lunedì 18 novembre 2013

Addio a Doris Lessing una femminista al naturale senza etichetta


"In poche parole, avevo cominciato a colorare la mappa del mondo con le tinte e i colori della letteratura. Questo produce due effetti (almeno). Uno è quello di perfezionare la conoscenza che si ha dei propri simili, gli essere umani. L’altro è quello di farti conoscere società, paesi, classi sociali, modi di vivere." Doris Lessing, Sotto la pelle. La mia autobiografia, 2007




Doris May Tayler nacque nel 1919 in Persia (l’attuale Iran) da genitori britannici che il conflitto fece emigrare nell’area mesopotamica. Fu per loro un momento doloroso, una ferita che rimase sempre aperta. Emigrarono in seguito nella Rhodesia meridionale per fondare un’impresa agricola destinata al fallimento. La Lessing così scrive nell’autobiografia:
"Mia madre era sempre triste e la sua esistenza mi appare malinconica, mio padre con gli anni divenne un sognatore ormai privo di ambizioni che faceva impazzire dalla frustrazione quella povera donna di sua moglie. E fu così che approdarono, ambedue malati, nella grande casa di pietra persiana e in seguito in Africa. Mi sono accorta in seguito che tutti siamo un prodotto della guerra, deformati e distorti dalla guerra, eppure sembra che ce ne dimentichiamo".
 La scrittrice si è spenta a Londra nelle prime ore di domenica 17 novembre 2013. Mezzo secolo fa  il suo Taccuino d'oro (The Golden Notebook,1962 ) documento e testimonianza del clima intellettuale e morale dell'Inghilterra della metà del Novecento, racconta  la storia di Anna Wulf, una donna piuttosto selvatica che scrive più diari in contemporanea (quello nero per l’opera letteraria, quello rosso per l’attività politica, quello blu per la ricerca della verità attraverso la psicanalisi, quello giallo per la vita privata e l’ultimo, d’oro, per l’impossibile sintesi di tutto quanto), " è una donna che voleva vivere come un uomo", ma giudicava superato «il femminismo di una volta, quando le donne non avevano neppure il diritto di voto», mentre lamentava il fatto che "molte donne al potere  assumono atteggiamenti molto maschili". "Una femminista naturale, senza etichetta"come  dice Inge Feltrinelli. Nell'ottobre 2007 riceve il Premio Nobel per la Letteratura con questa motivazione: "Questa cantrice dell'esperienza femminile, con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa".


"È dai falliti e dagli sconfitti di una civiltà che se ne possono meglio giudicare le debolezze". frase anonima con cui si apre il suo primo romanzo "L’Erba canta" (1949)  contro la segregazione razziale in Rhodesia , dove ha vissuto per anni.