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lunedì 30 luglio 2012

LA PAURA DI ESSERE GRANDI






" La nostra paura piu' grande non è di essere inadeguati,
La nostra paura piu' grande è di essere forti oltre ogni misura.
E' la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di piu'.
Ci domandiamo: chi sono io per essere cosi' brillante, splendido, capace e straordinario?
In verità, perchè non dovresti esserlo?
Tu sei figlio dell'Universo.
Questo tuo restare in disparte non serve al mondo.
Non c'è alcuna utilità nel farsi piccoli
perchè gli altri non si sentano insicuri accanto a te.
Nasciamo per rendere manifesta la gloria dell'Universo
che è dentro di noi.E l'Universo non è solo di alcuni di noi: è in tutti.
E mentre lasciamo che la nostra luce risplenda,
inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso.
E liberati dalle nostre paure,
la nostra presenza automaticamente libera gli altri."
Marianne Williamson

giovedì 17 maggio 2012

VOI SIETE PURA COSCIENZA




Voi Siete Pura Coscienzaquesto è un libro che contiene una grande verità

il pensiero centrale dell'umanità e' "L'IO".
trascendere l'io significa essere consapevoli di noi e degli altri differenti da noi, ma come noi, esseri consapevoli e degni di rispetto
un'apertura alla spiritualità che eleva gli animi verso un piu' puro e universale amore






"Voi siete la silenziosa, distaccata Coscienza-Testimone interiore. Non siete i sensi: non siete la mente; non siete i pensieri, le emozioni o i sentimenti. Voi siete al di là anche dell'intelletto, che è deluso e sopraffatto da questa illusione di falsa identificazione.
Così, quello su cui voi dovete lavorare, alla fine, è che non siete neanche questo pensiero "Io" che vi è estremamente caro, ed a cui vi aggrappate. Anche questo pensiero "Io" è semplicemente un lavorio della mente, come ogni altro pensiero.
Il vero "IO" (il reale VOI all'interno) è un fattore sopramentale. Voi siete un Puro Essere distinto dall'idea di "Io" che la mente abitualmente pensa.
Trascendete la mente. Voi siete Pura Coscienza, e la vostra vera identità è "l'Essere Conscio". Voi siete il vero "Pensatore" del pensiero "Io", e fate uso della mente per esprimere voi stessi.
Questa Coscienza è la base del vostro Essere da cui il pensiero "Io" è derivato. Nel vostro presente stato di illusione, ciò non si percepisce.
La vostra percezione è offuscata. Nel momento in cui il pensiero "Io" è concepito dalla mente, la mente è già afflitta dalla più perniciosa delle malattie."

domenica 1 gennaio 2012

Beuys e lo sciamano- estasi, rito e arte





"Avvolto dalle tenebre della notte, un uomo, danzando vorticosamente, abbandona il mondo visibile per inoltrarsi solitario in un universo parallelo, impalpabile e sconosciuto ai più: un cosmo abitato da dèi e da spiriti con cui colloquiare, a cui sacrificare sangue, da cui esigere attenzione. Questi è lo sciamano, eroe del limite, mistico e performer totale.


In una stanza spoglia, l’artista Joseph Beuys, impugnando un gesso bianco inizia a tracciare dei segni su delle lavagne nere. Accenni di frasi, abbozzi di figure. Forme e parole che sembrano provenire da altrove e che, lentamente, domandano di travasarsi nella materia. Questi è un artista, a duello con la propria creatività. Un traghettatore di immagini, un catalizzatore di archetipi.


Evento espositivo che propone un’inconsueta lettura dell’opera di Beuys, disvelando gli echi di un racconto sotteso che narra di esseri umani attestati per scelta sulla sottile linea di confine tra il visibile e l’invisibile, tra il materiale e l’immateriale, tra ciò che esiste e ciò che può, e deve, ancora assumere una forma compiuta. " Martino Nicoletti
La mostra è dedicata all’incontro tra il famoso artista occidentale e lo sciamanesimo orientale
aperta fino al 4 marzo 2012 a Perugia.


