lunedì 28 febbraio 2011

LO SPAZIO DEL SACRO - Galleria Civica di Modena - Palazzo Santa Margherita Palazzina dei Giardini


Richard Long, Arizona Circle, 1987, 83 pietre, Ø cm 240, courtesy The Panza Collection, veduta dell'allestimento della mostra Lo spazio del sacro, Palazzina dei Giardini, 2010, Modena, Foto: © Carlo Fei, by SIAE 2010


La Galleria Civica di Modena ospita fino al 6 marzo la mostra Lo spazio del sacro, curata dal direttore del Museo Marco Pierini, che ha reso possibile un’esposizione attraverso la quale esperire il sacro nello spazio in cui l’opera d’arte è inserita.
Ogni ambiente della Galleria accoglie una singola opera che con esso interagisce per determinare una specifica e assolutamente individuale accezione del sacro.
Lo spazio in cui l’installazione si trova è il luogo fisico, intellettuale e interiore in cui approcciarsi alla realizzazione artistica, per sondarla empaticamente e procedere alla scoperta di ciò che sa suscitare, quindi comunicare, ai sensi del fruitore a cui è richiesta una visita attiva.
Spiritualità e sacralità dunque, ma non intese come religione, bensì come il luogo in cui l’anima stessa può ritrovarsi e sperimentare in solitudine i propri moti, innescati dall’invito della stessa opera a entrare silenziosamente in contatto con essa.
Dalle origini della storia dell’arte contemporanea (1850 ca.) fino a quella coeva, il sacro in ambito artistico non viene esplicitato, reso in maniera palese, veicolato mediante la produzione di una specifica iconografia religiosa; quindi non si rivela allo spettatore nelle proprie forme convenzionali, bensì attraverso morfologie talvolta inaspettate, in cui diviene rivelatore dello spirito l’eloquenza che ha di sé uno stesso materiale, un dato stilema, un colore, una luce, un pieno o un vuoto.
Sono i sensi di chi osserva con partecipazione il manufatto artistico a percepirne il senso e così riempire lo spazio realmente esistente tra l’opera e se stesso.
Si ha una trasposizione artistica dell’immanenza in una spiritualità orizzontale, in cui il significato etimologico della parola sacro: sacer, separato, non intende approfondire il proprio rapporto con le molteplici valenze culturali legate a quello della parola religione: re-ligare, tenere insieme.
La mostra, infatti, non si sofferma sulle criticità degli equilibri politici e sociali esistenti tra le cinque religioni, come attesta una delle opere più significative della mostra: la configurazione plastica di  Vittorio Corsini God save the people, scultura che esprime la speranza in una possibile convivenza tra le cinque grandi religioni, composta dalla sovrapposizione di cinque planimetrie di altrettanti edifici sacri che è un’astrazione dello spazio fisico in cui l’uomo abita quotidianamente il transeunte dell’edificio religioso, così come abita la propria casa.
Le opere d’arte fungono da soglia, da varcare o intesa come limite inviolabile, a seconda del sentire degli artisti: uno spazio chiuso nella visione di Richard Long o uno spazio aperto in quella di Vittorio Corsini. La collettiva presenta opere provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni private italiane e straniere di alcuni fra gli artisti della scena contemporanea internazionale che hanno maggiormente riflettuto sul tema del sacro: Adel Abdessemed, Giovanni Anselmo, Kader Attia, Paolo Cavinato, Chen Zhen, Vittorio Corsini, Josep Ginestar, Anish Kapoor, Richard Long, Roberto Paci Dalò, Jaume Plensa, Wael Shawky.
video

domenica 27 febbraio 2011

Assertività…..

