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venerdì 3 aprile 2015

d: foto





Manoel de Oliveira- Douro, faina fluvial


"Douro, faina fluvial"(1931)  documentario muto di soli 18 minuti  sul fiume Douro che attraversa Oporto. Prima opera di Manoel de Oliveira  , uno dei più importanti registi del Portogallo e del cinema mondiale scomparso ieri all'età di 106 anni   , realizzato con mezzi amatoriali il film è influenzato dalla estetica avant-garde del documentario sovietico, praticata da Dziga Vertov . Estetica che Oliveira qui adotta non come dettami ideologici, ma di gusto personale, che dà l'originalità al lavoro.



lunedì 21 ottobre 2013

Cinema al quadrato - Il cinema che si racconta - III edizione





“Cinema al quadrato”è una rassegna di documentari che raccontano il cinema attraverso i suoi protagonisti, gli autori e i movimenti che ne hanno fatto la storia. L’iniziativa è curata dai Francesco Napolitano e Armando Andria con il patrocinio del Comune di Napoli. Questa terza edizione si articola in tre percorsi  lungo sedici appuntamenti a cominciare da Buster Keaton, al centro dell’indagine minuziosa e affascinante, come già lo era stata quella su Chaplin, intrapresa dal grande storico del cinema Kevin Brownlow . ricomponendo con  filmati inediti e apparizioni televisive anch’esse molto rare; raccogliendo le testimonianze della moglie Eleanor e di Samuel Beckett, oltreché di attori e attrici che ebbero la fortuna di lavorare con lui; cogliendolo sul set della lavorazione di alcuni dei suoi film più importanti.


Giovedì 24 ottobre 2013 "La lingua degli affetti" Alla ricerca di Buster Keaton (A Hard Act to Follow) di Kevin Brownlow, Gran Bretagna 1987, 80’






Cinema al quadrato "il cinema che si racconta"III edizione
a cura di Francesco Napolitano e Armando Andria

Mediateca Santa Sofia , Napoli 
dal 24 ottobre 2013 al 9 gennaio 2014
programma completo  : http://www.mediatecasantasofia.it













giovedì 7 marzo 2013

VIDEO - Il cavallo di Torino








Il cavallo di Torino (A Torinói ló) è un film del 2011 diretto da Béla Tarr e Ágnes Hranitzky, premiato con l'Orso d'argento al Festival di Berlino. Il film prende spunto da un episodio della vita di Friedrich Nietzsche. All'uscita dalla sua abitazione di Torino, il 3 gennaio 1889, il filosofo tedesco vede un vetturino frustare il suo cavallo ostinato che rifiuta di muoversi. Nietzsche rimane impressionato dalla violenza dell'uomo e dalla sua volontà di dominare il mondo. Si precipita a fermare il vetturino e singhiozzando abbraccia il cavallo. Il proseguimento del film si collega con questo aneddoto chiedendosi quale possa essere stato il destino dell'animale.


sabato 9 febbraio 2013

Aridatece gli spaghetti-western



Aridatece gli spaghetti-western (genere da me mai amato) mi viene da dire dopo aver visto il film Django unchained di Quentin Tarantino, una pellicola da cancellare, uno sparatutti e ammazzatutti stile war-game, sangue ovunque dove anche bravissimi attori (vedi Leonardi Di Caprio) sono modesti.

Personaggi per niente credibili sempre e comunque caricature, interpretazione volutamente sopra le righe, insulsa, linguaggio stile poliziesco, bah.!
So che è un omaggio al genere spaghetti-western una rivalutazione di un genere che è sempre stato considerato minore, di serie B, bollato come banale e ora mister Tarantino lo ripropone con una variazione: più violento! (segno dei tempi?alla sua maniera?).

 Non capisco perchè osannare Quentin Tarantino che in tutti i suoi film ci regala violenza e sangue a profusione e gratuitamente. Si può fare buon cinema senza mostrare una sola goccia di sangue pur tenendo lo spettatore con il fiato sospeso.
A questo punto mi aspetto un regista che rivaluti la commedia sexy all'italiana!!!



martedì 20 novembre 2012

VIDEO

.

