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mercoledì 12 settembre 2012

"Il passato non può essere cancellato, non basta che mi batta il petto e che mi penta".


La maggior parte degli atleti  disabili, ma anche la maggior parte dei cosidetti disabili normali, ha storie straordinarie alle spalle, Sebastian Rodriguez è uno di questi!
Terrorista del movimento "Grapo" finisce in carcere per omicidio e condannato ad una pena di 84 anni. Per proteste contro il regime detentivo inizia uno sciopero della fame che lo porta a perdere l'uso degli arti inferiori. Per questa disabilità riceve la grazia dal governo spagnolo, immaginate le proteste della famiglia della vittima. Ritroviamo il nostro "eroe" alle paraolimpiadi di Sydney dove vince ben cinque ori poi ad Atene, tre ori e due argento, e poi a Pechino dove vince solo, si fa per dire, due bronzi.
Ed ora rieccolo a Londra!!
Ci piace riportare ciò che ha affermato in una recente intervista: " Il passato non può essere cancellato, non basta che mi batta il petto e che mi penta". 



mercoledì 14 marzo 2012

Una storia di grande coraggio

Umberto Mazzone: “Il grande ulivo”


Dal Molise arriva una bella storia di coraggio .
"Una storia di esempio e passione e determinazione quella di Pietro e Nicoletta Ciarciaglino due fratelli disabili che attraverso la produzione dell'olio offrono un opportunità di lavoro e di autonomia a chi vive la loro stessa situazione .
La cooperativa Colle di Nisi impiega dei disabili gravi , grazie a dei moderni frantoi che consentono di superare gli “ostacoli tecnici”
La loro impresa è speciale in tutti i densi, prima di tutto perchè è legata ad una cooperativa sociale che ha come obiettivo l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate e con tra i suoi soci persone disabili; secondo perchè Pietro e Nicoletta hanno creduto a tal punto nel loro progetto da mettere in gioco ,come garanzia , i beni della loro famiglia .
" Dobbiamo farcela da soli, perchè solo così possiamo conquistare la nostra dignità" (Pietro)
Le attività della cooperativa vanno dalla raccolta delle olive alla molitura all'imbottigliamento. Il frantoio fa parte di un progetto più vasto , che prevede la realizzazione di un azienda interamente gestita da persone disabili e da una casa famiglia che accolga persone con problemi spichici e che si sostenga con i proventi della vendita ." di Giò Gaeta

Un progetto da sostenere


sabato 24 dicembre 2011

Nel paradiso degli animali


Nel paradiso degli animali l’anima del somarello chiese all’anima del bue:
- Ti ricordi per caso quella notte, tanti anni fa, quando ci siamo trovati in una specie di capanna e là, nella mangiatoia…?
- Lasciami pensare… Ma sì – rispose il bue. – Nella mangiatoia, se ben ricordo, c’era un bambino appena nato.
- Bravo. E da allora sapresti immaginare quanti anni sono passati?
- Eh no, figurati. Con la memoria da bue che mi ritrovo.


- Millenovecentosettanta, esattamente.
- Accidenti!
- E a proposito, lo sai chi era quel bambino?
- Come faccio a saperlo? Era gente di passaggio, se non sbaglio. Certo, era un bellissimo bambino.
L’asinello sussurrò qualche cosa in un orecchio al bue.