L’assertività si conquista nel tempo e va mantenuta, evitando estremizzazioni sia in un senso che nell’altro. Essa varia infatti all’interno di due poli opposti: il primo è quello della totale passività e incapacità di confronto con le altre persone; il secondo quello della eccessiva sicurezza di sé che finisce per tramutarsi in un atteggiamento aggressivo, caratterizzato dall’imposizione sugli altri e dalla mancanza di ascolto delle altrui esigenze. Nessuno di questi due estremi si mostra adeguato e, ancora una volta, la virtù sta nel mezzo. Un atteggiamento assertivo sano ed equilibrato comporta la manifestazione dei propri punti di vista e delle proprie esigenze e, allo stesso tempo, l’ascolto e la ricezione dei punti di vista e dei bisogni altrui. Chi è assertivo sa esprimere i propri sentimenti, è in grado di modellare il suo comportamento e le sue decisioni in base al contesto in cui si trova e possiede la capacità di difendere e sostenere i propri diritti quando la situazione lo richiede. La persona assertiva riesce a fare tutto questo senza imporre la propria volontà sugli altri e senza al contrario subire passivamente quella altrui. La persona assertiva non ha paura di far valere le proprie opinioni e quando viene attaccata sa reagire chiedendo al suo interlocutore di modificare il suo comportamento inadeguato. Per sviluppare una sana assertività sono necessari tre elementi fondamentali: il primo è la conoscenza di se stessi (del proprio mondo interiore, inteso come insieme di attitudini, bisogni, punti deboli e punti di forza), il secondo è una giusta dose di autostima (sicurezza di sé, rispetto per la propria persona) e l’ultimo è il rispetto per il prossimo. Questi tre elementi, se presenti nella giusta dose, danno origine ad un comportamento di tipo assertivo favorendo l’edificazione di rapporti interpersonali costruttivi e trasparenti. Al contrario di una persona passiva e di una egoista/egocentrica, la persona assertiva possiede le seguenti caratteristiche:Sa esprimere i propri sentimenti. Essa è in grado di condividere con gli altri ciò che prova, senza vergogna né timore di essere fraintesa o giudicata.Non ha bisogno di giustificarsi. Quando esprime le proprie opinioni, i propri gusti, le proprie scelte o i propri valori non si sente in dovere di fornire una motivazione o una giustificazione. Davanti ad una persona che la contraddice e non la approva sa rispondere in modo semplice e deciso (dicendo, per esempio <<Io la penso così>>, <<Questi sono i miei valori>>).Non teme il confronto. Quando discute con qualcuno non ha paura di confrontarsi con il suo interlocutore sui diversi argomenti, anche quando sa di essere meno esperto o competente. Ammette i propri errori e i propri cambiamenti di opinione. Sa benissimo che chiunque può sbagliare o rivedere le proprie posizioni, dunque si mostra sincera e onesta nei confronti di se stessa e degli altri ammettendo gli errori commessi e i cambiamenti di opinione senza per questo provare sensazioni di eccessiva inadeguatezza o inettitudine.E’ persistente. Quando dice qualcosa che ritiene importante e non viene ascoltata è capace di ribadirla finché non le viene concessa la giusta attenzione.Difende i propri diritti. Non permette che gli altri la calpestino e si approfittino di lei; quando necessario sa farsi rispettare senza il timore di offendere l’altro e senza venire bloccata dai sensi di colpa.E’ in grado di dire NO. Quando si trova in disaccordo con qualcuno sa esprimere il proprio punto di vista mantenendo toni rispettosi nei confronti del suo interlocutore. Chiede spiegazioni. Nel caso in cui l’altra persona dica qualcosa di poco chiaro o avanzi richieste eccessive o irragionevoli essa chiede delucidazioni, chiarimenti. Non ha paura neppure di ammettere di non aver capito un discorso e di necessitare di un ulteriore approfondimento.Parla di sé. Quando vuole raccontare qualcosa di sé, come una esperienza importante o il raggiungimento di un obiettivo, è capace di farlo senza tuttavia monopolizzare la conversazione o interrompendo un discorso già avviato.Accetta i complimenti. Quando qualcuno le rivolge una osservazione positiva la accetta senza tentare di sminuirla o ingigantirla, evitando dunque risposte come <<No, non è vero…>> oppure <<Non esagerare…>>.
 
 
Dott.ssa Sabrina Parasporo
Consultazione e Consulenza,Diagnosi, Sostegno Psicologico, Crescita Personale, Psicologia clinica - Trattamento Individuo, Coppia e Famiglia,Disturbi del comportamento alimentare, (anoressia, bulimia, obesità), Riabilitazione della disabilità. Traumi, Attacchi di Panico,Ossessioni, Disturbi del Sonno, Ipocondria, Disturbi Sessuali, Ansia, Fobie, Compulsioni, Disturbi infantili.



sabato 26 febbraio 2011

Bacarisse

(Pietradura - Reggio Emilia - "Il borgo")

A


Salvador Bacarisse

(1898-1963)


- Numero 2 nei "Dedicati" -

-


"BACARISSE"



Soleggiati arpeggi


per marosi di sole e bagliori


d'un'estate incantata e perduta,


glicini dorati


alla volta della soglia


ove lei, bella,


siede nel meriggio


della placida calura


che in afe tremule annega.



Corde che al vento


innalzano accordi,


incendi d'armonia


soffici di speranza mia.


E frammentati idillii


d'un'aria assolata


in quiete e musica avvolta


che al cuor risplendono ancora


fin dove e oltre il sogno spera,


eppur -


poi che di ferite avvolto -


quasi più...


neppur sognare


osa.


-


A Salvador Bacarisse, musicista spagnolo.

Alla sua splendida "Romanza".


Nota: questa poesia fa parte di un progetto
di "Dedicati" intitolato "Identità sepolte";
sono poesie che negli anni ho dedicato a personaggi
più o meno noti
e che ora raccolgo, in risposta alla totale insofferenza
e al totale oblio cui stanno viaggiando le singole ricchezze
e peculiarità umane.


Di queste poesie farò un volume.
A voi piacendo ne posterò quì alcune, al di là dell'ordine
prettamente alfabetico dell'opera.
Nel mio sito ho postato il primo dei dedicati,

beneficiario il grande direttore d'orchestra svizzero
Ernest Ansermét.
Vi invito a visitare il mio sito


www.webalice.it/barlow alla pagina "Dedicati",

nella quale troverete il programma del progetto

e l'introduzione con la motivazione principale dell'opera.