"Nasce nel 1921 in Germania. Figura profetica ed emblematica, utopista messianico, artista-sciamano, Joseph Beuys è uno dei personaggi più significativi delle correnti concettualistiche della seconda metà del Novecento, precursore di problematiche ambientali, politiche e culturali, nonché fondatore del movimento dei Verdi in Germania, dell’Organizzazione per la Diretta Democrazia e della Free International University.
Durante la seconda guerra mondiale è pilota dell’aviazione tedesca. Prende parte all’offensiva tedesca contro i russi, ma il suo aereo viene abbattuto. Beuys riesce a salvarsi perché trovato, quasi assiderato, da un gruppo di tartari nomadi che lo curano ricoprendolo di grasso e pelli di feltro. Questa esperienza e la crisi di coscienza ad essa legata condizioneranno la sua futura attività artistica.
Le azioni concettuali, le installazioni, le performance sociali, naturalistiche ed ambientalistiche, diventano per l’artista tedesco un impegno morale, didattico e politico. Attraverso le sue opere, trascendenti e geniali, e gli oggetti realizzati con l’impiego di materiali come il feltro e il grasso, Beuys vuole generare consapevolezza critica nel pubblico, suscitare in ognuno una propria personale percezione del valore dell’arte, ricongiungendosi al pensiero di Goethe “una volta assicurata l’esistenza, l’uomo è creativo”.
In ogni sua opera è alla ricerca incessante di un’armonia profonda con se stesso, gli uomini e la natura. Per l’artista tedesco, l’uomo è il custode di un’energia in grado di modificare il mondo, dunque ciò che conta è la palingenesi, la scoperta individuale di questo potenziale d’energia per trasformare il pianeta. Motore fondamentale di tale processo è la creatività.
Per diffondere la sensibilità ecologica tra la gente J. Beuys dà vita a quello che viene considerato il suo capolavoro. Si tratta del progetto “Difesa della Natura” che inizia nel 1982 e si protrae fin dopo la sua morte. Esso consiste nella piantumazione di 7000 querce nella città di Kassel e di 7000 piante diverse e rare a Bolognano in Italia. 14000 sculture vive. Occorreranno 300 anni perché le 7000 querce diventino il bosco immaginato da Beuys che è riuscito a trasformare un’azione ordinaria come quella di piantare alberi in un grande rito collettivo capace di evocare i significati più profondi del rapporto fra l’uomo e la natura, e di ripensare il ruolo sociale dell’artista.
Il credo di Beuys, la sua filosofia e i suoi slogan diffondono amore e fraterna collaborazione fra uomini liberi, valori di cultura, rispetto ambientale, integrazione interculturale e interdisciplinare: “ Arte =Vita”, “Ogni uomo è artista”, “La rivoluzione siamo noi”, “Difesa della Natura”.
Nel 1986 muore a Dusseldorf. Le sue maggiori opere sono conservate nei più importanti musei del mondo." Maurizio Torretti.



A Padova nei Giardini dell'Arena Romana, a chiusura della mostra fotografica Buby Durini for Joseph Beuys, è stata messa a dimora una quercia in ricordo della famosa performance dei 7000 esemplari piantumati





ESSERE PRONTI



"Saper essere pronti è una grande cosa! È una facoltà preziosa che implica fermezza, analisi, colpo d'occhio, decisione. Saper essere pronti è anche saper partire. Saper essere pronti è anche saper finire. Saper essere pronti è, in fondo, anche saper morire. «Saper essere pronti è anche saper finire». Mi aiutano i Frammenti di un diario intimo dello scrittore svizzero Henri-Frédéric Amiel (1821-1881) a trovare le parole per salutarvi, cari lettori, che siete stati con me giorno dopo giorno per questo 2011 che sta ora spegnendosi. È sempre un po' difficile scambiarsi un abbraccio frettoloso prima di salire sulla scaletta di un aereo che ci separa da coloro coi quali si sono condivisi pensieri e affetti. Eppure, l'«essere pronti» era anche l'appello che Cristo aveva lasciato ai suoi.