Io e te ( 2012) film diretto da Bernardo Bertolucci, liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti.

giovedì 15 novembre 2012

VIDEO






Pelle di serpente 
Un film di Sidney Lumet. Con Anna Magnani, Marlon Brando, Joanne Woodward 
Titolo originale The Fugitive Kind. Drammatico - USA 1959

Un uomo misterioso, senza radici, vaga di città in città. È affezionato solo ad una chitarra e alla sua giacca di serpente, per la quale è chiamato 'Pelle di serpente'(M.Brando). Dopo che è rimasto coinvolto in una rissa che ha distrutto un locale, il giudice si fa ripromettere che abbandonerà la città se non vuole rischiare, in caso di altri guai, la galera.

sabato 19 maggio 2012

APP/EVENTI

STRADE D'EUROPA
MODERNO E POSTMODERNO
BERLINO
DAL 28 APRILE 2012
FINO A NOVEMBRE
curatore Giampiero Poggiali Berlinghieri

Berlino ospita l'arte di frontiera sempre in movimento e in fermento
come la città stessa, centro d'Europa e simbolo di modernità e di cultura del nostro tempo.
scopo della mostra è erigere finalmente l'arte moderna ad arte eterna
a dare finalmente la collocazione che merita alla produzione attuale sempre tacciata di immediatezza e transitorietà.
ma è questa produzione che getta l'occhio sulla realtà, sul mondo che viviamo e che è il futuro.
 sei strade, sei artisti accomunati dalla visione intuitiva, immediata espressa da visioni fantastiche pervase da energia e invenzione.

CINEMA
"WORKERS"
pronti a tuttoUna scena del film di Vignolo



 dall'11 maggio nelle sale
il film che ride, tra molte fatiche, dell'Italia dei precari
Il tema non è nuovo per la produzione cinematografica dell'ultimo anno.
ma il film di lorenzo Vignola racconta storie di giovani che si adattano, si reinventano, fregandosene di mirare al fine ideale, ma con la consapevolezza di dover "fare per campare"....
un mondo in cui non si ha niente da perdere, a volte quello che si fa, semplicemente diverte..
sicuramente meglio che deprimersi ad aspettare o ad inseguire...



BARI
FIERA INTERNAZIONALE D'ARTE CONTEMPORANEA
18/20 maggio 2012

Bari riapre le porte all’arte internazionale.
I nomi più conclamati dell’arte del ‘900 e tante opere di artisti di nuovissima generazione saranno riuniti in una superficie espositiva netta di circa 5.000 mq. nel nuovissimo padiglione della Fiera del Levante di Bari per l’appuntamento Expo Arte 2012.
interessanti proposte dal mondo dei giovani talenti, promesse del futuro dell'arte nazionale.





martedì 24 aprile 2012

quartieri....

Nasce a Napoli, nei famigerati quartieri spagnoli il progetto "Socialemente pericolosi" che si prefigge di creare lavoro attraverso la creazione di film. Detto così sembra un progetto tra i tanti rivolti alle fasce deboli o socialmente pericolosi. Credo, che invece questo progetto ha in se una valenza maggiore perchè nasce in un contesto pericoloso e difficile. Il giornalista Fabio Venditti negli anni '70 incontrò nel carcere il boss dei quartieri Mario Savio il quale era terrorizzato per il futuro del figlio. “Savio dice che a far parte della camorra si finisce in carcere o uccisi. Perciò si sta impegnando per cambiare le cose nel quartiere e creare opportunità di lavoro per noi giovani”- racconta Genny, uno dei 10 ragazzi coinvolti da “Socialmente pericolosi”. Ed è così che nasce l'associazione e il progetto e Venditti  gira il cortometraggio “Socialmente pericolosi” in cui racconta la storia dei ragazzi dei quartieri poveri che non riescono a trovare un posto di lavoro; il film è arrivato al secondo posto al Film Festival di San Benedetto del Tronto e verrà presentato al Film Festival di Giffoni .
 Dopodichè nascerà la “scuola dei mestieri della televisione” che organizzerà corsi di recitazione, fotografia, ripresa. “Vogliamo creare un’azienda che produca film dall’ideazione alla distribuzione - sottolinea Venditti, che ne è il vice presidente-. I ragazzi sono dei talenti naturali e investire nel progetto può rivelarsi un affare oltre a rappresentare un gesto di responsabilità sociale”. Nino Forte ha scritto e musicato l'inno dell'associazione "Ce la farò" con la voce dei ragazzi coinvolti nel progetto, verrà anche girato un video artistico curato da Gaetano di Vaio dei figli del Bronx. 
Loro ce la stanno mettendo tutta per emergere da un presente desolante ed evitare un futuro senza prospettive dobbiamo fargli caapire che non sono soli perchè il loro futuro appartiene un pò anche a noi.

martedì 7 febbraio 2012

Un premio e un film per ricordare Nino Gennaro, intellettuale maudit con la voglia di cambiare il mondo



Il "Sicilia Queer filmfest",nel giugno scorso ha istituito un Premio intitolato a Nino Gennaro (1948-1995) come esempio di intellettuale siciliano eclettico e non allineato, coscienza civile scomoda e poetica. Con il documentario "La fine che non ho fatto", a lui dedicato da Ruben Monterosso e Federico Savonitto prodottto dalla Sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia,si contribuisce con efficacia a riportare la figura di Nino Gennaro all'attenzione di un pubblico più ampio e consapevole.