Introduzione che comincia così:


"Vi siete accorti che ormai quasi nessuno muore più?
Ricordo che quando morì William Holden, la Rai..."


Buona lettura e buona giornata.


... E se nel mio cammino dovessi incontrare
qualche altro "dedicante"...


(Ermanno Bartoli - Barlow)


venerdì 25 febbraio 2011

Jumeleizhi–Recovering the Ancestral

Dal XVI secolo ad oggi i territori degli indios (indiani d’America) sono stati oggetto di furto e distruzione ad opera dei colonizzatori. Fra gli abitanti di queste terre ci sono i Tairona, popolazione di Santa Marta, zona montuosa e innevata nella Sierra Nevada, costretta a migrare con l’arrivo dei conquistadores: gli indigeni Kogui, Wiwa, Arhuaco (Ijka, Ifca) e Cancuamo sono i loro probabili discendenti. Il progetto “Jumeleizhi - Recovering the Ancestral” è toccante. Sotto la guida dei Tairona Mamos, massime autorità spirituali della Sierra Nevada, i discendenti delle popolazioni indigene stanno cercando di riequilibrare il passato e i torti subiti: in senso ecosistemico e simbolico. Non si tratta di punire “l’uomo bianco” (the Yungers Brothers, come ci chiamano), quanto prendere coscienza che è necessario per il “bene” di entrambi ristabilire un equilibrio spezzato. Il discorso di Mama Pedro Juan riportato sul sito ne è una vivida testimonianza. In quest’ottica i promotori di Jumeleizhi lavorano congiuntamente per restituire alle popolazioni autoctone oggetti di arte spesso sacri saccheggiati e sparsi in musei, gallerie e collezioni private. Grazie a questo lavoro alcuni oggetti sacri sono stati restituiti ai Mamos a Santa Marta proprio a febbraio: l’evento è stato celebrato con una cerimonia, mentre fra il 19 e il 21 febbraio Cluj (Romania) una prima expo’ di E-Tribal Art  è stata realizzata con l’obiettivo di raccontare la storia dei Tairona. Partecipare a Jumeleizhi è possibile attivandosi in molti modi attraverso la piattaforma: trovate qui tutte le principali indicazioni per avviare la collaborazione.

 

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giovedì 24 febbraio 2011

L’importanza di fare rete

 

L’etnologo J.A.Barnes afferma che una rete sociale è un insieme di punti congiunti da linee;i punti rappresentano persone e anche gruppi e le linee indicano quali persone siano in relazione con ogni altra.In questa sintetica definizione troviamo gli elementi caratteristici e necessari di ogni rete sociale:i punti (persone e gruppi)e le linee(relazioni).
L’esistenza delle persone è un incessante processo di costruzione,elaborazione e rescissione di relazioni con altri soggetti. Molti studiosi contemporanei riconoscono l’indubbia importanza dell’aspetto relazionale nella vita degli uomini.
Per un individuo la relazione sociale riveste un’importanza vitale,in quanto la sua comprensione non può prescindere dall’analisi delle sue relazioni più importanti,e che il processo di aiuto ad una persona in difficoltà dovrebbe coinvolgere i soggetti significativi del suo ambiente.
Quest’ ultima deduzione,che è una conquista dei teorici sistemici costituisce il fondamento dell’intervento sociale secondo un’ottica di rete.
In riferimento al lavoro di rete si possono distinguere:
• Reti primarie(informali):gruppi i cui componenti hanno una storia in comune. Queste reti nascono spontaneamente e non possono essere artificialmente costituite,possono essere libere(con amici,colleghi,ecc)oppure obbligate(con familiari e parenti).Entrambi sono di natura affettiva,protettiva e di sostegno.
• Reti secondarie formali:hanno una precisa struttura,svolgono precise funzioni o servizi e sono caratterizzate da scambi fondati sul denaro o sul diritto(servizi socio-sanitari pubblici e privati).
• Reti secondarie informali:sono fondate sull’iniziativa dei loro membri e si sostanziano in scambi di servizi poco formalizzati.
Andando in fondo a vedere di che pasta è fatta concretamente la valutazione che crea il problema sociale si può notare che essa mette a fuoco la combinazione di due variabili,il rapporto tra compito e persona in quell’ideale serrata interazione che è il fronteggiamento.
La maggior parte dei compiti che la persona deve fronteggiare sono costituiti o derivati da relazioni interpersonali,ogni compito sollecita una pluralità di persone considerate in rete(coping relazionale).

Dr.ssa Concetta Riccio Assistente sociale specialista

mercoledì 23 febbraio 2011

In piazza Duomo, la montagna di sale di Mimmo Paladino

Nell’inverno 2008-2009 Letizia Moratti rimase senza sale perché l’aveva prestato a Chiamparino. A partire dal 21 marzo 2011 di sale a Milano ce ne sarà un’intera montagna, alta 20 metri e larga 30. Questa la trovata di Mimmo Paladino, per celebrare l’Unità d’Italia (e la sua prossima personale a Palazzo Reale), trasportando sale da Sud a Nord.