Tuttavia, egli partiva, ma con una promessa: «Verrò di nuovo», anzi, «tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, verrà il Figlio dell'uomo» (Giovanni 14,3; Matteo 24,44). La stessa morte, partenza estrema, non è mai un addio senza futuro, come molti pensano, soprattutto i più sconfortati, come scriveva in modo amaro Leonardo Sciascia: «Non è la speranza l'ultima a morire, ma il morire è l'ultima speranza».

Per il cristiano partire, finire, morire non sono sospirati o deprecati approdi nel gorgo del nulla, ma un distacco per un nuovo e diverso inizio. Per questo, è necessario prepararsi, «essere pronti» come per una nuova giornata impegnativa e importante. È con tale spirito che salutiamo l'anno vissuto ed entriamo nel nuovo; sarà così che dovremo vivere anche l'ultimo istante della nostra esistenza. È così che ora ci scambiamo non un «addio», ma un «arrivederci», anche se non sappiamo né il giorno né l'ora né dove." Gianfranco Ravasi



sabato 26 novembre 2011

Don Primo Mazzolari-Come pecore in mezzo ai lupi


"Questi giovani, i vostri figlioli, che sanno ancora così poco della vita, non sanno che cosa vuol dire disperazione. Voi invece l'avete conosciuta lassù e l'avete ritrovata, molti, adesso. La disperazione non è il buttarsi nel fiume, l'appendersi a un albero, bruciarsi le cervella. Sono atti insani, gli episodi patologici e non mai abbastanza deprecati della disperazione. La disperazione è prima di tutto nel nostro sapere il perché della propria vita, specialmente quando la vita è sacrificio. Disperazione è tirarsi il collo e non riuscire a portare a casa quanto basta per sfamare i propri figlioli; disperazione è aver voglia di lavorare e non trovarne; disperazione è l'aver messo assieme, frusto a frusto, un campo, una casa, e vederseli portar via senza averla mangiata fuori; disperazione è il non poter quasi credere a un domani: al lavoro come sorgente di benessere, all'onestà come il più bel titolo di nobiltà per l'uomo."Don Primo Mazzolari




"Come pecore in mezzo ai lupi" è una raccolta degli scritti di Don Primo Mazzolari (Cremona, 13 gennaio 1890 – Bozzolo, 12 aprile 1959), lo straordinario prete di Bozzolo, paesino nel quale ha portato tutta la sua capacità di annunciare democrazia, riflessione, entusiasmo, collegare il Vangelo con l'impegno della società, stare all'interno di tutte le situazioni complesse anche di quel periodo, quello successivo alla Resistenza, come la sofferenza del fascismo, l'impegno per la Costituzione. Soprattutto è pieno di messaggi sull'impegno concreto, sull'impegno politico, a tal punto che si rivolge ai giovani, agli adulti, al bisogno di incrociare anche culture diverse, quelle che nascono dalla tradizione comunista e quelle che nascono dal Vangelo che lui vive e interpreta quotidianamente in quella piccola realtà di periferia, lanciando un messaggio che è certamente più grande, portando attenzione anche alla pace.
Grande contemporaneità in questi scritti , ci riportano l'urgenza di una riflessione su una società civile che esprime un bisogno di politica orientata al bene comune.

“Don Primo fu un uomo leale, un cristiano vero, un prete che camminava con Dio, sincero e ardente. Un pastore che conosce il soffrire e vede lontano. Il suo giornale era la bandiera dei poveri, una bandiera pulita, tutta cuore, mente e passione evangelica” papa Giovanni Paolo I (1978)