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venerdì 10 maggio 2013

10 maggio del 1933 - i nazisti diedero i libri alle fiamme


" Nonostante tutto questo , permaneva fra di noi un certo vincolo. Tutti sapevano di  essere dei morituri . Il nostro destino  era  quello  dei gladiatori . Ma non  ne parlavano mai . Ai marinai non piace parlare  di naufragio . Non giova  a nulla . Se non volete avere il lupo  alle calcagna , non chiamatelo ; ed è meglio  non nominare  il diavolo  se non vogliamo andare all'inferno . Sentivamo  che la nostra ora si  avvicinava inesorabilmente e questo a volte ci rendeva nervosi . Forse il condannato  nella  sua cella prova la stessa sensazione quando sa che è arrivata la sua ultima settimana ." B.Traven  " La nave morta "




Era il 10 maggio 1933, sull'Opernplatz di Berlino, avvenne il più grande rogo di libri considerati dai nazisti contrari allo "spirito tedesco". 


" La nave morta "di B.Traven è  uno dei libri che venne  bruciato quel giorno.


Ret Marut, più conosciuto come Berick Traven Torsvan, o semplicemente B. Traven (... – 26 marzo 1969), è stato uno scrittore e anarchico tedesco.

Oggi   a 80 di distanza adottiamo tutti un libro , ricordiamo  un autore indesiderato




lunedì 19 dicembre 2011

Francesco Hayez - Ruth

Francesco Hayez, (10 febbraio 1791 – 21 dicembre 1882)" nato a Venezia ma attivo soprattutto a Milano, dipinge i suoi ritratti e le sue allegorie patriottiche prima dell’annessione della Lombardia al Regno di Sardegna, dunque in un territorio compreso nell’Impero Austro-Ungarico dove parlare d’Italia era decisamente pericoloso.


Il suo dipinto Ruth (1835) è il prototipo di questo ideale romantico: l’eroina biblica che sceglie per sé un popolo differente da quello che le aveva dato il destino e che quindi le apparteneva per origine, diventa l’emblema, più o meno segreto, dell’aspirazione a riprendersi in mano le redini del proprio futuro e della propria appartenenza, da parte di molti liberali milanesi e veneziani, compreso Alessandro Manzoni di cui Hayez lascia, non a caso, uno splendido ritratto (Villari 2010, 55-63).
Ruth è il simbolo del desiderio di patria contro tutto e tutti e ha i caratteri formali che diventeranno presto tipici dell’allegoria nazionale, desunti dal grande e potente esempio di Delacroix che soltanto pochi anni prima (1830) aveva commosso l’ispirata intellighenzia romantica europea con la sua trascinante Libertà che guida il popolo.


La Libertà di Delacroix è donna, eroica, bellissima, generosa e a seno scoperto; proprio come Ruth, caratterizzata soltanto dal suo atteggiamento più meditativo e paziente, e proprio come Meditazione, dipinta da Hayez nel 1851. Quest’ultima è un pronunciamento più coraggioso di Ruth, anche se, al primo sguardo, sembra semplicemente una Maddalena triste e un po’ discinta in meditazione sulla croce.
A un’analisi più approfondita, però, il vero senso dell’opera si rivela nel titolo, impresso a lettere rosse come il sangue, sulla costa del libro che la figura tiene in grembo: Storia d’Italia, in lettere maiuscole. Non resta alcun dubbio dunque che il soggetto sia un altro, sia l’allegoria dell’Italia stessa che, all’indomani della clamorosa sconfitta delle truppe piemontesi guidate da Carlo Alberto nella Prima Guerra d’Indipendenza e l’ignominioso Armistizio di Milano, medita sul suo destino e piange il martirio dei giovani italiani sacrificati alla sua nobile causa e alla sua nobile storia, simboleggiati dalla croce (Villari 2010a, 100)." Martina Corgnati



