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martedì 2 dicembre 2014

Andrea Casillio - writer in sedia a rotelle




Andrea Casillio in arte Kasy23, 33 anni  primo writer italiano disabile. Era il 2005 quando un’infezione fulminante del midollo osseo, di origine sconosciuta, nel giro di una notte gli ha tolto la possibilità di camminare sulle proprie gambe, Così Andrea è  diventato un writer di professione,  tiene corsi per ragazzi e realizza graffiti su commissione per le amministrazioni locali, gli oratori, le scuole, per eventi e manifestazioni. 
"La passione per i graffiti  nasce da quando ero bambino. E’ stato come un sogno vedere questi colori che comparivano sui muri della città, chiedersi da dove arrivavano, chi erano queste persone sconosciute che vagavano nella notte per fare questi lavori. Questa mia curiosità, questo mio interesse è stato così grande che da quel giorno ho cominciato una ricerca su come potermi avvicinare a questo mondo…Ho incontrato un mio compagno di scuola che li faceva e da lui ho cominciato a farmi dare le prime dritte e da quel giorno ho preso in mano questa bomboletta e non l’ho più mollata".




I suoi lavori si possono ammirare a Bergamo- alla stazione di Chiuduno  o sui muri del carcere di Bergamo, dove ha dipinto i personaggi del cartone “Up”.   Molte le opere di Andrea Casillo sono esposte in  mostre e fiere, come il Motorshow di Bologna.
"A volte ho la schiena a pezzi dopo aver lavorato, oppure faccio fatica a trovare luoghi accessibili ma riuscire a dipingere nonostante il trauma fisico mi ha dato una grande forza. Spesso dipingo su tele che poi vengono appese in alto, è molto stimolante questo perchè mi sembra di arrivare lì dove fisicamente non sarei mai arrivato."




fonte www.superabile.it
info : http://www.kasy23.it

sabato 5 aprile 2014

Contraddizioni - Filippo Minelli


"Sono stato colpito  da come in questi anni lo sviluppo tecnologico riesca a far dialogare la gente sui social network, ma invece di dare più libertà alle persone, la gente viene ingabbiata. Ormai il 90 per cento dei discorsi dei giovani ruota intorno a Facebook , la realtà diventa solo quella di quei mezzi, ma è una sorta di pubblicità personale, sembra che la vita sia quella finta. Il mondo reale, però, è una cosa diversa dall'Occidente. Anche io  uso questi strumenti, ma la gente viene presa da una sorta di distacco percettivo. Google, ad esempio, non sembra pericoloso, ma ormai fa parte della vita di milioni di persone e il fatto che nessuno ne parli dimostra quanto non ci si renda conto di ciò che si fa". Filippo Minelli


Flickr" (2007); Phnom Penh, Cambogia


Quando si digita " Flickr " o " Facebook" o " YouTube" in un browser , cerchiamo di entrare in reti sociali e godere di una comunicazione sicura e l'interazione con un vasto numero di utenti da tutto il mondo . La maggior parte di noi dà per scontato che queste parole sono comprensibili per gli altri nello stesso modo , ma cosa succede se invece di digitare queste parole su una tastiera li dipingiamo sui muri delle baraccopoli in Mali , Cambogia e Vietnam ? certamente cambierebbe il loro significato  .
Negli ultimi anni l'artista italiano ha prodotto land art che consiste nello scrivere i nomi delle reti e le aziende sociali sulle pareti delle baraccopoli nei paesi in via di sviluppo. L' obiettivo del progetto  "contraddizioni"  è " di sottolineare il divario tra la realtà in cui ancora viviamo e il mondo effimero delle tecnologie . "
Le opere di Minelli sono presentate come saggi fotografici,  creano una sorta di perturbazione cognitiva ,vedere "YouTube ", dipinto sulle pareti di una baraccopoli in Cambogia , piuttosto che nei nostri schermi è contraddizione linguistica e politica?
L'esistenza  ora  è non solo definita topologicamente , ma è anche prevedibile, il futuro può anche essere previsto attraverso i dati on-line  in  questa situazione  c'è poco spazio per la libertà umana .


