venerdì 3 aprile 2015
d: foto
lunedì 21 ottobre 2013
Cinema al quadrato - Il cinema che si racconta - III edizione
giovedì 7 marzo 2013
VIDEO - Il cavallo di Torino
sabato 9 febbraio 2013
Aridatece gli spaghetti-western
martedì 20 novembre 2012
VIDEO
Io e te ( 2012) film diretto da Bernardo Bertolucci, liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti.
giovedì 15 novembre 2012
VIDEO
Pelle di serpente
sabato 19 maggio 2012
APP/EVENTI
STRADE D'EUROPABERLINO
DAL 28 APRILE 2012
FINO A NOVEMBRE
curatore Giampiero Poggiali Berlinghieri
Berlino ospita l'arte di frontiera sempre in movimento e in fermento
come la città stessa, centro d'Europa e simbolo di modernità e di cultura del nostro tempo.
scopo della mostra è erigere finalmente l'arte moderna ad arte eterna
a dare finalmente la collocazione che merita alla produzione attuale sempre tacciata di immediatezza e transitorietà.
ma è questa produzione che getta l'occhio sulla realtà, sul mondo che viviamo e che è il futuro.
sei strade, sei artisti accomunati dalla visione intuitiva, immediata espressa da visioni fantastiche pervase da energia e invenzione.
CINEMA
"WORKERS"
pronti a tutto
dall'11 maggio nelle sale
il film che ride, tra molte fatiche, dell'Italia dei precari
Il tema non è nuovo per la produzione cinematografica dell'ultimo anno.
ma il film di lorenzo Vignola racconta storie di giovani che si adattano, si reinventano, fregandosene di mirare al fine ideale, ma con la consapevolezza di dover "fare per campare"....
un mondo in cui non si ha niente da perdere, a volte quello che si fa, semplicemente diverte..
sicuramente meglio che deprimersi ad aspettare o ad inseguire...
BARI
FIERA INTERNAZIONALE D'ARTE CONTEMPORANEA
18/20 maggio 2012
Bari riapre le porte all’arte internazionale.
I nomi più conclamati dell’arte del ‘900 e tante opere di artisti di nuovissima generazione saranno riuniti in una superficie espositiva netta di circa 5.000 mq. nel nuovissimo padiglione della Fiera del Levante di Bari per l’appuntamento Expo Arte 2012.
interessanti proposte dal mondo dei giovani talenti, promesse del futuro dell'arte nazionale.
martedì 24 aprile 2012
quartieri....
martedì 7 febbraio 2012
Un premio e un film per ricordare Nino Gennaro, intellettuale maudit con la voglia di cambiare il mondo


sabato 7 gennaio 2012
Charles Addams (1912-1988)

martedì 22 novembre 2011
MONDO LUX - Die Bilderwelten des Werner Schroeter
lunedì 21 novembre 2011
Florence Queer Festival 2011- all’insegna delle differenze e del valore sociale



sabato 19 novembre 2011
La Kryptonite nella borsa-L'accettazione della diversità


lunedì 14 novembre 2011
Video su Carta-Invideo 2011 Mostra internazionale di video e cinema oltre