«Nino Gennaro, poeta, attore, regista e autore teatrale, nasce a Corleone nel 1948 e muore a Palermo nel 1995. Attivista politico e culturale, fonda a Corleone negli anni '70 i primi circoli ricreativi e culturali, unendo studenti e disoccupati per discutere di libri, arte, e politica. Nel 1975 organizza a Corleone la prima festa della donna, e nel 1977 è tra i fondatori del Circolo popolare Placido Rizzotto. La sua omosessualità è fin da subito al centro del suo attivismo politico e della sua produzione intellettuale, e per questo Gennaro è particolarmente osteggiato dall'ambiente ristretto di Corleone e dominato da una cultura provinciale, perbenista e pseudo-mafiosa, non per questo trovando maggiore considerazione nei locali politici di sinistra. Negli anni '80 si trasferisce a Palermo e comincia a partecipare attivamente alle occupazioni della facoltà di Lettere, scrivendo le sue poesie su grandi tazebao che appende alle pareti della facoltà. Fonda la compagnia teatrale "Teatro Madre", che si avvale di attori non professionisti e gira per i quartieri popolari della città, mentre i suoi scritti cominciano a circolare più diffusamente, pubblicati da editori come Flaccovio o in maniera più clandestina nei circoli underground non soltanto palermitani. Nel 1986 è fra i fondatori del COCIPA (Comitato Cittadino di Informazione e Partecipazione) e fra gli ispiratori del Centro Sociale San Saverio, all’Albergheria, uno dei più deprivati quartieri del centro storico di Palermo, e collabora attivamente alla redazione di "Città Nuove", il primo giornale antimafia di Corleone. Nel 1987 si ammala di AIDS, ma non viene meno al suo impegno intellettuale, continuando a scrivere testi teatrali, canzoni e opere varie. Una divina di Palermo, La via del Sexo, O si è felici o si è complici sono alcuni tra i suoi spettacoli più noti, e continuano ad essere interpretati in tutta Italia grazie all'impegno della compagnia di Massimo Verdastro. I suoi scritti sono pubblicati dalle Edizioni della Battaglia e da Editoria & Spettacolo. Recentemente, il comune di Corleone ha deciso di non intitolare un centro sociale a Nino Gennaro "perché gay e drogato": e drogato di certo non era». (dal Catalogo del Sicilia Queer filmfest 2011, pag. 60)


“La fine che non ho fatto”
di Ruben Monterosso e Federico Savonitto
Martedì 7 Febbraio, ore 20.30
Centro Sperimentale di Cinematografia – Cantieri Culturali alla Zisa pad. n. 6
Via Paolo Gili 4 – Palermo
Introduce il film Alessandro Rais



sabato 7 gennaio 2012

Charles Addams (1912-1988)


Il 7 gennaio 2012 ricorre il 100° anniversario della nascita di Charles Chas Samuel Addams ( 7 gennaio 1912 -29 settembre 1988 ),il il vignettista americano molto conosciuto per l’humour macabro dei suoi personaggi. La sua notorietà è dovuta per gran parte alla famiglia Addams i cui protagonisti sono stati ideati proprio da Charles Addams i quali una volta inventati sono apparsi non soltanto sui fumetti ma su diversi media (film, musical, videogiochi, serie televisive). Un umorismo nero che vede protagonisti i membri della famiglia a cui l’autore associò un nome con la nascita della prima serie televisiva non avendolo fatto nella versione a fumetti formato striscie. Nomi come Gomez, Morticia, Mercoledì, Pugsley, Zio Fester, Lurch, mano, Cugino Itt diventati famosi nel mondo.

martedì 22 novembre 2011

MONDO LUX - Die Bilderwelten des Werner Schroeter



Mondo Lux - Die Bilderwelten des Werner Schroeter” di Elfi Mikesch, dedicato alla vita e alle opere dello stesso Schroeter, un ritratto degli ultimi suoi quattro anni di vita con le testimonianze, tra le altre, di Isabelle Huppert e Wim Wenders.