"Second Life" (2007); Phnom Penh, Cambogia


Minelli  dipingendo  la scritta  " Second Life " sui muri dei bassifondi della Cambogia , indica l'esistente  contraddizione tra questi due mondi ( il capitalismo tecnologico avanzato e la sua detriti sociale ) - ed è anche la divulgazione dei limiti imposti da queste reti sociali . Queste reti ,  di Internet in generale , sono il culmine  dell'esistenza umana , la sostituzione di stare con gli esseri ( gli oggetti) - con l'organizzazione tecnologica globale del mondo .
Fotografie dell'artista  non sono punti di arrivo per la nostra contemplazione estetica , ma piuttosto punti di partenza per cambiare il mondo . Il fatto che Minelli ha ora esteso il suo progetto a diverse parole ( "Control - Alt - Delete " e " democrazia" ) sulle frontiere pericolose ( Qualandyia Checkpoint ) e nelle nazioni instabili ( Mauritania) è un'indicazione che il suo lavoro è guidato dalla speranza di emancipazione , cioè, la salvezza .


YouTube" (2007); Phnom Penh, Cambogia


Filippo Minelli, nato a Brescia il 16 febbraio 1983, è un graffiti-writer concettuale , si è dedicato per una decina d’anni ad azioni di  comunicazione urbana. Il suo percorso nella graffiti art tradizionale inizia a metà anni novanta ma le produzioni graffiti non riusciranno mai a soddisfare pienamente l’artista. Nel duemila Filippo inizia a sperimentare azioni di comunicazione urbana sull’onda  del movimento "Street Art" del quale è un pioniere per l’Italia.
"l'arte di Filippo Minelli costringe sia il frequentatore occasionale delle sue opere, sia i suoi appassionati, ad una ginnastica intellettuale, stuzzicando nelle menti graffianti contrasti"Vittorio Sgarbi


fonte : http://opinionator.blogs.nytimes.com
http://www.filippominelli.com/

sabato 26 ottobre 2013

Borondo




Borondo (Segovia 1989, vive e lavora a Madrid) artista spagnolo conosciuto in Italia per la sua presenza al festival di street art OUTDOOR 2012 e con la personale ISTEROFIMìA alla galleria romana 999Contemporary, arriva a Roma nel 2011 a soli 22 anni grazie ad una borsa di studio vinta presso l’Accademia di Belle Arti della capitale, dove si è subito imposto sulla scena street-art divenendo una delle giovani promesse dell’arte contemporanea.


  Borondo realizza le sue opere  principalmente nello spazio urbano le  quali  interagiscono con strutture architettoniche e superfici di ogni genere. Il suo  stile è basato su un uso misurato del colore,  rappresenta principalmente  figure umane antropomorfe che esprimono, attraverso conturbanti pose, il loro carico emozionale , corpi umani  dipinti attraverso l’impiego di tinte monocrome che si amalgamano alla perfezione con gli edifici su cui sono realizzate.  Egli ha realizzato murales in numerose nazioni europee: dalla penisola iberica alla Polonia, dall’Italia (Roma) alla Grecia (Atene). Nel 2012, in primavera, viene chiamato a Madrid per un mostra insieme all’artista cinese An Wei, a luglio é il festival di street art internazione di Roma Outdoor. In agosto è in Polonia, patria dei grandi murales per una campagna di arte pubblica legale ed illegale dove si distingue per qualità e profondità delle sue rappresentazioni. In seguito sono Lorenzo Marsili e Valeria Cicala, organizzatori di Lungo il Tevere Roma, la più grande manifestazione estiva romana a volere una sua grande installazione di acciaio e vetro in mostra permanente sul lungotevere e a conferirgli il premio LTR ART AWARD come miglior artista emergente.