Ma non si tratta di una vera novità, la Montagna di Sale, da cui spuntavano sculture nere di animali e uomini, venne presentata per la prima volta nel 1995 a Napoli, in Piazza Plebiscito (nella foto sopra). A Milano troverà collocazione tra la statua di Vittorio Emanuele II e il Duomo. Sopra ci saranno trenta o più sculture, tre cavalli e alcuni pezzi di bronzo.

Lorenzo Mazza

martedì 22 febbraio 2011

lunedì 21 febbraio 2011

La contessa di Castiglione, femme fatale del Risorgimento

 

contessaTra le donne del Risorgimento la contessa di Castiglione fu certamente la più bella, la più intrigante e chiacchierata, la personificazione della vanità femminile. Una “statua di carne”, così l’aveva definita con una punta d’invidia la principessa di Metternich. Audace, altera e superba, di sé diceva: “è il mio carattere fiero, franco e libero che mi fa essere talvolta cruda e dura”. Mostrava con orgoglio agli ammiratori le mani seducenti e i piedi magnifici. Gli occhi di intenso verdazzurro dalle sfumature ametista, anche nel fuoco della passionalità più violenta tradivano una mente lucida e fredda.
USO' TUTTI I MEZZI - Virginia Oldoini, figlia del nobile marchese spezzino Filippo Oldoini e della fiorentina Isabella Lamporecchi, vide la luce a Firenze il 23 marzo 1837, anche se per civetteria non lo ammise mai. È passata alla storia per avere sedotto – un’astuzia del Conte di Cavour che le avrebbe detto “usate tutti i mezzi che vi pare, ma riuscite” - Napoleone III portandolo così a sostenere la causa dell’indipendenza italiana. Non aveva ancora 17 anni quando, il 9 gennaio 1854, “Nicchia” (così la chiamava Massimo d’Azeglio) divenne contessa di Castiglione, andando in sposa al conte Francesco Verasis di Castiglione Tinella e di Costigliole d’Asti, cugino di Cavour, assolutamente deciso a sposare la donna più bella d’Italia, nonostante sapesse di non essere ricambiato. Ne rimase sempre innamorato e, come tutti i mariti ingannati che si rispettino, disposto a ignorarne i tradimenti e ad assecondarne i costosi capricci, anche dopo la separazione legale, finché nel 1867 durante il corteo di nozze tra il principe Amedeo d’Aosta e la principessa Maria dal Pozzo della Cisterna, caduto da cavallo, morì travolto dalla carrozza reale.AMATA, MA ANCHE ODIATA - Virginia non amò altri che se stessa, motivo per cui il figlio Giorgio, morto di vaiolo a Madrid nel 1879, la detestava cordialmente. Dagli uomini sapeva farsi adorare quanto odiare dalle donne, prima tra tutte la spagnola Eugenia Montijno, consorte di Napoleone. Dalla amata Spezia, appena sposata si trasferì a Torino alla corte di Vittorio Emanuele di Savoia e quindi a Parigi. Dopo un esordio memorabile alle Tuileries, alla sfolgorante ventenne bastò mezz’ora d’amore con l’Imperatore cinquantenne nella stanza azzurra del Castello di Compiègne per riuscire nella “delicata” missione di Stato che le era stata affidata. Era il gennaio del 1856. Napoleone la coprì di gioielli, tra cui una collana a cinque giri di perle e si favoleggiava di un appannaggio mensile di 50mila franchi. Stabilitasi in Rue de Passy, le malelingue non si accontentarono più di soprannomi come “la bella e la bestia” e, senza mezzi termini, la battezzarono “vulva d’oro”. Dopo l’armistizio di Villafranca, nel luglio 1859, la sua stella presso Napoleone cominciò a offuscarsi a vantaggio della moglie del ministro degli esteri contessa Walewska, ma a buon conto l’imperatrice Eugenia, col pretesto di un sventato attentato all’Imperatore programmato durante un convegno tra i due amanti, ne ottenne l’espulsione dalla Francia. Nel 1862, per intercessione dell’ambasciatore Costantino Nigra, tornerà a Parigi con propositi di rivalsa, ma ormai quella partita era persa come lo fu più avanti quella con Vittorio Emanuele, seccatosi per i suoi tentennamenti e le sue eccessive pretese dopo averla ripetutamente invitata a trasferirsi a Firenze. 43 AMANTI E IL VOLTO VELATO - Caduto il Secondo Impero nel 1870, con abilità e scaltrezza continuò a tessere, tra Parigi e La Spezia, la rete delle sue amicizie influenti collezionando 43 amanti, 12 dei quali avuti contemporaneamente e sempre all’insaputa l’uno dell’altro. La venere incontrastata del bel mondo che aveva incantato per le toilette da favola, i gioielli, tra i fasti e i piaceri della mondanità, ebbe il solo grave torto di sopravvivere alla sua bellezza. Trascorse l’autunno della vita sola, nel terrore dell’indigenza, sopraffatta da cupa nevrastenia e senso di persecuzione. Dei ricordi ormai non sapeva che farsene: per non vedere la sua decadenza fisica si velava il volto, copriva gli specchi, usciva solo la notte, circondandosi di un’aura patetica di mistero. Ancora ricca, ma in crisi di liquidità, nel 1893 subì l’onta dello sfratto dal suo ammezzato di Place Vendôme occupato dal 1876. Morì a Parigi il 28 novembre 1899 in un piccolo alloggio sopra il ristorante Voisin. All’indomani del suo funerale, la polizia e Carlo Sforza per l’ambasciata italiana distrussero tutte le lettere e i documenti compromettenti riguardanti re, politici, papi e banchieri, da Napoleone III a Bismarck, Cavour, Pio IX, Rothschild. Ci restano i suoi diari. Avrebbe voluto tornare in Italia e farsi seppellire alla Spezia con i suoi gioielli (andarono invece a sconosciuti eredi con una fortuna stimata in due milioni di lire del tempo), la camicia da notte verde acqua di Compiègne e i suoi due pechinesi, Sanduga e Kasino, imbalsamati. Riposa invece, tra i grandi, al Père Lachaise.