lunedì 21 novembre 2011

Florence Queer Festival 2011- all’insegna delle differenze e del valore sociale


“Il Festival, oltre che un importante evento culturale è anche un’occasione di riflessione sul valore delle differenze e di rivendicazione sociale. Un’edizione articolata e ricca di opere che contribuisce, con la sua radiazione, a migliorare le condizioni non solo di lesbiche, gay e transgender ma anche di altre minoranze, sessuali e non, nel nostro paese”. (Fabrizio Ungaro)


48 sono i titoli in programma, 21 anteprime nazionali e quattro focus speciali il cinema queer sbarca all’Odeon di Firenze, dal 25 novembre all’1 dicembre 2011, per la nona edizione del Florence Queer Festival. Sul grande schermo saranno presenti, tra gli altri, la vita, le opere e i lati oscuri del leggendario autore americano della Beat Generation nel documentario “William Burroughs: the Man within” di Yony Leyser; uno dei più grandi pianisti e compositori jazz viventi, Fred Hersch, nel documentario “Let Yourself Go: The Lives of Jazz Pianist Fred Hersch” di Katja Duregger (prima nazionale); le torture e persecuzioni in Spagna durante la dittatura di Franco in “El muro rosa” di Enrique del Pozo e Julian Lara; i colori di Frida Kahlo e il suo incontro immaginario con la ballerina Anita Berber nella Berlino degli anni venti in “Frida e Anita” di Liz Rosenfeld; il documentario candidato all’Oscar “We were here” di David Weissman sul dramma dell’AIDS a San Francisco.
In programma anche la prima nazionale di “The Green” di Steven Williford, che annovera nel cast Julia Ormond, nei panni di un avvocato lesbica, alle prese con un caso di molestie e il film indipendente “Weekend” di Andrew Haigh, fresco del successo all’ultimo Festival del Cinema di Roma, sulla relazione tra un bagnino e un artista. E ancora una retrospettiva dedicata al cineasta tedesco, recentemente scomparso, Werner Schroeter (che include anche il documentario in anteprima nazionale “Mondo Lux” di Elfi Mikesch con le testimonianze di Isabelle Huppert e Wim Wenders), un focus sul cinema LGBTQ svedese contemporaneo, una selezione di cortometraggi provenienti dal Kashish 2011 Mumbai International Queer Festival, una giornata dedicata alla lotta all’AIDS e due concorsi video per registi emergenti.


Evento inaugurale, 25 novembre ore 20.30
Il Trionfamento del Noi. un nutrito gruppo di gay canterini, presenterà un medley di canzoni che esprime tutto il queer di cui è capace.
A seguire sarà proiettato il film “Fit” di Rikki Beadle Blair, un gioioso omaggio al ritmo, alla recitazione, alla danza e alla vita attraverso le storie di sei teenager inglesi che frequentano una corso di danza alle scuole superiori e si interrogano sulla sessualità: le lezioni di ballo diventano incontri terapeutici sulla diversità, sui sentimenti repressi, sulla paura del coming out.
"Il Florence Queer Festival è una manifestazione culturale di impegno e crescita sociale che offre a tutta la cittadinanza una ricca rappresentazione artistica della comunità gay, lesbica e transgender e un’occasione di stimolo e riflessione per combattere i pregiudizi, gli stereotipi e le discriminazioni"( Bruno Casini e Roberta Vannucci direttori artistici )




sabato 19 novembre 2011

La Kryptonite nella borsa-L'accettazione della diversità



"Quando ho scritto la Kryptonite nella borsa non avrei mai pensato che ne avrei tratto un film".
Ivan Cotroneo, scrittore e sceneggiatore di successo per il cinema e la tv, oggi anche regista apprezzato ,che è riuscito nel compito non facile di convincere pubblico e critica all'ultimo Festival del Film di Roma. Ci è riuscito grazie a un film tratto dal libro del 2007, che si inserisce tra i lavori d'autore e le pellicole più commerciali, pur essendo lontano anni luce da cinepanettoni e cinematrimoni all'ombra della torre Eiffel.
Ieri il regista napoletano, prima della proiezione ha incontrato il pubblico del Duel Village di Caserta, accompagnato dai suoi giovani attori Luigi Catani e Vincenzo Nemolato. Sono loro i veri protagonisti della vicenda, due esordienti a cui Cotroneo ha affidato rispettivamente il ruolo principale e la morale del film. “Un set – come ha dichiarato il regista - attorno al quale si sono aggregate molte energie. Ho avuto la fortuna di avere grandi attori, che hanno scelto di prender parte a questo lavoro anche con piccole parti, come il cameo muto di Anita Caprioli. E ho fatto un lungo lavoro di ricerca per i ruoli di Gennaro e Peppino, parte, quest’ultima, per la quale ho visionato più di cinquecento bambini candidati. Ma portare il mio romanzo sullo schermo non è stato difficile grazie ad una troupe felice e consapevole”.
L'immagine d'apertura della pellicola è il primo piano del viso di un bambino: una massa di riccioli neri e un enorme paio di occhiali che nascondono due occhioni blu e davanti ai quali sfila un mondo variopinto e strampalato. Siamo nella Napoli degli anni '70 dei figli dei fiori e il bambino miope è Peppino Sansone, nove anni e una famiglia scombinata alle spalle.(....)
“Le storie, dei libri come dei film - dice Cotroneo - possono essere importanti per parlare del mondo in cui viviamo”.
E a ben vedere, il mondo del 2011 non è così diverso, a eccezione che oggi non si ha neanche più un eroe immaginario salvifico che ci afferra la mano mentre cadiamo. Non c’è niente di scontato in questa storia, che non scade nella commedia facile infarcendola di trash e battute volgari, ma in modo lieve e delicato veicola messaggi e invita all’accettazione della diversità. In fondo “a stare un po’ da soli, a essere un po’ particolari, non c’è nulla di male”.
(Angela Lonardo)



