mercoledì 7 marzo 2012

Marianna de Leyva- la signora di Monza




Marianna de Leyva, chiamata Suor Virginia ma nota col nome Gertrude attribuitole da Manzoni, nasce tra la fine del 1575 e l’inizio del 1576 da Martino de Leyva, nipote di Antonio de Leyva, primo governatore spagnolo di Milano, e Virginia Marino, figlia di Tomaso Marino, banchiere genovese committente di Palazzo Marino.
La madre muore poco dopo la sua nascita. L’infanzia di Marianna è affidata alle balie e alla zia; la piccola trascorre gli anni più belli in solitudine, a Palazzo Marino. Il precoce internamento in un monastero arriverà come conseguenza di una serie di eventi particolarmente sfortunati, tra cui l’improvvisa crisi familiare. Tra il 1584 e il 1586 si determina il tracollo della fortuna dei Marino; il fratello Martino de Leyva intanto contrae un nuovo matrimonio in Spagna ed è perseguitato dal fisco. A seguito di questi fatti nel 1589 chiede a Marianna di vestire l’abito monastico.




Con il nome materno di Virginia Maria,(è significativo che abbia assunto il nome materno per affrontare la sua nuova vita) entra nel convento di Santa Margherita a Monza, nella posizione privilegiata di feudataria. Incontra per la prima volta nel 1597 il suo primo amante Gian Paolo Osio; il giovane viveva infatti nella casa di fronte al monastero. Nel 1604 nasce Alma Francesca Margherita, il frutto dell’amore proibito, che Osio riconosce e affida alle cure di una donna esterna al convento. Divenuta madre, Virginia vive continue crisi di coscienza e remore morali, che si alternano a periodi di prostrazione fisica. Tra il 1606 e il 1607 la situazione precipita. Nel 1606 Osio uccide la conversa Caterina della Cassina da Meda, che minacciava di svelare la tresca al cardinale Borromeo. Senza pietà l’uomo fa a pezzi il corpo e, decapitatolo, getta la testa in un pozzo. Stesso destino di morte subiscono il fabbro che aveva realizzato i duplicati delle chiavi di accesso al monastero e lo speziale Roncino che minacciava rivelazioni. Nel 1607 il governatore di Milano Fuentes ordina l’arresto di Osio per gli omicidi commessi e lo fa condurre in prigione al castello di Pavia.



Nello stesso anno Federico Borromeo fa visita a Virginia nel convento di Santa Margherita. Alla fine dell’anno Virginia viene condotta in prigione al convento del Bocchetto. Osio intanto, evaso dalla prigione pavese, cerca di uccidere suor Benedetta e suor Ottavia, a loro volta divenute da complici scomode testimoni, gettando la prima in un pozzo e la seconda in un fiume. Entrambe sopravvivono, ma Ottavia muore poco dopo a seguito delle percosse. Nel 1608 la sentenza del processo intentatogli stabilisce per Gian Paolo Osio il bando, la condanna alla forca e la confisca dei beni. In fuga, trova la morte, tradito e ucciso da un amico.

Virginia, sottoposta a processo ecclesiastico, è costretta alla prigionia, murata in cella presso il convento delle convertite di Santa Valeria, che accoglieva meretrici e religiose macchiatesi di colpe simili alla sua. Qui inizia un percorso spirituale di redenzione. Nel 1622 viene abbattuto il muro che la separava dalla vita monastica, ma l’impatto con la realtà conventuale non è facile e Virginia sceglie di preferenza la solitudine. Le lettere di contrizione inviate al cardinale Borromeo, alle quali è affidato il suo pentimento, datano 1625. Marianna de Leyva muore nel 1650.



E' uno dei personaggi più noti dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Una vicenda umana quella di Marianna de Leyva, sulla condizione femminile dell’età moderna, sulle monacazioni forzate. L'azione del romanzo si svolge tra il 1628 e il 1630, oltre vent'anni dopo i fatti reali.
La “grande peccatrice”, storia privata che descrive la vita e la cultura della Milano del Seicento. La figura di Marianna viene ricostruita attraverso i documenti relativi a episodi della sua vita e alle famiglie da cui discese e attraverso il carteggio con Federico Borromeo, custodito all’Ambrosiana, nonché attraverso gli atti processuali, eccezionalmente esposti al pubblico, nel manoscritto conservato all’Archivio Storico della Diocesi di Milano.
Una monacazione forzata, un amore proibito, la disperazione che porta al delitto. il personaggio dei Promessi Sposi che forse più di tutti gli altri è in grado di ricondurci all’eterna questione del rapporto tra bene e male, della loro sostanziale inscindibilità.

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