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lunedì 9 gennaio 2012

ILMATAR -La figlia dell'aria



All'inizio del tempo, negli ampi recinti dell'aria, sotto la volta di un cielo infinito, si muoveva una eterea e leggiadra fanciulla.
Ella era Ilmatar, la Figlia dell'Aria, così chiamata perché aveva preso vita spontaneamente nell'elemento aereo. Altri la chiamano tuttavia Luonnotar, la Figlia della Natura, forse perché la sua essenza si confondeva con gli elementi di cui era parte.
Ilmatar era sola. Completamente sola. Nessuno si accompagnava a lei. Per lungo tempo, ella rimase vergine, galleggiando nell'aria limpida. Finché Ilmatar si annoiò di questa vita e discese lentamente verso il basso, calandosi sulle onde di un mare infinito. A quel punto soffiò un vento di tempesta, le onde si levarono e Ilmatar fu spinta tra i flutti e la spuma marina.
Il vento la fecondò, il mare la ingravidò. E fu così che Ilmatar, il figlia dell'aria, concepì un figlio.

Fu lunga e penosa la gravidanza di Ilmatar. Per settecento anni, per nove vite di eroi, ella portò quel peso nel grembo, senza che riuscisse ad alleviarsene. Divenuta ormai la madre delle acque, Ilmatar nuotò, col ventre gonfio, in tutte le direzioni. Verso oriente ed occidente, da settentrione a meridione, giungendo fino ai confini del cielo.
Le doglie la angosciavano oltre ogni dire, ma ella non riusciva a dare alla luce la creatura che portava in seno. Cominciò allora a piangere ed a disperarsi, dicendo:
- Ahi, povera me! È per questo sono discesa dal cielo? Perché il vento mi cullasse e fossi trascinata via dalle onde sterminate del mare? Sarebbe stato meglio vivere nell'aria, pura e vergine, piuttosto che vagare quaggiù, tra le onde imberrettate di spuma, come madre delle acque. Qui fa così freddo e la vita è così penosa...
«Oh tu, Ukko, dio supremo, reggitore del cielo! Ascoltami, ti invoco! Solleva questa fanciulla dai tormenti delle sue doglie! Ti scongiuro soccorrimi!

Comparve allora tra le nubi un uccello. Alcuni dicono fosse un'anatra, altri un gabbiano. Era forse una folaga, una folaga che volava al di sopra delle onde, cercando dove fermarsi.
A lungo il povero uccello aveva volato da sud a nord, da est a ovest, ma non aveva trovato un solo posto dove potersi posare e riposarsi dal suo volo. Dovunque si stendeva il mare. E la folaga continuava a volare, cercando un luogo solido su cui fare il nido e deporre le uova. Ma non v'era altro che le onde.
Allora Ilmatar, la madre delle acque, sollevò la sua gamba dai flutti. La folaga vide il ginocchio che la fanciulla gli porgeva e, credendo si trattasse di un monticello, si librò sopra di esso con un volo lento e lentamente vi si posò.

Sul ginocchio di Ilmatar, la folaga fece il suo nido e, dopo aver deposto sei uova d'oro e un uovo di ferro, cominciò a covare.
Per tre giorni la folaga covò le sue uova e Ilmatar sentì presto un gran calore irradiarsi dal ginocchio giù lungo la sua gamba, sì che presto ebbe l'impressione che le vene stessero bruciando. Così ella scosse forte il ginocchio. Il nido si rovesciò, le uova rotolarono nell'acqua e subito andarono in frantumi, rompendosi in una miriade di pezzettini...
Ma quei frantumi non si persero tra l'acqua e il fango. Presero d'un tratto una nuova forma. La metà inferiore del guscio divenne la terra, la metà superiore la volta del cielo e il firmamento. Il giallo tuorlo divenne il sole, il bianco dell'uovo la luna splendente. Quel che c'era di screziato dentro l'uovo si sparse all'intorno creando le stelle. Infine, la parte scura dell'uovo si stese formando le dense nubi dell'aria.
Così nacquero il cielo e la terra, il sole e la luna, le stelle e le nubi. Così ebbe inizio l'universo.

l tempo continuò a scorrere e gli anni si succedettero l'uno dopo l'altro. Il nuovo sole brillava in cielo, la luna neonata splendeva nella notte. E Ilmatar nuotava errando tra le onde sovrastate dalla foschia. Dinanzi non aveva che acqua limpida, dietro il cielo chiaro.
Nove anni trascorsero così. Giunta che fu la decima estate, Ilmatar sollevò la testa dal mare, alzò il capo sopra le onde. E d'un tratto cominciò la sua opera creatrice. Dove stendeva la mano, sorgevano i promontori; dove premeva i piedi, creava i fondali marini; dove si tuffava si scavavano, i profondi abissi. I suoi gesti evocavano dal nulla la terra, con le sue sponde e i suoi golfi, le sue scogliere e le sue isole. La terra si distese dovunque, i campi fiorirono magie, le pietre sorsero come dipinte e si formarono i solchi delle rupi."

Così Ilmatar creò la terra."