domenica 30 ottobre 2011
La bella statuina: Spielrein secondo Cronenberg
18/10/2011
Una carrozza che va verso l’ospedale psichiatrico di Zurigo in cui Sabina Spielrein si contorce e urla per l’ agitazione isterica; un'altra carrozza che si allontana dalla casa di Jung con una Sabina che piange compostamente, ormai sposata con un altro e madre di una figlia. Così si apre e si chiude “A dangerous method”, il film di David Cronenberg che riporta nelle sale la storia di Sabina Spielrein. Da quando negli anni Settanta fu scoperto il Diario di Sabina Spielrein, che racconta la sua storia d’amore con Gustav Jung durante le prime applicazioni del metodo psicoanalitico negli ospedali psichiatrici, alla sua vicenda sono stati dedicati libri, saggi, un dramma teatrale e tre film. Prima Ich hiess Sabina Spielrein (Mi chiamavo Sabina Spielrein) della regista svedese Elisabeth Marton, uscito nel 2002, con un’ impostazione di fedele ricostruzione storica; poi Prendimi l’anima del regista Roberto Faenza, uscito nel 2003, centrato esclusivamente sulla passione amorosa tra Jung e la paziente Spielrein; e oggi il film di Cronenberg, nel quale sono presenti i tre protagonisti della storia: Freud, Jung, Spielrein.
Quale il motivo di tanto interesse? Sicuramente i due personaggi maschili: Freud e Jung, padre e figlio della psicoanalisi che nasce proprio in quegli anni; e poi Sabina, la "piccola" ebrea russa, diventata per le donne un prototipo della paziente sedotta e dimenticata, ma anche di una donna coraggiosa, anticonformista, eccentrica che combatte, ma non vince, i padri fondatori. Ma penso che sia soprattutto il tema di fondo ciò che continua ad attrarre: la discrepanza tra ciò che si desidera e la sua realizzazione; tra parlare, riflettere da una parte e vivere, agire le proprie pulsioni dall’altra. In questa storia certamente si ripropone una predominante realtà dei nostri giorni: quella di scaricare ogni desiderio, piuttosto che fermarsi rispetto alla soddisfazione e considerare le conseguenze dei propri atti. In questo la psicoanalisi è una metafora della vita. Freud vuole dare alla relazione psicoanalitica le caratteristiche di un metodo scientifico: l'analista metterà in ombra i suoi desideri, si asterrà dal realizzarli, privilegiando la sua funzione di schermo bianco su cui si proietta la vita del paziente. Jung, invece, pensa che solo vivendo - qualche volta anche “indegnamente”- i propri sentimenti, si può aiutare il paziente. Nel caso di Sabina Spielrein infatti contraccambia l’amore della donna, ma poi se ne ritira. Lo scandalo della relazione tra paziente e medico scoppia: sembra che la moglie di Jung abbia scritto una lettera anonima alla madre di Spielrein; Jung preoccupato delle voci scrive al suo maestro-padre Freud che la relazione di amicizia, concessa per rafforzare la terapia del suo “caso clinico da manuale”, ha messo in “moto una rotella imprevista” per cui la paziente voleva sedurlo e ora respinta “sta maturando la vendetta.” Freud molto benevolmente rassicura il suo "principe ereditario": incidenti del genere con le pazienti ingrate, sebbene dolorosi, sono necessari e difficilmente ci si può sottrarre ad essi. E aggiunge: “La capacità di queste donne di metter in moto come stimoli tutte le astuzie psichiche immaginabili, finché non abbiano raggiunto il loro scopo, costituisce uno dei più grandiosi spettacoli della natura”.
Ma Sabina non si ferma. Dopo essere uscita dall’ospedale psichiatrico si è laureata in medicina e psichiatria, ha poco più di vent’anni e racconta a Freud la sua versione dei fatti. Non solo ottiene che Jung scriva onestamente a Freud quanto è successo, ma rimprovera anche Freud di non averle accordato “un colloquio senza la minima riserva”, pur di “evitare un momento sgradevole”. “Neppure il grande 'Freud' , dice Sabina, riesce sempre a rendersi conto delle sue debolezze “. Freud accetta con benevolenza la confessione, il pentimento, le autoaccuse di Jung sulla bassezza del suo comportamento dettata dalla paura, anzi aggiunge che avrebbe tollerato anche "misfatti maggiori", da parte sua. Finché Jung è il profeta che dovrebbe diffondere le sue teorie fuori da Vienna e dagli ambienti ebraici, è scusabile. Poi, dopo la rottura con lui, lo attaccherà in ogni occasione, cercando di far condividere le sue critiche anche da Sabina Spielrein, che nel frattempo è diventata sua allieva. Sabina partecipa alle riunioni degli psicoanalisti di Vienna e presenta le sue dissertazioni, che dopo dieci anni saranno il punto di partenza per le teorie di Freud sull’ ”istinto di morte”.
In un’ intervista, Cronenberg ha detto che la motivazione profonda per fare A Dangerous Method era stata quella di far ‘risorgere’ Freud, parlare con lui, con la sua voce, attraverso una vicenda drammatica. Tutti i critici sono rimasti stupiti per l’inusuale realismo di Cronenberg. Che vorrebbe riportare in vita quei grandi personaggi con una ricostruzione a dir poco minuziosa: l’attenzione all’ambiente (i luoghi, la poltrona di Freud), alle parole (con le trascrizioni fedeli delle lettere tra i protagonisti), alla caratterizzazione visiva dei personaggi (Jung sempre con la pipa, Freud sempre con il sigaro). Secondo me invece questa meticolosità, una sorta di iperrealismo storico, algido, produce l’effetto di una realtà fuori del tempo, come quando ci troviamo in mezzo alle statue dei musei della cera. Se Freud e Jung sono i “ritratti” di se stessi, anche le figure femminili sono di maniera: la moglie di Jung ha un aspetto sempre dolce, luminoso, materno ma distante, e Sabina Spielrein è ribelle ma soggiogata, ha un corpo anoressico, coperto da leggiadre camicette bianche ricamate. Le scene di sesso ritenute scabrose per le sculacciate di Jung, non sono molto erotiche, ma rappresentano le interpretazioni del regista della storia clinica di Sabina.
Il tema centrale - la sfrenatezza del desiderio e la necessità dei limiti - è rappresentato dalle figure di Freud, Jung e Spielrein che vengono fuori dal film come dei concettosi riassunti, leggibili su Wikipedia. Tanto più sono state ricostruite scene, ambienti e parole, tanto più i protagonisti rimangono sconosciuti e estranianti. Anche la breve apparizione di Otto Gross, un medico, paziente anch’esso di Jung, che predica la poligamia e la soddisfazione di ogni pulsione, serve solo a illustrare la tesi che si può essere liberi di soddisfare ogni desiderio. Forse questa è la misura del linguaggio di Cronenberg, far perdere l’illusione agli spettatori che i personaggi cinematografici siano dei modelli reali, fatti di carne e ossa, mentre sono solo espressioni o visualizzazioni di teorie.Il destino delle persone emerge, più che nelle immagini, nelle didascalie dopo la fine del film .
domenica 23 ottobre 2011
Diversa-La storia di Laure in Tomboy