- Ma no! – fece costui – Sul serio? Vorrai scherzare spero.
- La verità. Lo giuro. Del resto io l’avevo capito subito…
- Io no – confessò il bue – Si vede che tu sei più intelligente. A me non aveva neppure sfiorato il sospetto. Benché, certo, a vedersi, era un fantolino straordinario.
- Bene, da allora gli uomini ogni hanno fanno grande festa per l’anniversario della nascita. Per loro è la giornata più bella. Tu li vedessi. È il tempo della serenità, della dolcezza, del riposo dell’animo, della pace, delle gioie famigliari, del volersi bene. Perfino i manigoldi diventano buoni come agnelli. Lo chiamano Natale. Anzi, mi viene un’idea. Già che siamo in argomento, perché non andiamo a dare un’occhiata?
- Dove?
- Giù sulla terra, no!
- Ci sei già stato?
- Ogni anno, o quasi, faccio una scappata. Ho un lasciapassare speciale. Te lo puoi fare dare anche tu. Dopotutto, qualche piccola benemerenza possiamo vantarla, noi due.
- Per via di aver scaldato il bimbo col fiato?
- Su, vieni, se non vuoi perdere il meglio. Oggi è la Vigilia.
- E il lasciapassare per me?
- Ho un cugino all’ufficio passaporti.
Il lasciapassare fu concesso. Partirono. Lievi lievi, come mammiferi disincarnati. Planarono sulla terra, adocchiarono un lume; vi puntarono sopra. Il lume era una grandissima città. Ed ecco il somarello e il bue aggirarsi per le vie del centro. Trattandosi di spirito, automobili e tram gli passavano attraverso senza danno, e alla loro volta le due bestie passavano attraverso i muri come se fossero fatti d’aria. Così potevano vedere bene tutto quanto.
Era uno spettacolo impressionante, mille lumi, le vetrine, le ghirlande, gli abeti e lo sterminato ingorgo di automobili, e il vertiginoso formicolio della gente che andava e veniva, entrava e usciva, tutti carichi di pacchi e pacchetti, con un’espressione ansiosa e frenetica, come se fossero inseguiti. Il somarello sembrava divertito. Il bue si guardava intorno con spavento.
- Senti, amico: mi avevi detto che mi portavi a vedere il Natale. Ma devi esserti sbagliato. Qui stanno facendo la guerra.
- Ma non vedi come sono tutti contenti?
- Contenti? A me sembrano dei pazzi.
- Perché tu sei un provinciale, caro il mio bue. Tu non sei pratico degli uomini moderni, tutto qui. Per sentirsi felici, hanno bisogno di rovinarsi i nervi.
Per togliersi da quella confusione, il bue, valendosi della sua natura di spirito, fece una svolazzatine e si fermò a curiosare a una finestra del decimo piano. E l’asinello, gentilmente, dietro.
Videro una stanza riccamente ammobiliata e nella stanza, seduta ad un tavolo, una signora molto preoccupata.
Alla sua sinistra, sul tavolo, un cumulo alto mezzo metro di carte e cartoncini colorati, alla sua destra una pila di cartoncini bianchi. Con l’evidente assillo di non perdere un minuto, la signora, sveltissima, prendeva uno dei cartoncini colorati lo esaminava un istante poi consultava grossi volumi, subito scriveva su uno dei cartoncini bianchi, lo infilava in una busta, scriveva qualcosa sulla busta, chiudeva la busta quindi prendeva dal mucchio di destra un altro cartoncino e ricominciava la manovra. Quanto tempo ci vorrà a smaltirlo? La sciagurata ansimava.
- La pagheranno, bene, immagino, – fece il bue – per un lavoro simile.
- Sei ingenuo, amico mio. Questa è una signora ricchissima e della migliore società.
- E allora perché si sta massacrando così?
- Non si massacra. Sta rispondendo ai biglietti di auguri.
- Auguri? E a che cosa servono?
- Niente. Zero. Ma chissà come, gli uomini ne hanno una mania.
Si affacciarono, più in là, a un’altra finestra. Anche qui, gente che, trafelava, scriveva biglietti su biglietti, la fronte imperlata di sudore.
Dovunque le bestie guardassero, ecco uomini e donne fare pacchi, preparare buste, correre al telefono, spostarsi fulmineamente da una stanza all’altra portando spaghi, nastri, carte, pendagli e intanto entravano giovani inservienti con la faccia devastata portando altri pacchi, altri scatole altri fiori altri mucchi di auguri. E tutto era precipitazione ansia fastidio confusione e una terribile fatica. Dappertutto lo stesso spettacolo. Andare e venire, comprare e impaccare spedire e ricevere imballare e sballare chiamare e rispondere e tutti correvano tutti ansimavano con il terrore di non fare in tempo e qualcuno crollava boccheggiando.
- Mi avevi detto – osservò il bue – che era la festa della serenità, della pace.
- Già – rispose l’asinello. – Una volta infatti era così. Ma, cosa vuoi, da qualche anno, sarà questione della società dei consumi… Li ha morsi una misteriosa tarantola. Ascoltali, ascoltali.
Il bue tese le orecchie.
Per le strade nei negozi negli uffici nelle fabbriche uomini e donne parlavano fitto fitto scambiandosi come automi delle monotone formule buon Natale auguri auguri a lei grazie altrettanto auguri buon Natale. Un brusio che riempiva la città.
- Ma ci credono? – chiese il bue – Lo dicono sul serio? Vogliono davvero tanto bene al prossimo?
L’asinello tacque.
- E se ci ritirassimo un poco in disparte? – suggerì il bovino. – Ho ormai la testa che è un pallone… Sei proprio sicuro che non sono usciti tutti matti?
- No, no. È semplicemente Natale.
- Ce n’è troppo, allora. Ti ricordi quella notte a Betlemme, la capanna, i pastori, quel bel bambino. Era freddo anche lì, eppure c’era una pace, una soddisfazione. Come era diverso.
- E quelle zampogne lontane che si sentivano appena appena.
- E sul tetto, ti ricordi, come un lieve svolazzamento. Chissà che uccelli erano.
- Uccelli? Testone che non sei altro. Angeli erano.
- E la stella? Non ti ricordi che razza di stella, proprio sopra la capanna? Chissà che non ci sia ancora. Le stelle hanno una vita lunga.
- Ho idea di no – disse l’asino – c’è poca aria di stelle, qui. Alzarono il muso a guardare, e infatti non si vedeva niente, sulla città c’era un soffitto di caligine e di smog.
Dino Buzzati

