domenica 8 marzo 2015

d: poesia




Dalla rin­ghiera d’un molo, guardo pescio­lini, migliaia,

scia­mare, ognuno minu­scolo muscolo, ma anche, senza

modo di creare cor­rente, fare del loro uni­sono (girando, ripiegandosi,

entrando e uscendo dal pro­prio uni­sono all’unisono) fare di se stessi

una cor­rente visiva, che non può tra­spor­tare o smuo­vere d’un

attimo la spi­rale dell’acqua che scende e sale, la

scia delle bar­che che ciclica infine ribatte sulla ban­china, là dove

incon­tra la resi­stenza più pro­fonda, acqua che sem­bra squarciarsi

(ha degli strati), una cor­rente vera ben­ché per lo più

invi­si­bile che manda nel visi­bile (pescio­lini) uno sfrecciare

veloce che impone il cambiamento –

la libertà è que­sta. Que­sta è la forza della fede. Nes­suno ottiene

ciò che vuole. Non sarà mai più lo stesso. Il desiderio

è d’essere puro. Quello che ottieni è essere mutato. Sem­pre più

ogni minuto iri­de­scente, da cui per­mea l’infinito,

e l’oblio, certo, il river­bero di qualcosa

nel mare. Qui, mani piene di sab­bia, che fac­cio filtrare

nel vento, guardo den­tro e dico prendi que­sto, questo

ho sal­vato, pren­dilo, svelto! E se ascolto

ora? Ascolta, non ho detto nulla. Era solo

qual­cosa che ho fatto. Non sapevo sce­gliere le parole. Sono

libera d’andare.

Non posso certo tor­nare indie­tro. Non a que­sto. Mai.

È un fan­ta­sma posato sulle mie lab­bra. Qui: mai.



 Jorie Gra­ham 


Jorie Gra­ham, con­si­de­rata una delle mag­giori poe­tesse ame­ri­cane con­tem­po­ra­nee e vin­ci­trice del Pre­mio Inter­na­zio­nale Nonino 2013.


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