"Il suo lavoro si basa su ‘un’estetica classica espressa attraverso un linguaggio ultra-contemporaneo ma allo stesso tempo antico, anzi primordiale ". Simone Pallotta  storico dell’arte
http://borondo.blogspot.it/

sabato 11 febbraio 2012

Dunque ci sei?



Brides On Fire by David Walker



Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso? La rete aveva un solo buco e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo. Ascolta, come mi batte forte il tuo cuore.
Wislawa Szymborsk









mercoledì 28 dicembre 2011

venerdì 2 dicembre 2011

Slinkachu–Little People. A tiny street art project

Little People” è un progetto di street art e fotografia nato a Londra nel 2006 da Slinkachu. Poetico, realizzato a mano, davvero bello, si tratta di piccolissime installazioni metropolitane in cui personaggi della vita quotidiana realizzano dei set raccontando scene urbane. I Little People nascono dal desiderio di riflettere e far riflettere sul sentimento di solitudine e melancolia che vivere in una grande città può generare: guardando i grattacieli che costituiscono il paesaggio tipico di una metropoli, sfido chiunque di noi a sentirsi più grande di queste miniature. Ma sempre con uno sfondo di umorismo e di empatica che ci permette di identificarci con i personaggi. Delizioso anche il progetto collaterale “The Inner City Snails”, in delle lumache sono state decorate e poi lasciate libere di continuare il loro lavoro in giro per londra: una satire della street art e del nostro dediderio/bisogno di coprire ogni superficie con graffiti, simboli, pubblicità. Oltre a trovarli online (consiglio  di guardare il sito e in particolare alla sezione “art” che contiene diverse gallerie fotografiche), i Little People sono stati raccolti in un libro che contiene i set fotografici più belli, “Little People in the City: The Street Art of Slinkachu” occhio ai titoli di ogni set che costruiscono una sottile narrativa sovrapposta alle immagini.

penelope.di.pixel

lunedì 1 agosto 2011

Murale di Milwaukee



L'opera di Haring sarà esposta al Museo La Civitella di Chieti fino al 19 febbraio del 2012. Lungo 30 metri, alto 2 metri e mezzo realizzato dal genio del graffitismo appena venticinquenne, in occasione dell’apertura del Museo Haggerty di Milwaukee.



Ventiquattro pannelli in legno, che riassumono tutto il vocabolario figurativo di Haring, L’artista riteneva, infatti, che bambini e cani fossero tra le immagini più amate e riconoscibili, scelte non a caso all’inizio della sua carriera come firma per rendere la sua arte facilmente riconoscibile da quella di tanti altri che, come lui, avevano optato per la strada come spazio deputato alla creatività. «All'inizio la mia firma fu un animale - raccontava Haring - che diventò sempre più simile a un cane. Poi cominciai a disegnare un bambino che andava a quattro zampe e più lo disegnavo e più è diventato The Baby»



venerdì 22 aprile 2011

STREET ART







Lo sviluppo di una ricerca personale si trasforma in una mostra collettiva, alla ricerca di autori sospesi nel mondo graffiti writing e street art. Un esempio della creatività che dalla strada approda allo spazio espositivo, dove perfetti sconosciuti (al mondo delle gallerie d’arte) incontrano autori con alle spalle un personale percorso professionale e artistico.
Bellissimi i graffiti aventi come soggetto donne musulmane. La donna musulmana come protagonista della vita contemporanea è un vero caso isolato nella scena street arte non solo.
La mostra è un percorso di avvicinamento a REWRITING, la sesta edizione di una rassegna sempre rivolta al fenomeno graffiti writing e street art performativa. Si svolgerà nella primavera 2011 a TORINO e darà modo ai visitatori di ammirare gli artisti all'opera.


sabato 16 aprile 2011

Bengasi, morte di uno street artist

 