lunedì 14 novembre 2011

Video su Carta-Invideo 2011 Mostra internazionale di video e cinema oltre


INVIDEO 2011 Mostra internazionale di video e cinema oltre distanze variabili, XXI edizione dal 16 – 20 novembre.
Le nuove tendenze della produzione internazionale: 62 opere da 20 paesi, Milano, IED, Via Sciesa 4 (tram 9; 12; 27; 29/30 – bus 60; 73).




Video su Carta è un viaggio nell’immaginario di Perino & Vele, alla ricerca del movente creativo della loro produzione. Un preludio piuttosto che una presentazione dell’opera.Tre autori, due visioni a confronto, quella di un pittore-regista, Matarazzo, e quella di Perino e Vele, in cui la peculiarità della tecnologia audiovisiva e la tecnica della cartapesta si incontrano, si urtano e si armonizzano in un dialogo incessante dal quale scaturiscono infinite possibilità.

VIDEO SEGNALATO PER IL NASTRO D’ARGENTO 2012
proiezione: Domenica 20 nov. ore 18.30



Antonello Matarazzo è pittore, regista e video artista. Il suo lavoro si colloca nella più recente tendenza ("Medialismo") intesa come integrazione dei vari media (fotografia, pittura, video ecc.). Dal 2000, data del suo cortometraggio d'esordio, The Fable (18° Bellaria Film Festival) - prodotto da Fuori Orario (Raitre) - ha affiancato il video alla produzione di opere "fisse", partecipando a numerosi festival cinematografici nazionali ed internazionali ,presente alla 54° Biennale di Venezia nel Padiglione Italia (Campania).



link
http://www.mostrainvideo.com/invideo/pagina.phtml?explode_tree=66
http://www.artribune.com/2011/06/un-film-per-perino-e-vele-dopo-la-preview-alla-fondazione-pomodoro-un-passaggio-su-artribune-television

info
INVIDEO by aiace
c/o Fabbrica del Vapore
Via Procaccini 4
20154 Milan - Italy
Tel: +39-02-76115394
Fax: +39-02-75280119
info@mostrainvideo.com

domenica 30 ottobre 2011

La bella statuina: Spielrein secondo Cronenberg

di Francesca Molfino (fonte : Il Paese delle Donne)
18/10/2011

Una carrozza che va verso l’ospedale psichiatrico di Zurigo in cui Sabina Spielrein si contorce e urla per l’ agitazione isterica; un'altra carrozza che si allontana dalla casa di Jung con una Sabina che piange compostamente, ormai sposata con un altro e madre di una figlia. Così si apre e si chiude “A dangerous method”, il film di David Cronenberg che riporta nelle sale la storia di Sabina Spielrein. Da quando negli anni Settanta fu scoperto il Diario di Sabina Spielrein, che racconta la sua storia d’amore con Gustav Jung durante le prime applicazioni del metodo psicoanalitico negli ospedali psichiatrici, alla sua vicenda sono stati dedicati libri, saggi, un dramma teatrale e tre film. Prima Ich hiess Sabina Spielrein (Mi chiamavo Sabina Spielrein) della regista svedese Elisabeth Marton, uscito nel 2002, con un’ impostazione di fedele ricostruzione storica; poi Prendimi l’anima del regista Roberto Faenza, uscito nel 2003, centrato esclusivamente sulla passione amorosa tra Jung e la paziente Spielrein; e oggi il film di Cronenberg, nel quale sono presenti i tre protagonisti della storia: Freud, Jung, Spielrein.

