giorni. Ogni dettaglio ornamentale è bandito, la pittura, di qualità sopraffina, diviene poesia del quotidiano, un mezzo per esaltare, con sensibilità, i gesti delle persone comuni che Chardin trasforma in grandi protagonisti della sua epoca.
Il dipinto  rappresentato è : " il Benedicite" 1740



mara bella