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mara bella

domenica 20 febbraio 2011

Tra mamma e neonato non metterci il dito………….


I bambini sono in grado di percepire fin dai primi mesi di vita gli aspetti emotivi della comunicazione, essi interagiscono in diversi modi e secondo alcuni studi la prima forma di interazione dei neonati avviene attraverso lo sguardo. Ma come reagiscono i neonati nei casi in cui la comunicazione con la madre viene interrotta o alterata? A questa domanda ha cercato di dare una risposta uno studio condotto dall'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) E. Medea di Bosisio Parini in collaborazione con la Harward Medical School di Boston. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sul Giornale Italiano di Psicologia (Luglio 2007). Per valutare la reazione emotiva dei neonati sono stati esaminati venti bambini, con un'età compresa tra i 3 e i 6 mesi di età, nel corso di una situazione in cui la madre simulava un'interruzione della comunicazione. L'esperimento si è avvalso del paradigma still-face, un procedimento, ideato nel 1978 da Edward Tronick, utilizzato per studiare la percezione che gli infanti hanno delle persone, gli effetti della depressione materna sullo sviluppo infantile e molti altri aspetti che riguardano lo sviluppo sociale ed emotivo del bambino. Il paradigma still-face adottato durante la ricerca prevedeva tre fasi di due minuti ciascuna, nella prima fase è stato chiesto alle madri di interagire con il figlio come facevano nella vita quotidiana, nella seconda di mantenere un'espressione del volto immobile (still-face) e nella terza di riprendere a interagire con il figlio, tutte le fasi sono state videoregistratore per poter poi essere riesaminate con attenzione. Attraverso questa procedura si è quindi riprodotta una condizione controllata di stress relazionale che ha permesso di verificare la capacità del bambino di adattarsi alla non-comunicazione materna. Per valutare la reazione dei bambini si sono codificati alcuni dettagli come lo sguardo, l'espressione emozionale e lo stato comportamentale. I dati raccolti hanno evidenzino che i bambini reagivano al volto inespressivo della madre con un aumento dell'emozionalità negativa e una riduzione del coinvolgimento sociale positivo (aumento dello scanning visivo, incremento dell'agitazione, richiesta di essere preso in braccio, pianto). Osservando la fase di still-face il bambino evidenziava una marcata contraddizione in quanto la madre, pur essendo fisicamente presente, non era emotivamente disponibile. Lo studio dimostra che non vi sono particolari differenze tra maschi e femmine, diversamente da quanto era emerso in analoghe ricerche USA, dove i bambini presentavano maggiori stati emozionali negativi rispetto alle bambine. Un altro aspetto emerso dallo studio è che il disagio causato durante la fase di still-face può influire anche nella terza fase (reunion), il bambino è diviso tra il desiderio di riprendere ad interagire con la madre e il peso dell'affetto negativo che ha precedentemente sperimentato. Il conflitto era espresso da un'alternanza di segnali positivi e negativi che non erano stati osservati in interazioni normali. Il bambino e la madre dovevano quindi ritrovare un modo per riparare una vera "rottura comunicativa", la qualità dell'interazione madre figlio dipendeva quindi dalle capacità di "ricucire" quanto l'evento precedente aveva "danneggiato". Edward Tronick evidenzia il ruolo fondamentale svolto sia dalla mamma che dal bambino nel "riparare" le rotture che avvengono nella comunicazione. Il pediatra spiega che è importante che a seguito dell'interruzione della comunicazione tra madre e bambino vi sia la capacità e la possibilità di mettere in atto dei processi di riparazione. Le interazioni tra mamma e bambino che avvengono dopo un black-out comunicativo, oltre ad essere occasioni importanti di apprendimento socio emozionale, sono gli aspetti che renderanno unica la relazione tra madre e bambino. Il Dr. Rosario Montirosso, psicologo e responsabile del Centro Medea per lo studio neuro comportamentale del bambino piccolo (Programma italiano NNNS di ricerca e di training U.O. Neuroriabilitazione I, IRCCS E. Medea), evidenzia le potenzialità di un'osservazione precoce delle capacità emozionali del bambino e della relazione madre/bambino nella prevenzione di eventuali disturbi emotivi e comportamentali. Lo psicologo evidenzia che i risultati ottenuti fino ad ora presso i laboratori italiani confermano quanto già documentato da Tronick, inoltre, i dati raccolti hanno mostrato come attraverso determinati processi sia possibile valutare fin dalle fasi iniziali eventuali difficoltà nella relazione madre - bambino, un'analisi che permette di intervenire precocemente supportano, quando necessario, il rapporto genitori figli.
 