Quale il motivo di tanto interesse? Sicuramente i due personaggi maschili: Freud e Jung, padre e figlio della psicoanalisi che nasce proprio in quegli anni; e poi Sabina, la "piccola" ebrea russa, diventata per le donne un prototipo della paziente sedotta e dimenticata, ma anche di una donna coraggiosa, anticonformista, eccentrica che combatte, ma non vince, i padri fondatori. Ma penso che sia soprattutto il tema di fondo ciò che continua ad attrarre: la discrepanza tra ciò che si desidera e la sua realizzazione; tra parlare, riflettere da una parte e vivere, agire le proprie pulsioni dall’altra. In questa storia certamente si ripropone una predominante realtà dei nostri giorni: quella di scaricare ogni desiderio, piuttosto che fermarsi rispetto alla soddisfazione e considerare le conseguenze dei propri atti. In questo la psicoanalisi è una metafora della vita. Freud vuole dare alla relazione psicoanalitica le caratteristiche di un metodo scientifico: l'analista metterà in ombra i suoi desideri, si asterrà dal realizzarli, privilegiando la sua funzione di schermo bianco su cui si proietta la vita del paziente. Jung, invece, pensa che solo vivendo - qualche volta anche “indegnamente”- i propri sentimenti, si può aiutare il paziente. Nel caso di Sabina Spielrein infatti contraccambia l’amore della donna, ma poi se ne ritira. Lo scandalo della relazione tra paziente e medico scoppia: sembra che la moglie di Jung abbia scritto una lettera anonima alla madre di Spielrein; Jung preoccupato delle voci scrive al suo maestro-padre Freud che la relazione di amicizia, concessa per rafforzare la terapia del suo “caso clinico da manuale”, ha messo in “moto una rotella imprevista” per cui la paziente voleva sedurlo e ora respinta “sta maturando la vendetta.” Freud molto benevolmente rassicura il suo "principe ereditario": incidenti del genere con le pazienti ingrate, sebbene dolorosi, sono necessari e difficilmente ci si può sottrarre ad essi. E aggiunge: “La capacità di queste donne di metter in moto come stimoli tutte le astuzie psichiche immaginabili, finché non abbiano raggiunto il loro scopo, costituisce uno dei più grandiosi spettacoli della natura”.

Ma Sabina non si ferma. Dopo essere uscita dall’ospedale psichiatrico si è laureata in medicina e psichiatria, ha poco più di vent’anni e racconta a Freud la sua versione dei fatti. Non solo ottiene che Jung scriva onestamente a Freud quanto è successo, ma rimprovera anche Freud di non averle accordato “un colloquio senza la minima riserva”, pur di “evitare un momento sgradevole”. “Neppure il grande 'Freud' , dice Sabina, riesce sempre a rendersi conto delle sue debolezze “. Freud accetta con benevolenza la confessione, il pentimento, le autoaccuse di Jung sulla bassezza del suo comportamento dettata dalla paura, anzi aggiunge che avrebbe tollerato anche "misfatti maggiori", da parte sua. Finché Jung è il profeta che dovrebbe diffondere le sue teorie fuori da Vienna e dagli ambienti ebraici, è scusabile. Poi, dopo la rottura con lui, lo attaccherà in ogni occasione, cercando di far condividere le sue critiche anche da Sabina Spielrein, che nel frattempo è diventata sua allieva. Sabina partecipa alle riunioni degli psicoanalisti di Vienna e presenta le sue dissertazioni, che dopo dieci anni saranno il punto di partenza per le teorie di Freud sull’ ”istinto di morte”.