Grande poema finnico ottocentesco compiuto da Elias Lönnrot . Magico e splendido racconto della nascita del mondo, una cosmogonia al femminile, ricca di simboli, dolce e poetica."




















giovedì 29 settembre 2011

Miti e leggende

Protesilao e Laodamia
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Protesilao era uno dei pretendenti di Elena. Protesilao era innamorato della bella Laodamia, figlia di Acasto (re di Iolco). All'inizio Acasto, nonostante la figlia amasse il giovane, non concesse la mano di Laodamia a Protesilao poiché il regno di Filace era molto piccolo e poco potente, ma alla fine acconsentì al matrimonio a causa dello scoppio della guerra di Troia. Nel matrimonio tra Elena e Menelao tutti i re della Grecia avevano giurato che se qualcosa avesse interferito con l'unione tra i due, questi sarebbero dovuti intervenire; Acasto non volendo partire per Troia decise di far sposare velocemente la figlia con il giovane Protesilao, in modo da farlo partire al suo posto.
Egli condusse quaranta navi con sé a Troia e fu il primo a mettervi piede: "Il primo uomo che osò sbarcare quando la flotta greca toccò la Troade".
Protesilao dopo aver passato una sola notte con la neo sposa partì per Troia ed ebbe la sfortuna di trovarsi nella stessa nave del grande eroe Achille; un oracolo aveva profetizzato che il primo Greco a toccare terra, sceso dalla nave, sarebbe stato il primo a morire nella guerra di Troia ,Achille vedendo che nessuno degli achei si faceva avanti decise di lanciarsi nel suolo troiano ma Teti, sua madre, lo fermò con una mano e con l'altra spinse Protesilao che cadde sulla spiaggia troiana e venne ucciso da Ettore figlio di Priamo, re di Troia.
Una volta sceso negli inferi Protesilao implorò Ade e Persefone di poter rivedere ancora una volta la sposa: i due dèi, infastiditi e un po' commossi, concessero allo sventurato un ultimo giorno di vita, e lo condussero fuori dall'Ade. Laodamia vedendo il suo amato marito far ritorno quasi impazzì dalla gioia; ma Protesilao le spiegò che generosamente i sovrani dell'Ade gli avevano concesso un ultimo giorno e che avendo poco tempo egli aveva intenzione di passarlo a fare l'amore con lei. Venne poi il momento del distacco: Laodamia decise allora di realizzare una statua con le fattezze del marito in modo da poterla abbracciare e dormire con essa.
Acasto, nei giorni successivi, notando l'assenza della figlia, mandò un suo servo a spiarla. Il servo riferì al re che sua figlia stava tutto il giorno chiusa nella sua camera ad amoreggiare con una statua e Acasto, per il bene della figlia, decise di far sciogliere la statua nell'olio bollente, ma Laodamia mentre la statua si scioglieva si gettò nel calderone ricongiungendosi così all'amato.
miti_greci




giovedì 26 maggio 2011

Miti e Leggende….

Il canto delle Sirene

L’arcipelago delle Sirenuse (oggi Li Galli) davanti a Positano, composto da tre isolette solitarie e rocciose, era ritenuto la sede delle mitiche Sirene che attraevano con il loro canto i naviganti facendoli naufragare. Il mito serviva da monito: non avvicinatevi troppo alle isole che finite sugli scogli! Sull’isola del Gallo Lungo nel 1924 il ballerino e coreografo russo Léonide Massine si costruì una villa, (ristrutturata nel 1927 da Le Corbusier) poi acquistata da Rudolf Nureyev. Ogni anno in memoria di questi artisti si tiene a Positano il Premio Internazionale per l’Arte della Danza.

 

 

giovedì 17 marzo 2011

Miti e leggende


La nascita degli alberi

Gli egiziani, ai tempi dei faraoni, adoravano Ra, il signore dell’Universo. Ra era l’ordine, era il caos, era tutto, era lui a decidere chi doveva essere felice e chi non doveva. Ra non aveva regole: comunicava le sue decisioni e tutti tremavano davanti a lui. Un giorno qualcuno raccontò a Ra che un uomo e una donna erano diventati felici senza il suo permesso. “Impossibile”, disse Ra “chi sono”? Si chiamano Geb e Nut e sono tuoi nipoti. E come fai a dire che sono diventati felici? Hanno scoperto un modo per esserlo, rispose la spia “vivono al buio, si amano, si baciano e quando si abbracciano fanno battere i cuori nello stesso momento”. “Vai da loro e separali”, comandò Ra “e trova un modo perché non si possano mai più incontrare nella vita!”La spia, che si chiamava Shu, s’incamminò verso il luogo dove Geb e Nut erano nascosti e li trovò teneramente abbracciati:  Nut copriva con il suo corpo il corpo di Geb e lo baciava sulla bocca, Geb aveva una corona di capelli arruffati e una barba striata fatta di siepi di bosso. Nut aveva un corpo bianchissimo, pallido come una distesa di neve appena illuminata dalla luna. Shu piombò come una furia tra i due, calpestò con i piedi il corpo di Geb e sollevò in aria Nut al di sopra della testa. E fu così che Nut  divenne il cielo e Geb la terra. Sul corpo di Nut, in ogni punto dove Geb aveva deposto un bacio, sorse una stella e sul corpo di Geb spuntarono mille e mille alberi, tutti con i rami protesi verso il cielo, come braccia di amanti disperati. Dagli occhi di Nut cominciò a scendere una pioggia silenziosa e piccoli rivoli scivolarono dolcemente tra gli alberi e tutt’intorno nacquero i fiori”.
Unlike