 

bengasiSi chiamava Kais al Hilali e per aver dipinto questa immagine di Gheddafi su una rotatoria di Bengasi è stato ucciso da dei cecchini. Non sappiamo molto di lui,  se non le immagini che sono girate in questi giorni. E che evidenziano una grande forza espressiva, una capacità di declinare l’arte nel senso di una lotta di libertà. Questa immagine  di Gheddafi era apparsa un paio di settimane fa sul Corriere della Sera, senza nessun riferimento al suo autore. Campeggiava in mezzo ad una pagina, evidenziando una forza che mi aveva colpito: aveva fatto bene il grafico a sceglierla per dare un senso del sentimento che stava sollevando tanti libici contro Gheddafi. Oggi, navigando per blog, ho scoperto chi ne era l’autore: la morte lo ha portato alla ribalta. Altrimenti questo street artist di straordinaria grinta illustrativa sarebbe rimasto nell’anonimato. È un destino che fa pensare a tante cose: al talento degli ignoti, alla forza che le immagini ancora possono trasmettere, al pericolo che possono evocare. Il Gheddafi di Kais al Hilali è un Gheddafi che parla con il suo volto, con quegli occhi iniettati di rosso, con quella bocca abbruttita dalla crudeltà. Più che un ritratto è un implacabile epitaffio. Mi veniva in mente che per produrre un’immagine così non basta l’odio politico. Ci vuole anche un senso della drammaticità della situazione, della mostruosità che il potere a volte assume. C’è molto dolore in questo murales; è per questo che sa essere così implacabile.

Giuseppe Frangi

sabato 2 aprile 2011

Banksy






È uno dei maggiori esponenti della street art.
Banksy è lo pseudonimo di un artista inglese. Nessuno sa chi si nasconde dietro questo pseudonimo.
Un vero e proprio controsenso in un epoca dove tutti cercano il loro quarto d’ora di gloria, anche a costo di rendersi ridicoli in show televisivi di varia fattura. La tecnica che preferisce per i suoi lavori di guerrilla art è lo stencil. Banksy adotta questa tecnica perchè è molto più precisa e più veloce . Precisione di esecuzione e velocità di azione sono fondamentali nel suo campo, dato che il writing, per quanto possa essere d’autore, è pur sempre considerato crimine.
I suoi disegni si distinguono per la loro originalità oltre che per la tecnica. Messaggi contro il capitalismo, contro il consumismo esasperato, contro la società dello show business e contro la videosorveglianza. Il tutto trattato con un’ironia dissacrante ha fatto diventare la street art un fenomeno apprezzato mondialmente.

Mara




giovedì 24 marzo 2011

True colors

Un flusso incessante di suoni, forme e colori, quasi un concerto per immagini questo True Colors, tra videoarte, videoanimazione e street art, realizzato da Tomislav Topic e dalla troupe di Quintessenz-Creation. Il video si presenta col sottotiolo ‘Old tecnique – New Style‘, perché la tecnica è quella della stop-motion, ma lo stile è sicuramente originale perché cerca di superare i limiti imposti dalle dimensioni e dai materiali. Tutto comincia con un bambino che tira un calcio ad una torretta di cubi bianchi. Come per magia le forme si animano, sono linee composte da singole unità di misura. Pattern a forma cubica che ricordano i pixel per il modo in cui si vengono a formare le curve. Senza interrompere il flusso, dalla pittura sulle pareti si ritorna all’utilizzo della plastica colorata che esce dai muri e si conclude con l’artista-performer che colora ed è colorato. Per la realizzazione ci sono voluti quasi 5 mesi di lavori (all’interno di edifici abbandonati in una ex caserma nella zona di Hildesheim), 150 litri di vernice, 250 metri quadrati di legno, 350 metri lineari di materiale da costruzione e vari altri materiali. Il prodotto finale è costituito da circa 5000 immagini consecutive ma nessun effetto digitale è stato usato in fase di post-produzione.

Lorenzo Mazza