giovedì 8 dicembre 2011

Ricordami per sempre


"Un uomo alla stazione di Sesto San Giovanni. È alto e robusto. Porta con sé una valigia che sembra piccolissima. Dentro ha un paio di camicie, un po' di ricambi, lo spazzolino da denti e una fotografia. Perché poche sono, nella vita, le cose che vale la pena di portare con sé".



Il progetto, ideato e curato da Matteo Balduzzi, Fiorenza Melani e Diego Ronzio, intende promuovere la realizzazione in chiave contemporanea e sperimentale di un fotoromanzo d’autore, al fine di indagare e divulgare il complesso di cultura, saperi e valori che ha caratterizzato nel dopoguerra il territorio del Nord Milano, con particolare attenzione alla memoria individuale del mondo dell’industria e ai processi produttivi del fotoromanzo stesso.
“Ricordami per sempre” sarà distribuito nelle edicole, nelle biblioteche civiche e nelle sedi delle due amministrazioni pubbliche.


Museo di Fotografia Contemporanea
Villa Ghirlanda
via Frova 10 Cinisello Balsamo – Milano
fino al 18 marzo 2012
ufficiostampa@mufoco.org

sabato 8 ottobre 2011

Sopra i fiumi di Babilonia: viaggio da pellegrino su una terra estranea

 

“A Troiani stanno a cuore le facce – commenta lo scrittore Erri De Luca - in un mondo di città dove ci si incrocia a occhi bassi, bisogna viaggiare per guardarle. Lui si guadagna il diritto di metterle a fuoco. Prima di ogni fotogramma si è svolta un’opera di avvicinamento, di ospitalità, infine di fiducia. Sollevare agli zigomi un apparecchio fotografico per Troiani è l’ultimo atto di un viaggio da pellegrino sopra una terra estranea”. Di seguito una selezione delle fotografie esposte nella mostra "Sopra i fiumi di Babilonia". L'autore, Massimiliano Troiani, ha immortalato i volti e gli angoli della povertà e dell'emarginazione, nei vari continenti del mondo. La mostra fa parte dell'iniziativa itinerante "Dialoghi di pace”.