Dott.ssa Sabrina Parasporo,
Consultazione e Consulenza,Diagnosi, Sostegno Psicologico, Crescita Personale,Psicologia clinica-Trattamento Individuo, Coppia e Famiglia,Disturbi del comportamento alimentare, (anoressia,bulimia,obesità),Riabilitazione della disabilità. Traumi,Attacchi di Panico,Ossessioni, Disturbi del Sonno, Ipocondria,Disturbi Sessuali,Ansia,Fobie,Compulsioni,Disturbi infantili.


sabato 19 febbraio 2011

Chardin : il pittore del silenzio





Protagonista di un capitolo tra i più affascinanti della storia dell'arte europea, Chardin è uno degli artisti francesi che ha avuto maggior influenza sui maestri moderni, come testimonia, fra gli altri, Van Gogh che lo considerava «grande come Rembrandt». Nella Francia del Settecento, dedita alla sontuosa vita di corte e alle voluttuose feste galanti, all'effimero trasformato in sistema di vita, Jean Siméon Chardin (1699-1779) descrive un'altra realtà. Pittore meditativo e raccolto, egli crea le tele meno "parigine" di tutto il secolo dipingendo il silenzio: un silenzio che pervade le sue nature morte, composte con oggetti di uso domestico disposti su semplici tavoli di legno, e le sue scene di interni, in cui i domestici e i rampolli della borghesia francese, assorti nei propri pensieri, sono raffigurati nelle più semplici attività di tutti i giorni. Ogni dettaglio ornamentale è bandito, la pittura, di qualità sopraffina, diviene poesia del quotidiano, un mezzo per esaltare, con sensibilità, i gesti delle persone comuni che Chardin trasforma in grandi protagonisti della sua epoca.
Il dipinto  rappresentato è : " il Benedicite" 1740



mara bella

venerdì 18 febbraio 2011

“The Cow”, un’animazione di Alexander Petrov

 

Oggi voglio proporvi un corto di Alexander Petrov, artista dell’animazione nato nel 1957 in Russia. Vi accorgerete subito che si tratta di un lavoro un po’ vintage, è stato realizzato nel 1989 e da allora sono cambiati gli strumenti e le tecniche a disposizione degli animatori.

In particolare, la tecnica di questo The Cow, è la fusione della pittura di matrice romantico-realista, con una concezione intima e riflessiva dell’esistenza. Sogni, paure, sentimenti e introspezioni, prendono la consistenza, il colore e le tinte fosche di oggetti reali.

D’altronde, la storia The Cow, era stata scritta da Andrei Platonov, novellista e drammaturgo di matrice esistenzialista.

Nabis

mercoledì 16 febbraio 2011

Kehinde Wiley

Kehinde Wiley è un giovane artista nato a Los Angeles nel 1977, vive e lavora a New York. Il suo modo di dipingere è un frullato di arte del passato (dal Rinascimento al Barocco) e riscatto sociale.
I suoi modelli sono ragazzi “presi” dalla strada, quella dura di periferia, l’artista di solito li invita a scegliere un dipinto dell’arte classica, poi li mette in posa e li fotografa, in un secondo tempo dipinge la figura con dietro uno sfondo che richiama i personaggi di potere del passato. Nascono così delle opere “nuove” cariche di forza ed “eroismo” ma anche vivaci ed ironiche.
Anche artisti dell’hip-hop americano hanno voluto entrare a far parte della galleria di personaggi rappresentati dall’artista, ma sinceramente preferisco le tele dove ad essere ritratti sono le persone comuni, dando la possibilità di “indossare” vesti  diverse da quelle di tutti i giorni.

By Federica

www.kehindewiley.com

domenica 13 febbraio 2011

Il corpo umano e…………..