In un’ intervista, Cronenberg ha detto che la motivazione profonda per fare A Dangerous Method era stata quella di far ‘risorgere’ Freud, parlare con lui, con la sua voce, attraverso una vicenda drammatica. Tutti i critici sono rimasti stupiti per l’inusuale realismo di Cronenberg. Che vorrebbe riportare in vita quei grandi personaggi con una ricostruzione a dir poco minuziosa: l’attenzione all’ambiente (i luoghi, la poltrona di Freud), alle parole (con le trascrizioni fedeli delle lettere tra i protagonisti), alla caratterizzazione visiva dei personaggi (Jung sempre con la pipa, Freud sempre con il sigaro). Secondo me invece questa meticolosità, una sorta di iperrealismo storico, algido, produce l’effetto di una realtà fuori del tempo, come quando ci troviamo in mezzo alle statue dei musei della cera. Se Freud e Jung sono i “ritratti” di se stessi, anche le figure femminili sono di maniera: la moglie di Jung ha un aspetto sempre dolce, luminoso, materno ma distante, e Sabina Spielrein è ribelle ma soggiogata, ha un corpo anoressico, coperto da leggiadre camicette bianche ricamate. Le scene di sesso ritenute scabrose per le sculacciate di Jung, non sono molto erotiche, ma rappresentano le interpretazioni del regista della storia clinica di Sabina.
Il tema centrale - la sfrenatezza del desiderio e la necessità dei limiti - è rappresentato dalle figure di Freud, Jung e Spielrein che vengono fuori dal film come dei concettosi riassunti, leggibili su Wikipedia. Tanto più sono state ricostruite scene, ambienti e parole, tanto più i protagonisti rimangono sconosciuti e estranianti. Anche la breve apparizione di Otto Gross, un medico, paziente anch’esso di Jung, che predica la poligamia e la soddisfazione di ogni pulsione, serve solo a illustrare la tesi che si può essere liberi di soddisfare ogni desiderio. Forse questa è la misura del linguaggio di Cronenberg, far perdere l’illusione agli spettatori che i personaggi cinematografici siano dei modelli reali, fatti di carne e ossa, mentre sono solo espressioni o visualizzazioni di teorie.Il destino delle persone emerge, più che nelle immagini, nelle didascalie dopo la fine del film .

domenica 23 ottobre 2011

Diversa-La storia di Laure in Tomboy



"Non ci sono libri che raccontano quello che volevo raccontare io: una ragazzina che mette il suo piccolo fallo di pongo nella scatolina dei dentini! Ma certamente ho pensato all'Argent de poche di Francois Truffaut e ai film di Spielberg, nei quali crescere è una grande avventura. E poi tanto è frutto dei miei ricordi personali dell’infanzia."(Céline Sciamma)




La storia è quella di Laure (Zoé Héran), 10 anni, appena trasferita in un nuovo quartiere di Parigi con la famiglia. La bambina, capello corto e calzoni, sembra un maschietto e decide di presentarsi come tale.
Tutto si consuma in una breve luminosa estate, concludendosi attraverso il piccolo trauma di uno smascheramento che forse non lascerà traccia o forse sì, come un primo bacio o una prima vampata di vergogna.

Tomboy di Céline Sciamma Francia 2011.

martedì 4 ottobre 2011

Another Earth



Pellicola fantascientifica scritta, diretta e montata da Mike Cahill.

"Mentre viene scoperto dagli astronomi un pianeta identico alla Terra un vero e proprio duplicato del nostro Mondo, Rhoda, un'ambiziosa studentessa del MIT e John, un famoso pianista, hanno un tragico incidente stradale..."

Il regista ha spiegato come ha lasciato aperto il finale di un film girato con tante idee e un budget minimo: "Mi piace che il pubblico completi il significato del film. E' come se io come regista, con il mio film ponessi le basi per una sorta di ponte: lo spettatore finisce il lavoro, dall'altra parte, cementando gli ultimi mattoni. Forse è merito anche del budget a disposizione, che ci ha permesso allo stesso tempo di lasciare spazio all'immaginazione del pubblico e di dover sfruttare al massimo la nostra creatività. Come ad esempio per la scena dell'incidente. Non avevamo molti mezzi, ma volevamo che si vedesse e abbiamo dovuto escogitare qualcosa di diverso, o quantomeno inusuale, per mostrare l'impatto. E' un film low budget. Ma avevamo il necessario per realizzare il nostro progetto. Abbiamo fatto esattamente il film che desideravamo, siamo stati molti liberi e fortunati".

venerdì 29 luglio 2011

Fino alla fine del mondo


Fino alla fine del mondo,(Wim Wenders 1991) ambientato in un futuro ipertecnologico in cui, tra le altra cose, è possibile registrare e rivedere i propri sogni. Claire è la ragazza affetta da "mania onirica", drogata dei propri sogni. Sam è il suo uomo, drogato anch'egli di tecnologia e immagini.