Tutto si consuma in una breve luminosa estate, concludendosi attraverso il piccolo trauma di uno smascheramento che forse non lascerà traccia o forse sì, come un primo bacio o una prima vampata di vergogna.
Tomboy di Céline Sciamma Francia 2011.
martedì 4 ottobre 2011
Another Earth

"Mentre viene scoperto dagli astronomi un pianeta identico alla Terra un vero e proprio duplicato del nostro Mondo, Rhoda, un'ambiziosa studentessa del MIT e John, un famoso pianista, hanno un tragico incidente stradale..."
Il regista ha spiegato come ha lasciato aperto il finale di un film girato con tante idee e un budget minimo: "Mi piace che il pubblico completi il significato del film. E' come se io come regista, con il mio film ponessi le basi per una sorta di ponte: lo spettatore finisce il lavoro, dall'altra parte, cementando gli ultimi mattoni. Forse è merito anche del budget a disposizione, che ci ha permesso allo stesso tempo di lasciare spazio all'immaginazione del pubblico e di dover sfruttare al massimo la nostra creatività. Come ad esempio per la scena dell'incidente. Non avevamo molti mezzi, ma volevamo che si vedesse e abbiamo dovuto escogitare qualcosa di diverso, o quantomeno inusuale, per mostrare l'impatto. E' un film low budget. Ma avevamo il necessario per realizzare il nostro progetto. Abbiamo fatto esattamente il film che desideravamo, siamo stati molti liberi e fortunati".
venerdì 29 luglio 2011
Fino alla fine del mondo