Il corpo umano è un sistema concepito per vibrare. Udiamo, captiamo, inglobiamo suoni non soltanto attraverso le orecchie e il sistema neuro-cerebrale, ma tutto il corpo è simile a uno strumento risuonatore. Recenti ricerche hanno dimostrato che la pelle “sente”. Le onde sonore sono onde di pressione e la cute è cosparsa di corpuscoli tattili. Ogni cellula è quindi sensibile al suono e alla musica, anche nelle forme più sottili. Tutto il corpo è coinvolto dal suono (e quindi dalla musica) e al suono risponde con un altro suono, come un vero e proprio strumento musicale. Il musicista e il musicoterapeuta Steven Halpern e Louis M. Savary concordano nell’affermare che “se da un lato le nostre cellule, i nostri sensi possono essere considerati dei trasformatori di vibrazioni, dall’altro lato il corpo stesso è uno strumento che emette vibrazioni e suoni propri. Alcuni, come i ritmi del respiro e del battito cardiaco, sono udibili, altri più sottili e più profondi sembrano sfuggirci. Probabilmente se disponessimo dell’apparato uditivo adatto potremmo persino ‘sentire’ la nostra armonia personale”.Il corpo in stato di riposo si comporta come un sistema vibratorio globale che vibra a una frequenza fondamentale (apparentemente non udibile) intorno agli 8 cicli al secondo. Non a caso anche la frequenza delle onde cerebrali “alfa”, prodotte dal cervello in stato di rilassamento, si aggira intorno agli 8 cicli al secondo, come non a caso la frequenza fondamentale della vibrazione terrestre è di 8 cicli al secondo (risonanza di Schumann). Non è difficile capire che gli schemi vibrazionali del corpo sono istintivamente portati a sintonizzarsi con le forme vibratorie che agiscono intorno al corpo stesso. Dalle vibrazioni del cosmo e dei corpi celesti, a quelle dei colori, a quelle dei suoni naturali (il vento, le acque, i suoni e i richiami del mondo animale, dell’atmosfera, in poche parole tutto il paesaggio sonoro del pianeta in cui il corpo vive), fino alle diverse forme vibratorie che noi stessi abbiamo creato: la musica. E’ un tentativo perenne del corpo di aderire per mezzo del suono all’ordine e all’equilibrio dell’ambiente in cui vive: “il mantenimento di uno stato di coscienza collettiva”, come lo definisce Sophie Humeau. La musica come un mezzo per intrattenere i giusti rapporti con la natura, la musica per conservare la coesione di un gruppo umano, la musica per mantenere l’equilibrio psicofisico di ciascun membro della comunità, la musica come sistema per conservare perennemente l’equilibrio e l’unione tra il corpo e lo spirito.Cosa può produrre la musica?La musica favorisce l’apertura di canali che consentono il flusso di reazioni affettive, con la possibilità di migliorare il controllo tonico-emozionale.La musica risveglia tutti i nostri centri energetici (i chakra della tradizione indiana), riorganizza i nostri desideri, modifica i nostri atteggiamenti verso le difficoltà della vita. La musica infine stimola la produzione di peptidi, cioè di quelle macromolecole che alleviano il dolore, agendo su specifi ricettori cerebrali.Contemporaneamente all’azione rilassante o dinamizzante sulla struttura corporea, la musica interviene sulla sfera emozionale. Possiamo dire che esiste uno scambio continuo di effetti tra l’elemento fisico e l’elemento emozionale. La musica possiede su di noi un profondo impatto simbolico che spesso viene dimenticato. Come dice lo psicanalista e musicista Denis Gaita “il simbolo musicale rappresenta una sagoma felice che può generare pensieri, attraverso analogie inconsce, con le sagome di esperienze affettive tracciate sul corpo prima del linguaggio”.Una musica coinvolge sempre tutto il corpo, perché il corpo è un tutt’uno, un’unità in cui una catena di fili (chiamati catene muscolari) collega tra loro gran parte dei muscoli. Qualsiasi movimento anche piccolo in una parte qualsiasi del corpo provoca delle reazioni in parti molto lontane, soprattutto quando i muscoli sono contratti.Oltre a facilitare il rilasciamento dei muscoli, un certo tipo di ascolto musicale agisce sui centri di energia (chakra) e consente stati di rilassamento molto profondo.Ciò che importa è l’abbandono completo alla musica da parte di chi ascolta, senza tuttavia dimenticare di essere razionalmente presenti alle piccole variazioni positive che si verificano sulla pelle e nel corpo durante l’ascolto e il trattamento.
 
Dott.ssa Sabrina Parasporo,
Consultazione e Consulenza,Diagnosi, Sostegno Psicologico, Crescita Personale, Psicologia clinica - Trattamento Individuo, Coppia e Famiglia,Disturbi del comportamento alimentare, (anoressia, bulimia, obesità), Riabilitazione della disabilità. Traumi, Attacchi di Panico,Ossessioni, Disturbi del Sonno, Ipocondria, Disturbi Sessuali, Ansia, Fobie, Compulsioni, Disturbi infantili.


venerdì 11 febbraio 2011

Le illustrazioni “realistiche” di Aaron Baggio

Aaron Baggio è un giovane art director canadese, le sue opere si collocano tra astrazione e realismo.Per creare i suoi lavori utilizza inchiostro che viene stratificato per comporre tessiture granulose e toni più scuri dando così profondità e ombreggiatura, in alcuni casi viene dato un tocco di acquerello o acrilico, non disdegnando l’aiuto digitale di Adobe Photoshop. Ha una grande visione artistica ed un occhio attento ai dettagli, i protagonisti delle sue opere sono musicisti ( Ben Harper, Bob Dylan, Eddie Vedder, solo per citarne alcuni)  che risultano freschi ed originali, ma anche nudi, paesaggi e caricature fantastiche di grande finezza e padronanza tecnica.

by Federica

www.aaronbaggio.com

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mercoledì 9 febbraio 2011

Arte o spazzatura?