Wenders dichiarava: "trovo straordinario che l'immagine, diversamente dal pensiero, non imponga alcuna opinione alle cose. In ogni operazione del pensiero è sempre implicito anche un giudizio sugli oggetti, sugli uomini, su una città o su un paesaggio. Il vedere, invece, trascende dalle opinioni; guardando una persona, un oggetto, o il mondo noi sviluppiamo un rapporto autentico, un'attitudine sganciata da qualsiasi giudizio, in fondo percepiamo a livello puro. L'atto del vedere è percezione e verifica del reale, ovvero un fenomeno che ha a che fare con la verità, molto più del pensiero, nel quale invece ci smarriamo più facilmente allontanandoci dal reale. "


La malattia di Claire è la malattia delle immagini, curata da un'arte molto più antica e più semplice, con una narrazione, con la parola. E Eugene, lo scrittore che segue lo sviluppo del morbo, non ha altri strumenti se non mostrarle la sua immagine riflessa usando il linguaggio. Le sue parole effettivamente guariscono Claire: leggendo la propria storia lei si libera della malattia delle immagini.


giovedì 16 giugno 2011

…Film da leggere…

 

Da oggi anche i sordi possono vedere i film

Interessante, e innovativo, oltre che curioso e tecnologicamente avanzato, il progetto ‘Leggi il film – prime visioni al cinema per i non udenti’, presentato ieri al cinema Moderno di piazza della Repubblica a Roma. Il progetto permetterà, a partire da venerdì 17 giugno, e per ora solo nei cinema del circuito ‘The Space’ (nata dalla fusione di Warner Village Cinema e Medusa Multicinema, la società The Space è leader nel mercato italiano dell’esercizio cinematografico con oltre 21 milioni di presenze e 347 sale in 34 diverse strutture), agli spettatori non udenti di seguire le proiezioni in prima visione di molti grandi film, sin dal primo giorno di uscita sui grandi schermi italiani. Ieri, per la prima dimostrazione alla stampa, è stato proiettato un estratto dell’ultimo film di e con Nicholas Cage, ‘L’ultimo dei Templari’. Ottima la riuscita dell’esperimento, grazie soprattutto alla tecnologia fornita dai tablet della Samsung, che ha sviluppato e fornito il supporto tecnico necessario per permettere ai non udenti di seguire in tempo reale e con facilità il film in visione grazie all’app (applicazione) MovieReaduing, sulla quale scorrono i sottotitoli del film proiettato.

Il progetto ‘Leggi il film’, proprio per il suo significativo impatto sociale, ha ottenuto il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ieri presente con il sottosegretario Nello Musumeci, e del Ministero delle Pari Opportunità, che ha accolto con favore e interesse l’iniziativa, come pure ha fatto, per il Dicastero dei Beni e delle Attività Culturali, il direttore generale cinema Nicola Borrelli. A permettere la riuscita dell’esperimento sono dunque tre grandi associazioni come Universal Multimedia Access, Samsung e The Space Cinema, ma l’iniziativa è sostenuta anche dall’Ens (Ente nazionale sordi), ieri presenti con la presidente, Ida Colluy, e dalla Fiadda (Famiglie italiane associate per la difesa dei diritti delle persone audiolese), cui ha dato voce, sempre ieri, il presidente Antonio Cotura. E così, dunque, dal 17 giugno chiunque, attualmente escluso dalla visione dei gran film per problemi di udito, potrà liberamente scegliere quale film vedere, recarsi in una struttura del circuito ‘The Space’ e utilizzare uno dei tablet messi a disposizione da Samsung. Non resta che dire, agli amici sordi, buona visione!. Lo spettacolo, anche per loro, può cominciare.

tratto da Vita.it

martedì 31 maggio 2011

Rosa Barba


Una delle artiste tra le più affermate dell'ultima generazione e non solo in Italia, nata ad Agrigento nel 1972, vive e lavora a Berlino . Il suo lavoro abbraccia cinema e teatro, suono e testo. Il Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea, di Rovereto (Trento) ospita "Rosa Barba. Stage Archive" fino al 28 agosto.


Il titolo della mostra, letteralmente "Palcoscenico-Archivio", si riferisce proprio all'archivio del museo (al piano seminterrato) che grazie alle installazioni dell'artista è messo in relazione con le sale espositive ai livelli superiori. Lo spazio assume un valore temporale e viceversa e presente, passato e futuro si fondono assieme in un tutt'uno, fino a comporre nel loro insieme un'unitaria installazione filmica e sonora simile a un “balletto meccanico” di ispirazione futurista.
"Il linguaggio visivo e l’immaginazione della realtà mi permettono di intraprendere un nuovo percorso e osservare e commentare la storia dal suo interno. È un punto di vista nel quale si è invitati a entrare e sperimentare. Il mio lavoro è permeato di ricerche sociali e culturali, la rappresentazione dei soggetti è una specie di costruzione di monumenti particolari."
Nelle sue installazioni, Rosa Barba si avvale di tutti gli elementi che compongono il linguaggio cinematografico: la componente visiva, quella sonora e quella testuale, utilizzandole separatamente (It's gonna happen, 2005) o combinandole in modo inatteso per sollecitare nello spettatore una percezione nuova dell'oggetto filmico.