giovedì 16 giugno 2011
…Film da leggere…
Da oggi anche i sordi possono vedere i film
Interessante, e innovativo, oltre che curioso e tecnologicamente avanzato, il progetto ‘Leggi il film – prime visioni al cinema per i non udenti’, presentato ieri al cinema Moderno di piazza della Repubblica a Roma. Il progetto permetterà, a partire da venerdì 17 giugno, e per ora solo nei cinema del circuito ‘The Space’ (nata dalla fusione di Warner Village Cinema e Medusa Multicinema, la società The Space è leader nel mercato italiano dell’esercizio cinematografico con oltre 21 milioni di presenze e 347 sale in 34 diverse strutture), agli spettatori non udenti di seguire le proiezioni in prima visione di molti grandi film, sin dal primo giorno di uscita sui grandi schermi italiani. Ieri, per la prima dimostrazione alla stampa, è stato proiettato un estratto dell’ultimo film di e con Nicholas Cage, ‘L’ultimo dei Templari’. Ottima la riuscita dell’esperimento, grazie soprattutto alla tecnologia fornita dai tablet della Samsung, che ha sviluppato e fornito il supporto tecnico necessario per permettere ai non udenti di seguire in tempo reale e con facilità il film in visione grazie all’app (applicazione) MovieReaduing, sulla quale scorrono i sottotitoli del film proiettato.
Il progetto ‘Leggi il film’, proprio per il suo significativo impatto sociale, ha ottenuto il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ieri presente con il sottosegretario Nello Musumeci, e del Ministero delle Pari Opportunità, che ha accolto con favore e interesse l’iniziativa, come pure ha fatto, per il Dicastero dei Beni e delle Attività Culturali, il direttore generale cinema Nicola Borrelli. A permettere la riuscita dell’esperimento sono dunque tre grandi associazioni come Universal Multimedia Access, Samsung e The Space Cinema, ma l’iniziativa è sostenuta anche dall’Ens (Ente nazionale sordi), ieri presenti con la presidente, Ida Colluy, e dalla Fiadda (Famiglie italiane associate per la difesa dei diritti delle persone audiolese), cui ha dato voce, sempre ieri, il presidente Antonio Cotura. E così, dunque, dal 17 giugno chiunque, attualmente escluso dalla visione dei gran film per problemi di udito, potrà liberamente scegliere quale film vedere, recarsi in una struttura del circuito ‘The Space’ e utilizzare uno dei tablet messi a disposizione da Samsung. Non resta che dire, agli amici sordi, buona visione!. Lo spettacolo, anche per loro, può cominciare.
tratto da Vita.it
martedì 31 maggio 2011
Rosa Barba
Una delle artiste tra le più affermate dell'ultima generazione e non solo in Italia, nata ad Agrigento nel 1972, vive e lavora a Berlino . Il suo lavoro abbraccia cinema e teatro, suono e testo. Il Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea, di Rovereto (Trento) ospita "Rosa Barba. Stage Archive" fino al 28 agosto.

Il titolo della mostra, letteralmente "Palcoscenico-Archivio", si riferisce proprio all'archivio del museo (al piano seminterrato) che grazie alle installazioni dell'artista è messo in relazione con le sale espositive ai livelli superiori. Lo spazio assume un valore temporale e viceversa e presente, passato e futuro si fondono assieme in un tutt'uno, fino a comporre nel loro insieme un'unitaria installazione filmica e sonora simile a un “balletto meccanico” di ispirazione futurista.
"Il linguaggio visivo e l’immaginazione della realtà mi permettono di intraprendere un nuovo percorso e osservare e commentare la storia dal suo interno. È un punto di vista nel quale si è invitati a entrare e sperimentare. Il mio lavoro è permeato di ricerche sociali e culturali, la rappresentazione dei soggetti è una specie di costruzione di monumenti particolari."
Nelle sue installazioni, Rosa Barba si avvale di tutti gli elementi che compongono il linguaggio cinematografico: la componente visiva, quella sonora e quella testuale, utilizzandole separatamente (It's gonna happen, 2005) o combinandole in modo inatteso per sollecitare nello spettatore una percezione nuova dell'oggetto filmico.





