lunedì 5 agosto 2013

Mario Schifano 1960 - 1970



"La pittura è la mia maniera di esistere"
Mario Schifano


Paesaggio TV, 1970 


Ottanta opere di Mario Schifano, realizzate nel decennio 1960-1970, tra i più prolifici e significativi della produzione dell'artista, in mostra al Castello Pasquini di Castiglioncello fino al 6 ottobre. L'iniziativa è promossa dal Comune di Rosignano Solvay in collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano, da cui provengono le opere esposte. Cura la mostra Luciano Caprile.
La mostra prende avvio dai monocromi realizzati a partire dal 1959, smalti su carta in cui il colore compatto occupa totalmente o in parte la superficie delimitata da un riquadro.


Paseaggio anemico, 1965 


Sono presenti quadri che ben mostrano l'immersione dell'artista nella realtà del suo tempo e la sua partecipazione e preoccupazione per i problemi che assillavano la sua epoca: la guerra, il pericolo nucleare e poi c'è la televisione con la sua invadente ed ingombrante presenza. "Erano gli anni dell’informale o uno andava nelle strade e guardava i cartelloni pubblicitari o andava nelle gallerie a vedere i quadri informali. Stranamente per me e altri pittori era quello che si trovava all’esterno delle gallerie che ci sollecitava."Mario Schifano



Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno alla società, 1968 



Mario Schifano 1934  Homs, Libia; Roma 1998. Ritenuto dalla critica il maggiore talento della Pop Arte italiana. Esordisce nel 1959 alla galleria Appia Antica a Roma con opere informali ad alto spessore materico, caratteristica che si ripresenta anche nel successivo ciclo dei Monocromi che comprende opere realizzate su carta da imballaggio e poi incollate su tela, quasi una sorta di schermo nel quale si annullano tutti gli eventi e gli oggetti.Nell’anno 1962, cruciale per la sua formazione artistica, si reca in visita negliStati Uniti entrando così in contatto con la corrente Pop americana e con i lavori di Dine e Kline. Alcune delle sue opere saranno esposte in questi anni alla Sidney Janis Gallery di New York.
L’esperienza americana influenza profondamente il suo immaginario artistico, tanto da essere riscontrabile non solo nelle dissacranti rielaborazioni di noti marchi pubblicitari (Coca Cola, Esso), ma anche nelle  rivisitazioni della storia dell’arte che si concretizzeranno, nel 1965, nel noto ciclo dedicato al Futurismo.
Sul finire degli anni ’60 Schifano rivolge la sua attenzione critica  al cinema e alla televisione. Questa esperienza lo porterà a sperimentare nuove tecniche (collage, fotomontaggio, fotoimpressione), riportando su tele emulsionate immagini estrapolate dall’ininterrotto flusso prodotto dalla civiltà tecnologica .
"alla fine degli anni Sessanta conferirà non a caso allo schermo del televisore il ruolo di finestra sul mondo o di specchio in cui intingere lo sguardo" Luciano Caprile 



Il cielo, 1965 


"…era molto veloce, senza ripensamenti. Era meraviglioso quando già alla prima stesura del colore di base sulla tela vedevi con chiarezza che sarebbe uscito un quadro pulito. Era pericolosa quella felicità di esecuzione, ti dava l’illusione che anche tu avresti potuto esprimerti così semplicemente. Mario non leggeva mai quello che i critici scrivevano sulla sua pittura, diceva: “Spero sempre di fare quadri senza inutili volontà di spiegazioni”... Vivere il suo lavoro era assolutamente diverso che osservarlo poi oggettivamente in una galleria o in un museo, e Mario era la sua pittura".  Monica De Bei ,vedova di Schifano.