Spesso torno a chiedermi quale sia il confine tra arte e non-arte. Il parametro della bellezza o dell’interesse non funziona sempre. Se pensiamo che spesso molti pezzi abbandonati, assemblaggi spontanei o configurazioni casuali di oggetti nello spazio sono belli e interessanti dal punto di vista artistico.

Così torno spesso a darmi una risposta, provvisoria e incompleta, ma che comunque colma momentaneamente il mio dubbio. L’intenzionalità del creatore, dell’artista, di colui che anche solo nomina o evidenzia quella porzione di realtà per renderla più visibile e comunicabile. Questo è un discrimine che rende qualcosa un’opera d’arte. Nel senso la rende eventualmente interessante per l’opinione pubblica e commerciabile per il mercato. Ma niente vieta che la bellezza di un ferro arrugginito abbandonato in un campo sferzato dal vento abbia valore artistico, al di là dell’autorialità.

Questa lunga premessa mi serve per introdurvi ad un singolare episodio avvenuto due giorni fa a Padova. All’interno di Ram – Ricerche artistiche Metropolitane, per Artisti al Muro, alcuni autori erano stati chiamati a presentare installazioni nello spazio pubblico. Isabella Facco, 53enne padovana, ha proposto il suo Legg-io, un’installazione composta da un mobile e alcuni oggetti.

Nottetempo però gli addetti al prelievo della spazzatura l’hanno caricata come ‘rifiuto speciale’ e portata via, per destinarla al macero. Quando l’artista se ne è accorta ha subito riportato sul luogo una copia dell’opera, questa volta ponendola su un piccolo piedistallo e inserendo un’etichetta. Come dire, l’arte viene riconosciuta come tale solo se indicata, solo se ‘elevata’ al di sopra delle cose, su un piedistallo… Alla fine della vicenda, cosa rimane? La Facco si sarà fatta un bel po’ di pubblicità, ma, mi chiedo, non si pone il problema della comunicabilità del suo lavoro artistico?

Lorenzo Mazza

lunedì 7 febbraio 2011

La morte felice

La morte felice

“ Procuratevi una bottiglia si Saint-Emilion millesimato, spogliatevi di tutti i pregiudizi (letteralmente: toglietevi di dosso tutti i vestiti) e restate cosi, nudi come siete nati e come morirete, sotto il sole zenitale di una torrida estate. Il piacere formicolerà su tutta la vostra pelle indifesa, una sensazione indistinguibile di gioia e dolore vi inghiottirà.

Ecco, siete diventati Patrice Mersault, siete a un passo da una morte felice.”    

 

Flavio Santi

sabato 5 febbraio 2011

Gli occhi dell’anima

Nancy Jernigan, oggi ventiquattrenne, perse improvvisamente la vista a tre anni. Non è completamente cieca, ma viene considerata “legalmente cieca”.

Oggi ha riscoperto una passione che aveva fin da piccola, la pittura. Per scegliere e trovare i pennelli da usare, li tocca con le labbra, per capire di che spessore è la setola, ed a volte assaggia con la lingua il colore, per capire di che tonaità cromatica si tratta.

Dipingere è diventata così la sua pratica quotidiana per vedere ciò che non potrebbe vedere. Tutto comincia con una stampa, una fotografia, che cerca di visualizzare grazie all’uso di una lente di ingrandimento.

Le piacciono i paesaggi e, una volta che ha messo i suoi colori in ordine, comincia un viaggio nella sua mente, per mettere su tela delle suggestioni che scaturiscono dalla realtà, ma che sono completate dalla sua immaginazione.

Per lei dipingere è un’attività terapeutica, non cerca soldi, ma vuole confrontarsi coi limiti che Madre Natura gli ha imposto. Qualche tempo fa ha dipinto un murale di grandi dimensioni vicino al campo di calcio dove gioca suo figlio.

Via KLTV

venerdì 4 febbraio 2011

“Walk more drive less”, in Cina l’arte urbana è ecologica


Nel  dicembre 2010  a Londra si è svolto il Grand Prix dei Green Awards. Ad aggiudicarsi il primo premio la Cina Environmental Protection Foundation, col progetto Walk More Drive Less, un intervento partecipativo realizzato attraverso l’arte urbana.
Sull’asfalto di sette passaggi pedonali a Shanghai sono stati applicati enormi disegni a poster, di un albero senza foglie. Al passaggio i pedoni calpestano su una macchia di vernice verde che poi diffonde la loro impronta sul pezzo, donando di fatto delle foglie ai rami spogli.
I manifesti giganti sono stati quindi spostati dalla strada negli spazi delle affissioni pubblicitarie, per sensibilizzare i giovani: “Camminate di più e Guidate meno”.
Secondo gli organizzatori la campagna è stata un vero successo. Ha raggiunto l’impressionante numero di 4 milioni di persone, contribuendo a incrementare la consapevolezza verso l’ambiente in Cina.
Lorenzo Mazza