lunedì 20 giugno 2011

d : foto


" Colori dell'africa, colori dei luoghi e dei volti di questa gente, che attraverso la loro natura trasmettono emozionati immagini e stati d'animo, nonostante la loro difficile al quanto surreale vita quotidiana, in un mondo che è al confine tra il digitale ed il virtuale e l'assurdo di un terzo mondo."
Giovanna Scarpuzza

domenica 19 giugno 2011

Katarzyna Kozyra





Artista forte e provocatoria, i cui lavori hanno spesso suscitato scandalo, Katarzyna Kozyra (Varsavia 1963).
Attivo e passivo, salute e malattia, vita e morte. Kozyra sfiora con forte dolcezza antinomie terrificanti. Tra provocazione e ambiguità. Ecco il gioco sottile fra concetti opposti che si ricongiungono. Nelle opere dell’artista polacca, come in The Bathhouse (1997), dove corpi femminili pingui e imperfetti sono colti alle terme in atmosfere alla Renoir e alla Ingres, e nel complementare Men’s Bathhouse (1999), per il quale l’artista si è camuffata ed è entrata nella sezione maschile facendo riflettere sul concetto di privacy. Nel suo secondo lavoro, The Rite of Spring (1999-2002), raffinatissimo video di animazione umana, fra le sei proiezioni si può passeggiare osservando anziani uomini e donne dotati di sessi opposti posticci che, come in un cartoon artigianale, si muovono sulle note di Stravinski.
In Art Dreams Come True (2004, work in progress), nel quale Kozyra si trasforma in una Maria Callas che è anche drag queen. Perché non è la provocazione che conta. È l’ambiguità, il gioco sottile fra concetti opposti che si ricongiungono. Perché la trasgressione è un limite individuale che si forma nell’interazione ogni volta diversa fra l’opera e il fruitore. Kozyra non impone nulla, sfiora con forte dolcezza antinomie terrificanti: attivo e passivo, salute e malattia, vita e morte…
In Art Dreams Come True

Monstrua

Juan Carreno de Miranda – Monstrua

Ritratto di Antonietta Gonzalvus - Lavinia Fontana

Dipinto di Velàzquez – Don Sebastián de Morra, uno dei nani alla corte di Filippo IV, in questo dipinto con espressione seria, rappresenta tutta l’ingiustizia riversata sui buffoni.

Théodore Géricault, Alienata con monomania dell’invidia, 1822-1823, Lione, Musée des Beaux-Arts

Il ritratto fa parte di una serie di dieci raffigurazioni di alienati, di cui cinque sono andati perduti e i restanti sono oggi conservati in vari musei europei e americani, realizzati da Géricault forse su invito del medico parigino Georget, che si stava interessando alla follia. Il pittore si è accostato ai suoi modelli con partecipazione, tanto più straordinaria se si tiene conto del periodo: in questo ritratto, infatti, così come negli altri quadri di alienati, emerge non il gusto del grottesco, ma la sensibilità dell’artista, profondamente rispettoso delle sue figure.

La sala delle agitate al San Bonifazio in Firenze è un dipinto del pittore macchiaiolo Telemaco Signorini, eseguito nel 1865. Il soggetto rappresenta un reparto psichiatrico femminile dell'Ospedale Bonifacio di Firenze, il termine 'agitate' del titolo in particolare indicava le malate di mente in preda ad una forte eccitazione. Il crudo realismo dell'opera è enfatizzato dall'impostazione obliqua della prospettiva, dall'ampiezza e l'altezza dello stanzone, dai forti contrasti chiaroscurali in cui le anonime figure si stagliano sulla nuda parete di fondo. L'opera richiama il metodo scientifico sostenuto dal Naturalismo: il pittore dipinge il nudo e bianco stanzone senza sentimentalismi, senza nessuna partecipazione drammatica ed emotiva. Al tempo stesso, la scelta del soggetto può avere un forte significato di denuncia sociale.

Dwarf from Naples (2006) Joel-Peter Witkin