Martina Corgnati è critico d'arte italiano, insegna Storia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Catania. È autrice di numerose monografie di artisti contemporanei. È presidente del comitato scientifico del Premio Suzzara, consulente responsabile per l’arte contemporanea del Parco Letterario Horcynus Orca (Messina), consulente per le attività espositive dei Musei di Spoleto. Collabora stabilmente a diversi periodici e quotidiani con rubriche e interventi dedicati all’arte moderna e contemporanea. Per la Bruno Mondadori ha pubblicato Dizionario dell’arte del Novecento (Milano 2001) e Artiste (Milano 2004).

domenica 6 novembre 2011

Effie Gray

"Può essere strano astenersi da una donna che ai più era così attraente. Ma sebbene il suo volto era bello, la sua persona non era nata per suscitare passione."


Effie, ovvero Euphemia “Effie” Gray, compagna del poeta e scrittore inglese John Ruskin. Il loro matrimonio durò sei anni e non fu mai consumato, causa dei loro diversi temperamenti , lei civettuola si sentiva oppressa dalla personalità dogmatica del marito. Accusò l'artista d' impotenza e per questo ottenne l'annullamento, ma lui dimostrò in aula che le affermazioni non erano affatto vere, e che non aveva mai voluto "amare" la moglie...nonostante la sua bellezza, perchè disgustato dal suo corpo, ragioni che non furono mai chiarite. Effie scrisse a suo padre:
"Egli lamentava vari motivi, l'odio ai bambini, motivi religiosi, un desiderio di preservare la mia bellezza, e infine l'anno scorso mi raccontò la sua vera ragione ... che lui aveva immaginato donne molto diverse da ciò che che io ero, e che la ragione per cui non mi ha fatto sua moglie era perché era disgustato dalla mia persona . "
Ruskin ha confermato tutto questo nella dichiarazione al suo avvocato durante il procedimento di annullamento.
Mentre è ancora sposata , si innamora del pittore John Everett Milias. Lascia il marito , con il sostegno della sua famiglia e di amici influenti, provocando un grosso scandalo pubblico. Il loro matrimonio è stato annullato nel 1854. Nel 1855, sposa John Millais, (otto figli: Everett, nato nel 1856, George, nato nel 1857, Effie, nato nel 1858, Maria, nata nel 1860, Alice, nata nel 1862; Geoffroy, nato nel 1863; Giovanni nel 1865, e Sophie nel 1868). Quando poi Ruskin si fidanza con , Rose , i genitori della ragazza le scrivono per chiederle del matrimonio, Effie rispose descrivendo Ruskin come un marito oppressivo. Il fidanzamento fu rotto.
L'annullamento da Ruskin le ha impedito alcune funzioni sociali, ma alla fine, quando Millais stava morendo, la Regina , le permette di presenziare alla funzione ufficiale. Effie muore a Bowerswell il 23 dicembre 1897 , sedici mesi dopo la morte di Millais .



domenica 11 settembre 2011

11 Settembre


Mother of violence


Camminando per la strada a piedi nudi,
Così pieno di ritmo, ma non riesco a trovare il battito
Scattare con i tacchi, cliccando le dita dei piedi,
Tutti sanno proprio dove va

Paura, paura, lei è la madre della violenza,
Mi rende nervoso guardare il suo modo di crescere
La paura, lei è la madre della violenza,
Voi sapete che l’ auto-difesa è tutto ciò che serve
Sta diventando difficile respirare,
E ‘sempre così difficile credere,
Credere in qualsiasi cosa

Bocca asciutta, gli occhi iniettati di sangue,
I dati memorizzati su un MicroDot
Cacciando la nuvola con le mie scarpe mocassino,
TV cena, TV notizie

Paura, paura, lei è la madre della violenza,
Non ha alcun senso vedere il suo modo di alimentarsi
La paura, lei è la madre della violenza,
Mi rende teso guardare il suo modo di alimentarsi
L’unico cosa che sai è che è lì
E il sapore è sottile nell’ aria
Come è difficile respirare,
Come è difficile credere in qualsiasi cosa
che non sia la paura

Peter Gabriel