domenica 22 dicembre 2013

NATALE A GRECCIO




Giovanni Teberino - Tronco d’albero , particolari  del Presepe -  
mostra  dei ” PRESEPI al Museo”
a mio padre Cosmo
fino al 6 gennaio 2014 
Museo dei Misteri , Campobasso  (CB)
info: http://www.presepiteberino.it




"Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco chiamò il suo amico Giovanni Velita, nobile uomo di Greccio e gli disse: “Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello. Appena l’ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo desiderato tutto l’occorente. E giunge il giorno della letizia: uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ceri e fiaccole per illuminare quella notte. Arriva alla fine Francesco, vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello: Greccio è divenuto come una nuova Betlemme! La selva risuona di canti e le rupi echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore e la notte sembra un sussulto di gioia. Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, pieno di sospiri e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l’Eucarestia sul presepio. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali e canta con voce sonora il Santo Vangelo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava “il Bambino di Betlemme”, e quel nome ”Betlemme” lo pronunciava producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva ”Bambino di Betlemme” o ”Gesù”, passava la lingua sulle labbra quasi a gustare la dolcezza di quelle parole. Uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione: gli sembrava che il bambino giacesse privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicinasse e lo destasse da quella specie di sonno profondo. Né la visione discordava dai fatti, poiché per virtù di Francesco, il fanciullo Gesù, dimenticato nelle coscienze, veniva risvegliato nei cuori di molti. Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia."
Dal racconto di Tommaso da Celano, biografo di San Francesco