sabato 20 agosto 2011

SCUSATE IO SONO UN ORSO


Un giorno un orso si svegliò dal letargo e invece della solita natura selvaggia si trovò intorno le ciminiere di una fabbrica, con un caporeparto che lo sgridava scambiandolo per lavativo assenteista. L'animalone cercò di spiegare gentile che lui non lavorava perchè era un orso . Niente da fare , arrogante capetto ringhiò: " tu non sei un orso sei un babbeo con un cappotto di pelliccia e la barba da tagliare in cerca di scuse per sottrarsi alla catena do montaggio ".....
Questa magnifica favoletta Kafkiana è un graphic novel dal titolo "L'orso che non lo era." scritta e disagnata da Frank Tashlin ( già collaboratore dei fratelli Mark e Jerry Lewis ). Si legge in meno di mezz'ora ma ristora per molto di più, se non riusciamo a capire se siamo orsi smarriti o babbei da spennare per placare questa strana estate, l'importante è di sapere di essere orsi, e andare in letargo quando serve.
( Tratto da un articolo di Bruno Ventavoli)

Ricorda Charlie Chaplin nel celebre “Tempi moderni”, parla di identità, di sfruttamento, di
sopraffazione, con garbo, con gentilezza, una metafora dell’oppressione delle minoranze, che il capitalismo ha operato su intere popolazioni, solo perché diverse.




mercoledì 29 giugno 2011

Da nord a sud alla ricerca di volti, storie

Nel mese di marzo 2011 è partito un camper molto particolare perchè non va in cerca di luoghi ameni ma ricerca volti e storie particolari come quella di Ursula – transessuale di Genova – oppure Piera e la sua casa fatta di mura ”trasudanti, unti, crepati, lividi, marcescenti, verminosi”. Numerose sono le città già attraversate dal camper e altre ancora saranno raggiunte, il viaggio è lungo…fino a marzo 2012. Tutto ciò rientra nel progetto denominato: Itaca. Storie d’Italia. Fatto per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Tale progetto è stato affidato al fotografo Giovanni Marrozzini.

Siamo sicuri che al termine di questo viaggio nei sentimenti, nell’animo umano verrà fuori una Italia non sempre “visibile” ma che pulsa e chiede giustizia una giustizia comprendente solidarietà, sensibilità. Forse, anzi sicuramente, dovremmo essere impegnati tutti noi a ricercare la suddetta giustizia.

www.itaca.me

lunedì 27 giugno 2011

Sui sentimenti


Ventotto anni di carcere, e poi le sorprese della vita

"Descrivere quali emozioni si provano nel tornare liberi, con i primi permessi, dopo tanti anni di carcere è qualcosa di molto complesso, perché si è investiti da tutta una serie di sensazioni e riscoperte che attraversano anche fisicamente il corpo e la mente, tali da renderti per quella prima volta “fulminato” psicologicamente, come se quello che vivi non fosse reale. Poi, dopo le successive uscite, tutto diventa più tranquillo e sereno, anche se si moltiplicano le attese e il desiderio di tornare definitivamente alla vita libera si fa sempre più forte e la sofferenza, anche fisica direi, del rientro in carcere dopo il permesso sembra devastare ogni cosa.
Innanzitutto penso alla famiglia...
Comunque questa è una piccola premessa “generale” per comprendere l’argomento su cui voglio riflettere, cioè quello degli affetti, dei sentimenti, di tutto ciò che concerne la necessità di riscoprirsi veramente parte di un tutto, anche grazie a quei rapporti di relazione che gli anni avevano cancellato attraverso una profonda rimozione interiore. Sono una persona che ha scontato quasi ventotto anni di carcere, questo è bene dirlo subito, e quindi la mia vita è già profondamente segnata, irreversibilmente destinata a sopportare il peso di tale esperienza esistenziale. Non c’è stato tempo per gli affetti, gli amori, e per tutti quei rapporti con le persone che ci sono in condizioni normali. La mente già risente, nel profondo, di questa carenza relazionale, e razionalmente si è portati a pensare che questo aspetto della propria vita sia più una contraddizione che un qualcosa da ricercare e comunque vivere. Qualcuno mi ha insegnato però a non essere troppo intransigente e assoluto nelle mie convinzioni, e a dire quel “mai dire mai” che per me un tempo rappresentava più una debolezza che una risorsa. Mi sono allora confrontato con i miei sentimenti scivolando piano piano in una dimensione di totale corrispondenza sentimentale con il mondo che mi circonda, scoprendo aspetti della mia personalità che neppure immaginavo esistessero. Innanzitutto penso alla famiglia, tutte quelle persone che adesso sono tantissime ed erano sconosciute, perché gli anni hanno quintuplicato le figure di riferimento parentali. Ma qui si è aiutati dall’istintivo concedersi senza disagio, perché protetti da quel concetto che ci si forma della famiglia, che negli anni diventa l’unico punto di riferimento dove riversare la necessità di dare e ricevere affetto, di sentirsi nonostante tutto ancora parte integrante di un mondo che oggettivamente non ci apparteneva più. Sarò più chiaro: ero sicuro di non uscire più dal carcere, considerata la condanna iniziale da scontare, e davo tutto per perduto, attaccandomi disperatamente all’unica cosa che rimaneva certa: la famiglia.
La vita riserva sempre sorprese, vale la pena viverla qualunque sia la tua condizione
Adesso però sono cambiate le priorità, le prospettive si sono delineate concretamente, la speranza protegge dalla disperazione, la vita scorre con ritmi decisamente diversi e positivi. Ho trovato l’abbraccio di una donna innamorata, in un rapporto consapevole e maturo, ma non per questo meno importante e profondo, anzi ritengo sia la sublimazione del concetto di amore, quello che riesce non solo ad emozionare, nella passione del rapporto, ma che ha la forza di far cambiare atteggiamento nei confronti della vita, in quella ridefinizione della vita che scava molto a fondo e indaga impietosamente nel proprio passato. L’amore che diventa rispetto totale della persona che si ha accanto, la quale condivide non solo l’esperienza sentimentale ed emozionale del rapporto, ma che è quel nuovo e concreto punto di riferimento esistenziale che fortemente determina cambiamenti sostanziali nel modo di essere e di vedere le cose. Tutte le sfumature della vita assumono un valore nuovo e tutto da scoprire, e scompare la superficialità che spesso destina certi rapporti all’inevitabile declino. Il mio non è e non vuole essere un elogio assolutistico dell’amore, sono ben consapevole delle difficoltà e delle nuove problematiche da affrontare, ma noto che l’impatto è stato veramente decisivo, e adesso mi sento pronto a vivere questa fase della mia vita in modo diverso, non solo perché mi conviene, considerato il fallimento di una esistenza consumata in carcere, ma perché soprattutto ho ritrovato delle motivazioni, dei valori che credevo non mi appartenessero più, e qualcosa in cui credere senza limiti e condizionamenti. La vita riserva sempre sorprese, vale la pena viverla qualunque sia la tua condizione, senza mai abbandonare la speranza. Mi sento pronto ad andare avanti con maggiore ottimismo, consapevole degli errori passati, ma anche di quanto sia importante credere in un futuro diverso dal profondo del cuore."
Alessandro Pinti


Lettera tratta dal sito www.ristretti.it, iniziativa promossa dalla Casa di Reclusione di Padova e dall'Istituto Femminile della Giudecca, contiene informazioni su numerose risorse nazionali.